Un mucchio di terra e pietre impedisce l’ingresso a Deir Istiya, un villaggio in Cisgiordania. Il blocco è recente. I militari israeliani sostengono che serve a controllare i lanciatori di pietre del villaggio.
Da mesi l’esercito non fa che ammucchiare e poi rimuovere la terra e le pietre. Gli abitanti di Deir Istiya la considerano una punizione collettiva. La barriera, spiegano, non impedisce di nascondersi tra gli alberi e di lanciare pietre contro i mezzi dell’esercito o dei coloni. Però, ribattono i militari, quando la strada è bloccata nessuno lancia le pietre. Invece se la barriera viene rimossa i lanciatori tornano a colpirePer la sindaca del villaggio, Amal Abu Hijleh, è un fenomeno strano. Amal pensa che a tirare le pietre siano i collaboratori dell’esercito, in cerca di una scusa per ripristinare il blocco. Un tempo non sopportavo le teorie cospirative, ma poi ho imparato ad ascoltare.
Gli abitanti del villaggio pensano che Israele voglia costringerli a usare le vecchie stradine di campagna, lasciando quella principale ai coloni e agli israeliani. Il blocco, dicono, allontanerà il villaggio dalle terre fertili. Negli ultimi decenni gli abitanti della zona hanno assistito a un progressivo sconfinamento di Israele nelle aree agricole della Cisgiordania. Sulle colline sono stati costruiti sette insediamenti. La terra, che non era registrata a nome di nessuno, è stata considerata proprietà dello stato e assegnata agli ebrei. Presumere che la barriera serva a separare il villaggio dai terreni è logico.
(Traduzione di Andrea Sparacino)
Questo articolo è stato pubblicato il 30 gennaio 2015 a pagina 23 di Internazionale, con il titolo “Uno strano fenomeno”. Compra questo numero | Abbonati
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