×

Fornisci il consenso ai cookie

Internazionale usa i cookie per mostrare alcuni contenuti esterni e proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o negare il consenso, consulta questa pagina.

A bordo della SeaWatch 3 a Lampedusa

Carola Rackete, la comandante della SeaWatch 3, parla ai giornalisti a bordo della nave bloccata vicino alla costa dell’isola di Lampedusa, il 27 giugno 2019. (Guglielmo Mangiapane, Reuters/Contrasto)

È sceso alle undici di sera dalla nave su cui è stato confinato per quindici giorni, ha undici anni ed è il più piccolo dei 42 migranti bloccati sulla nave SeaWatch 3 dopo essere stati soccorsi al largo della Libia. È sceso a bordo di una motovedetta della guardia costiera italiana nella notte, dopo un’altra giornata di incertezza e di estenuanti trattative tra le autorità italiane e l’equipaggio della nave della ong tedesca ferma a un miglio dall’isola di Lampedusa.

Trascinava i passi sul molo il più piccolo dei naufraghi, ma almeno è sceso con le sue gambe, a differenza di suo fratello che invece è stato trasportato con una barella prima sulla motovedetta, poi sulla banchina del molo Favarolo, quindi all’ambulatorio dell’isola. Aveva un salvagente arancione in mano, è stato fatto salire su un’auto e subito portato nell’hotspot di Contrada Imbriacola.

Gli altri quaranta profughi invece sono rimasti sulla nave in attesa di capire cosa succederà nelle prossime ore, anche se la situazione sembra in stallo. I naufraghi sono stesi a poppa per la maggior parte del tempo, si difendono dal sole cocente e dall’afa solo con un telo di plastica beige tirato con dei cavi sul ponte. Alcuni indossano dei cappelli, altri usano degli asciugamani per coprirsi la testa, il caldo è insopportabile. Ma più insopportabile è vedere la terra così vicina e non capire perché non si possa toccare.

Senza porto sicuro
L’equipaggio teme che i naufraghi possano fare qualche gesto inconsulto e gettarsi in acqua. “Siamo di fronte a persone che hanno sindromi post-traumatiche da stress, oppure che hanno già in passato tentato il suicidio”, spiega ai giornalisti la comandante della nave Carola Rackete, 31 anni, originaria della Bassa Sassonia, che il 26 giugno ha deciso di entrare nelle acque territoriali italiane nonostante il divieto emanato dal ministero dell’interno in conseguenza del decreto sicurezza bis.

Uno dei migranti che è stato fatto scendere dalla nave SeaWatch 3, nella notte tra il 27 e il 28 giugno 2019.

Rackete rischia di dover pagare una multa da 10mila a 50mila euro. Il 28 giugno la procura di Agrigento l’ha iscritta nel registro degli indagati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. La donna sembra piuttosto preoccupata per la salute delle persone a bordo, ha un’espressione seria e tesa mentre tiene una conferenza stampa improvvisata con un gruppo di parlamentari e politici a bordo della SeaWatch 3.

Spiega di nuovo la storia: “Abbiamo chiesto un porto sicuro di sbarco a tanti paesi, all’Italia, a Malta, all’Olanda che è il paese della nostra bandiera, ma nessuno ci ha risposto. Abbiamo fatto rotta sull’Italia, perché era il porto sicuro più vicino”, ripete. Il 27 giugno ha dichiarato lo stato di necessità prima di entrare nelle acque territoriali italiane: “Mi sono decisa a entrare in porto perché devo garantire sicurezza alle persone, sono passate 24 ore dal nostro ingresso nelle acque italiane, ma non ci stanno garantendo la sicurezza. Oggi la guardia di finanza è arrivata a bordo, ci ha controllato i documenti e ci ha promesso una soluzione in poche ore, spero che si trovi presto questa soluzione, altrimenti riproverò a entrare”.

I migranti a bordo della SeaWatch 3, il 27 giugno 2019.

