Amira Hass

È una giornalista israeliana. Vive a Ramallah, in Cisgiordania, scrive per il quotidiano Ha’aretz e ha una rubrica su Internazionale

Amira Hass
Armati di videocamere

La settimana scorsa ho avuto l’ennesima conferma del motivo per cui l’identità delle fonti palestinesi non va rivelata. Leggi

La normalizzazione fa male?

Per alcuni importanti professori di sinistra palestinesi qualsiasi interazione con me è da considerarsi tabù. Leggi

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Un metodo infallibile per morire

Alle 15.45 del 2 maggio un giovane è stato visto correre incontro a una soldata a un checkpoint a sudest di Ramallah. Lì solo gli israeliani possono passare. Leggi

Dimenticare la catastrofe

Negli ultimi anni ho sempre cercato di stare lontana da casa quando in Israele si celebra la memoria dell’olocausto. Leggi

Viaggio nel tempo in Cisgiordania

Se nel 1975 qualcuno avesse chiesto ai palestinesi se volevano che gli ebrei se ne andassero, avrebbero risposto di no. Oggi è cambiato tutto. Leggi

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Il mio privilegio

Uno dei miei privilegi in quanto ebrea è poter rimproverare i soldati israeliani mentre compiono la sacra missione di molestare i palestinesi. Quei ragazzi in uniforme restano stupefatti quando vedono una signora che potrebbe essere la loro nonna gridargli contro. Leggi

In Cisgiordania viene punita la non violenza

Kifah non c’è. È presente invece Nour, che ci accoglie nella piccola sala con un bel sorriso. Alaa e Badia sono seduti sulla panca, piacevolmente sorpresi di vedere volti familiari. I quattro devono affrontare un tribunale militare. Li conosco tutti. Kifah, figlio di un amico scomparso, è stato arrestato quattro settimane fa mentre tornava da Amman, in Giordania. Leggi

Khaled torna a Nablus

Il giudice del tribunale di Gerusalemme era un po’ disorientato davanti all’accusato. “Come ha fatto a superare il muro?”, ha chiesto. L’avvocato ha risposto: “Si è arrampicato su una scala e poi si è calato dall’altra parte con una corda”. Prima aveva pagato 50 shekel al proprietario della scala. “Dev’essere un atleta”, ha commentato il giudice, con un tono quasi affettuoso. Stiamo parlando di Khaled, 60 anni, fratello di una mia amica. Lavora in Israele senza permesso da 25 anni. Leggi

La burocrazia dell’occupazione

Dopo avervi tenuto per una settimana con il fiato sospeso, vi dico subito che alla fine il permesso di R per entrare a Gerusalemme è arrivato. Sono andata a prenderlo personalmente per evitarle l’attesa al checkpoint di Qalandia. Leggi

Un’operazione urgente, ma non abbastanza

Il 15 marzo R, ventenne di Gaza, aspetta di essere ricoverata in un ospedale di Gerusalemme. È a Ramallah da due mesi, dopo la decisione di trasferirla da un ospedale palestinese a uno israeliano. Alle 10.50 il permesso d’uscita non è ancora arrivato. Se non glielo faranno avere prima delle 16, R dovrà aspettare altre due settimane per essere trasferita in Israele. Leggi

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Due volte profugo

M. ha saputo della morte di Basel al Araj a Ramallah domenica scorsa. Sapeva delle armi e delle munizioni trovate nell’appartamento circondato e colpito dall’esercito israeliano. Non ha citato il fatto che prima di essere trovato nel suo nascondiglio, il giovane era stato sotto la custodia dell’autorità palestinese. Leggi

Una perdita di tempo

L’appuntamento è fissato per le undici del mattino a Hebron, in Cisgiordania. Devo incontrare un ricercatore dell’ong Btselem e poi fare visita a una famiglia palestinese che ha subìto una violenta incursione dell’esercito israeliano a causa di informazioni false sulla presenza di armi. Leggi

Un matrimonio d’amore a Ramallah

Le due sorelle parlano allegramente di Yasmeen, 24 anni, che si è appena fidanzata. “Per fortuna non è un matrimonio tradizionale”, dice la prima, 20 anni. “Si sono innamorati, che cosa carina”, aggiunge la seconda, 19 anni. Leggi

Dodici anni, palestinese e presunto colpevole

L’avvocato di S, un palestinese di 12 anni, ha negoziato l’accordo con il procuratore militare israeliano: invece del rilascio immediato con una multa astronomica, ha ottenuto 17 giorni di prigione con una multa ridotta. Il ragazzino ha lanciato veramente i sassi? S nega. Rifiutare l’accordo, però, avrebbe significato restare in prigione per un periodo più lungo. Leggi

Una piccola vittoria in Cisgiordania

Per una volta, stamattina ho ricevuto un sms che esprimeva felicità. Me l’ha mandato l’avvocata Quamar Mishraqi Asad. Da oltre dieci anni Quamar rappresenta gli abitanti dei villaggi palestinesi i cui terreni sono minacciati dalle politiche israeliane e dagli attacchi dei coloni. Leggi

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Una fidanzata a Gaza

“Ti sto disturbando, scusa”. “Nient’affatto”. “Vorrei che mi aiutassi con una cosa”. “Prego, dimmi”. Ero curiosa di scoprire cosa volesse quel ragazzo a cui una volta avevo dato un passaggio fino al suo villaggio. “Vorrei sposarmi”. Leggi

Compleanno nella Striscia di Gaza

Il 25 gennaio è l’anniversario della rivoluzione egiziana brutalmente repressa. Per questo è facile ricordare che è anche il compleanno di Yafa. Cosa augurare a una donna di 25 anni, intelligente, gentile e bella che ha appena completato il suo percorso di studi e sta per sposarsi? Leggi

Al fianco dei beduini

Il 18 gennaio il conduttore del radiogiornale israeliano aveva la voce solenne riservata alle tragedie nazionali. Ha annunciato “gravi scontri a Umm al Hiran” e ha detto che Ayman Oudeh, leader della Lista congiunta (sinistra e partiti arabi), era stato ferito. Sono rimasta sorpresa. Da quando il ferimento di un arabo, anche se membro della knesset, ha un impatto simile sul tono di voce di un conduttore? Leggi

A qualcuno va bene un mondo diviso in due

La settimana scorsa, in una libreria di Gerusalemme, il commesso mi ha detto che oltre al libro che avevo scelto avrei potuto prenderne un altro gratis. Ho scelto un romanzo di una scrittrice israeliana, Emuna Elon, ambientato ad Amsterdam. Non ho mai letto un suo libro, anche a causa della sua storia personale: è una colona dell’insediamento di Bet El e un’ardente sostenitrice di una “soluzione” basata sul trasferimento dei palestinesi. Leggi

Lo spazio è finito

Devo scrivere un commento sulla condanna del soldato israeliano Elor Azaria da parte di un tribunale militare per aver ucciso un palestinese ferito che aveva accoltellato un altro soldato ferendolo lievemente. Un attivista palestinese per i diritti umani aveva ripreso la scena con una piccola videocamera, mostrando come il soldato avesse sparato alla testa del palestinese che era steso in terra. Il messaggio che le autorità militari hanno trasmesso ai soldati è che devono stare attenti a non farsi filmare. Leggi

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