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Il più grande attacco ucraino su Mosca

Un incendio scoppiato dopo un attacco di droni ucraini. Mosca, 17 maggio 2026 (André Ballin, Dpa/Ansa)

Volodymyr Zelenskyj ha parlato di operazioni “assolutamente giustificate”. Lo scorso fine settimana l’Ucraina ha colpito la Russia con forza, inviando circa seicento droni carichi di esplosivi contro bersagli in quattordici regioni del paese nemico.

Gli attacchi più impressionanti sono stati quelli contro Mosca, dove nonostante l’uso di potenti difese antiaeree i droni ucraini hanno colpito degli impianti industriali, come dimostrano le colonne di fumo riprese dai video amatoriali. Nella capitale russa il bilancio è di quattro morti e vari feriti.

In questo modo l’Ucraina ha risposto alle centinaia di droni russi che negli ultimi giorni si sono abbattuti sulle sue città, provocando più di venti vittime. Mai, in quattro anni di guerra, i due paesi avevano usato simultaneamente così tanti droni per colpire il territorio nemico, un modo per aggirare le difese antiaeree, incapaci di distruggere molti velivoli contemporaneamente.

Ma soprattutto è la prima volta in cui l’Ucraina colpisce la Russia in modo così duro, con una dimostrazione di grande forza e audacia contro un avversario che non usa certo la misura quando si tratta di attaccare obiettivi civili e infrastrutture vitali.

Si possono ipotizzare due spiegazioni per questa escalation. Prima di tutto bisogna considerare il contesto: un cessate il fuoco poco rispettato per Pasqua, un’amministrazione Trump che si disinteressa dell’Ucraina (perché impegnata su altri fronti, ma anche perché ha scelto di lasciare campo libero a Vladimir Putin) e infine un’Ucraina che ha bisogno di dimostrare di non essere vicina a “perdere la guerra”, come sostiene Washington, e di avere la capacità di resistere alla potenza russa.

La seconda spiegazione è legata strettamente ai droni. Da quattro anni il conflitto in Ucraina è terreno di sperimentazione per nuove forme di guerra, con i droni a ricoprire un ruolo cruciale. Di recente Le Monde ha stimato che ogni giorno i due schieramenti usano fino a diecimila droni, responsabili del 70-80 per cento delle vittime.

L’Ucraina è ormai diventata una superpotenza industriale nel settore dei droni e ne produce milioni ogni anno, di diversi tipi. In futuro Kiev potrebbe cominciare a esportare questi velivoli, un capovolgimento della situazione incredibile per un paese che continua a chiedere più armi ai suoi alleati.

La Russia, naturalmente, non è da meno: sia per quanto riguarda la produzione di droni (dopo aver inizialmente importato gli Shahed iraniani, oggi li produce direttamente con componenti occidentali comprati sul mercato nero) sia rispetto all’innovazione, una seconda dimensione cruciale in questo conflitto.

In questa fase a ogni progresso di uno schieramento segue la risposta dell’altro, sia per quanto riguarda il disturbo delle comunicazioni sia per l’autonomia dei droni.

Qualche giorno fa un incidente ha fatto scattare il panico nella regione quando un drone ucraino è stato distrutto dai russi, schiantandosi in Lettonia, innescando una crisi politica in un paese che fa parte dell’Unione europea e della Nato.

L’incapacità della contraerea russa di bloccare gli attacchi ucraini dello scorso fine settimana ha portato la guerra nella vita quotidiana degli abitanti di Mosca, dopo aver stravolto per anni quella degli abitanti di Kiev. Per Putin si tratta di una nuova umiliazione dopo la sfilata del 9 maggio senza blindati, una scelta dovuta proprio alla paura di essere attacchi da droni ucraini.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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