Anche intorno alle 16 del 27 giugno Reckete ha provato a forzare il blocco imposto e a entrare nel porto dell’isola, ma è stata fermata a un miglio dalla Porta dell’Europa, il monumento simbolo dell’isola edificato nel 2008 dall’artista Mimmo Palladino nel lembo più meridionale di Lampedusa per ricordare le persone che non ce l’hanno fatta ad attraversare il mare che separa questo fazzoletto di terra dal Nordafrica. Il ministro dell’interno Matteo Salvini ha ribadito che non permetterà alla nave di attraccare e ha anche chiesto di arrestare i cinque parlamentari dell’opposizione – Riccardo Magi, Matteo Orfini, Davide Faraone, Nicola Fratoianni, Graziano Delrio – che sono saliti a bordo della nave e hanno deciso di rimanerci fino a quando non sarà permesso ai naufraghi di approdare.

“Questo stallo non può durare oltre. Abbiamo incontrato la comandante Carola Rackete, il capomissione e alcuni dei naufraghi che stanno vivendo una situazione di profonda prostrazione. Ci hanno raccontato le storie che abbiamo ascoltato altre volte: storie di persone che hanno attraversato mezza Africa scappando dalla guerra, e sono state fatte prigioniere e vendute come schiavi per il lavoro nei cantieri e nei campi. Tra loro c’è chi ha minacciato il suicidio, non capiscono perché si trovano in questa situazione”, ha detto Riccardo Magi di Più Europa. Magi è rimasto colpito dalla storia di Ebai, un ragazzo di 25 anni del Camerun, che ha raccontato di essere stato detenuto in Libia per sette mesi. “Diceva di essere partito per scappare dal conflitto in Camerun, ma che non si aspettava che in Libia la situazione fosse così drammatica. Ha detto di essere stato imprigionato appena entrato in Libia a Sebha, e poi diverse altre volte”, racconta Magi.

“Se c’è da pagare una multa, la si pagherà, ma non capiamo perché a questo punto non si faccia attraccare la nave”, conclude. Dopo la decisione di Rackete di entrare in acque italiane e violare il decreto sicurezza bis, è partita una raccolta fondi online per aiutare l’organizzazione a pagare la multa prevista e in poche ore sono stati raccolti 200mila euro. Un altro gruppo di parlamentari è al porto di Lampedusa per condurre la trattativa con le autorità italiane. “La situazione a bordo è molto critica, quaranta persone su una nave di cinquanta metri nelle giornate più calde dell’anno. C’è il rischio che la situazione degeneri ulteriormente. Il decreto sicurezza lascia molti vuoti e sta creando una grande confusione”, afferma la parlamentare del Partito democratico Giuditta Pini, che assicura che anche gli europarlamentari del Pd stanno facendo pressione sul commissario europeo Dimitri Avramopoulos affinché altri paesi europei si rendano disponibili ad accogliere i profughi, una volta sbarcati. Il 28 giugno Francia, Germania, Lussemburgo, Portogallo e altri stati hanno annunciato di essere pronti ad accogliere i quaranta della SeaWatch 3.

Sul sagrato della chiesa
Intanto don Carmelo La Magra, il parroco di Lampedusa, insieme al forum Lampedusa solidale ha passato la nona notte consecutiva davanti al sagrato della chiesa del paese per chiedere lo sbarco immediato dei migranti. “Queste persone devono scendere e prima o poi scenderanno, quindi non capisco perché si prolunghi la loro sofferenza. Noi continueremo a stare con loro in questo modo, manifestando la nostra attesa e la nostra solidarietà”, spiega il parroco. La piazza davanti alla chiesa di Lampedusa è stata nel corso del tempo uno dei simboli dell’immigrazione sull’isola. “Continueremo finché le persone sbarcheranno: qui ognuno fa quello che può: chi dorme sul sagrato della chiesa, chi porta da mangiare. Purtroppo però la maggior parte delle persone è o indifferente o apertamente ostile”, assicura Paola Pizzicori del Forum Lampedusa Solidale. Sull’isola quasi quotidianamente arrivano sbarchi spontanei dalla Tunisia e dalla Libia. “Non capiamo perché c’è tutto questo clamore per i quaranta salvati dalla SeaWatch 3”, conclude Pizzicori.

pubblicità