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Annamaria Testa

Si occupa di creatività e comunicazione. Insegna alla Bocconi di Milano. Ha scritto La trama lucente (Rizzoli 2010). Cura il sito Nuovo e utile, teorie e pratiche della creatività.

Be’, cominciamo?

  • 24 settembre 2012
  • 12.28
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Con questo post, Annamaria Testa comincia il suo blog su Internazionale.

Cominciare è sempre la cosa più difficile. Cominciare a risolvere un problema, a inventare una storia, a tracciare un disegno, a impostare un documento. Perfino a progettare un viaggio o a mettere ordine nei cassetti. E sì, anche cominciare a scrivere per Internazionale di creatività e dintorni, come mi sto proponendo di fare.

Cominciare qualcosa vuol dire negoziare sia con l’ansia di darci dentro subito, sia con la tendenza a procrastinare in attesa di un momento giusto che non arriva mai, sia con quella vocina interiore che dice ehi, mi aspetto che tu faccia i tuoi compiti al meglio, se no guai a te.

Finalmente, quando ci si stanca di farsi strattonare da questo caos di impulsi contraddittori, tutto quanto precipita come un composto chimico in una poltiglia di dubbi sul come fare. Qual è la prima parola da scrivere? Il primo concetto da affrontare? Il primo gesto necessario? È abbastanza appropriato, rilevante e definitivo? O si risolverà in un bel buco nell’acqua?

Per interrompere il loop e darsi una mossa può essere utile chiarirsi bene, da subito, tre cose: 1) Che cosa: l’oggetto materiale del compito. 2) Perché: l’obiettivo. Che deve essere concreto, semplice e realistico. 3) Come e quando: i requisiti di base del lavoro da svolgere e il tempo entro cui va svolto.

Si può scrivere tutto quanto su un pezzo di carta. Ma va bene anche stamparselo in testa.

Ecco, per esempio, quello che stavolta ho messo sul mio pezzo di carta: 1) Scrivere il primo di una serie di brevi articoli sui metodi e le pratiche della creatività. 2) Dare informazioni, suggerimenti e altra roba utile anche nella vita quotidiana. 3) Tono amichevole, un argomento alla volta, niente fronzoli. Da finire per martedì.

E certo, chi ben comincia è a metà dell’opera, come diceva mia nonna citando, senza saperlo, Orazio: dimidium facti, qui coepit, habet. A un primo sguardo il detto sembra incoraggiante: qualsiasi sia la cosa da fare, basta compiere un primo passo per catapultarsi istantaneamente a metà percorso. Ma, sotto sotto, il detto racconta anche un’altra verità: la fatica che costa quel primo, singolo passo equivale alla metà della fatica totale.

Questa, però, non è una buona scusa per non cominciare mai niente: piuttosto, è un ottimo motivo per conferire a ogni inizio, piccolo o grande che sia (e perfino se si tratta di mettere ordine nei cassetti) la giusta dose di attenzione, di energia, di fiducia, di pazienza e di meraviglia.

Con questo post, Annamaria Testa comincia il suo blog su Internazionale.

Cominciare è sempre la cosa più difficile. Cominciare a risolvere un problema, a inventare una storia, a tracciare un disegno, a impostare un documento. Perfino a progettare un viaggio o a mettere ordine nei cassetti. E sì, anche cominciare a scrivere per Internazionale di creatività e dintorni, come mi sto proponendo di fare.

Cominciare qualcosa vuol dire negoziare sia con l’ansia di darci dentro subito, sia con la tendenza a procrastinare in attesa di un momento giusto che non arriva mai, sia con quella vocina interiore che dice ehi, mi aspetto che tu faccia i tuoi compiti al meglio, se no guai a te.

Finalmente, quando ci si stanca di farsi strattonare da questo caos di impulsi contraddittori, tutto quanto precipita come un composto chimico in una poltiglia di dubbi sul come fare. Qual è la prima parola da scrivere? Il primo concetto da affrontare? Il primo gesto necessario? È abbastanza appropriato, rilevante e definitivo? O si risolverà in un bel buco nell’acqua?

Per interrompere il loop e darsi una mossa può essere utile chiarirsi bene, da subito, tre cose: 1) Che cosa: l’oggetto materiale del compito. 2) Perché: l’obiettivo. Che deve essere concreto, semplice e realistico. 3) Come e quando: i requisiti di base del lavoro da svolgere e il tempo entro cui va svolto.

Si può scrivere tutto quanto su un pezzo di carta. Ma va bene anche stamparselo in testa.

Ecco, per esempio, quello che stavolta ho messo sul mio pezzo di carta: 1) Scrivere il primo di una serie di brevi articoli sui metodi e le pratiche della creatività. 2) Dare informazioni, suggerimenti e altra roba utile anche nella vita quotidiana. 3) Tono amichevole, un argomento alla volta, niente fronzoli. Da finire per martedì.

E certo, chi ben comincia è a metà dell’opera, come diceva mia nonna citando, senza saperlo, Orazio: dimidium facti, qui coepit, habet. A un primo sguardo il detto sembra incoraggiante: qualsiasi sia la cosa da fare, basta compiere un primo passo per catapultarsi istantaneamente a metà percorso. Ma, sotto sotto, il detto racconta anche un’altra verità: la fatica che costa quel primo, singolo passo equivale alla metà della fatica totale.

Questa, però, non è una buona scusa per non cominciare mai niente: piuttosto, è un ottimo motivo per conferire a ogni inizio, piccolo o grande che sia (e perfino se si tratta di mettere ordine nei cassetti) la giusta dose di attenzione, di energia, di fiducia, di pazienza e di meraviglia.

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