Quello che in circostanze normali avrebbe dovuto essere un anno relativamente fresco si è rivelato uno dei più caldi mai registrati. La settimana scorsa i principali gruppi di monitoraggio del clima e del meteo in Europa e in America hanno pubblicato i loro rapporti per il 2025. I dati confermano un’accelerazione dell’aumento delle temperature globali.

Gli ultimi undici anni sono stati i più caldi da quando si fanno le misurazioni, e gli ultimi tre sono tutti in cima alla classifica. Il più caldo in assoluto è stato il 2024, che ha coinciso con una forte manifestazione del Niño – un’oscillazione dei venti e delle correnti oceaniche che fa salire il termometro – in combinazione con l’apice del ciclo solare di undici anni, cioè il momento in cui il Sole brilla più intensamente. Ma nel 2025 El Niño si è esaurito ed è stato sostituito dal fenomeno inverso, La Niña, mentre il Sole, il cui ciclo ha un contributo minimo, ha cominciato a perdere brillantezza.

Non c’è da sorprendersi quindi se il 2025 è stato meno caldo dell’anno precedente. Ma per essere un anno della Niña è stato rovente: il più caldo di sempre.

Secondo l’Organizzazione meteorologica mondiale, nel 2022, l’ultima volta che la Niña si era manifestata, la temperatura era stata di 1,15 gradi centigradi superiore rispetto alla media del periodo preindustriale. Nel 2024 la temperatura è stata di 1,44 gradi più alta, un aumento significativo per un anno della Niña. Negli ultimi tre anni l’anomalia rispetto ai livelli preindustriali è stata compresa tra 1,48 e 1,5 gradi, a seconda dei dati a cui si fa riferimento.

Segnali preoccupanti

Molti climatologi esitano a trarre conclusioni certe sullo straordinario riscaldamento in corso dal 2023, perché ricordano bene un periodo in cui è successo l’opposto. Nei primi anni dopo il 2000, infatti, le temperature sono state costantemente più basse di quanto avevano previsto i modelli climatologici, spingendo gli scettici a dichiarare che il cambiamento climatico si era fermato. In realtà era successo che diversi cicli climatici naturali si erano combinati temporaneamente e avevano raffreddato un po’ la situazione.

Ma ci sono diversi segnali di una consistente accelerazione del riscaldamento. Uno è che il problema di fondo – le emissioni di gas serra provocate dalle attività umane, come quelle di anidride carbonica ma non solo – c’è ancora e sta peggiorando. Un altro, paradossale, è la diminuzione di un altro tipo di inquinamento, quelle delle particelle di solfato nell’atmosfera.

I solfati fanno male alla salute e negli anni scorsi alcune norme hanno limitato due delle principali fonti di emissioni: le navi mercantili e le centrali a carbone in Cina. Ma i solfati contribuiscono anche a riflettere la radiazione solare verso lo spazio, impedendole di raggiungere il pianeta. Eliminare i solfati dall’aria fa bene alla salute, ma accelera il riscaldamento.

Si discute anche della possibilità che il clima sia più sensibile di quanto si pensasse all’effetto dei gas serra. Un rapporto pubblicato dall’università di Exeter e dall’Institute and faculty of actuaries britannico suggerisce che questa sensibilità sia all’estremo più alto delle stime, e avverte che se così fosse l’aumento delle temperature potrebbe superare i due gradi già a metà del secolo.

Secondo i modelli statistici con un riscaldamento di due gradi gli effetti del cambiamento climatico, compreso il rischio di innescare reazioni irreversibili, crescono enormemente rispetto al limite degli 1,5 gradi fissato dall’accordo di Parigi del 2015.

Se queste tendenze continueranno nei prossimi anni, la soglia di 1,5 gradi sarà superata molto prima del previsto

Un fattore alla base del caldo estremo registrato nel 2025 sono state le temperature straordinariamente elevate ai poli. A febbraio la superficie coperta dai ghiacci nell’Artico e in Antartide ha toccato il record negativo da quando sono cominciate le misurazioni, alla fine degli anni settanta. Il 2025 è stato l’anno più caldo mai registrato in Antartide.

In Europa condizioni meteorologiche caratterizzate da caldo intenso e forti venti hanno alimentato gli incendi tra la fine di luglio e l’inizio di agosto, soprattutto in Spagna e Portogallo. I roghi hanno rilasciato quasi quattordici milioni di tonnellate di carbonio nell’atmosfera sotto forma di anidride carbonica e fuliggine, che essendo nera assorbe la radiazione solare accelerando il riscaldamento. Le cifre sono nettamente superiori a quelle di qualsiasi anno del passato.

Se queste tendenze continueranno nei prossimi anni, la soglia di 1,5 gradi sarà superata molto prima del previsto. Applicando il tasso di riscaldamento degli ultimi trent’anni al futuro immediato, il risultato è uno scenario drammatico in cui il limite sarà superato nell’ultimo anno di questo decennio. Questa proiezione coincide con altri calcoli pubblicati alla fine del 2025.

Secondo Carlo Buontempo, direttore del servizio sul cambiamento climatico dell’osservatorio europeo Copernicus, è necessario un cambio di mentalità: “Oggi non si tratta più di evitare il superamento degli 1,5 gradi, ma di capire come gestire gestirlo”.

Forse i prossimi dodici mesi ci sorprenderanno con temperature più basse, ma sembra improbabile. Le previsioni parlano di un ritorno del Niño nella seconda metà dell’anno. I climatologi si aspettano che il 2026 stabilirà altri record.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it