Annamaria Testa

Si occupa di creatività e comunicazione. Insegna alla Bocconi di Milano. Ha scritto La trama lucente (Rizzoli 2010). Cura il sito Nuovo e utile, teorie e pratiche della creatività.

Annamaria Testa
Dirlo in poche parole

Questo articolo vi parla dell’arte di riassumere e di sintetizzare. Ecco perché è breve. Leggi

Quando la comunicazione è un problema

Se davvero c’è un problema di comunicazione, qualcosa non ha funzionato a uno o più di questi quattro livelli: contenuto, forma, relazione, pubblico. Leggi

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Decisioni non lineari

Una decisione controintuitiva può cambiare le cose perché mette in crisi la logica stessa che regge il sistema e, con questo, spalanca una prospettiva nuova. Leggi

Volere qualcosa e ottenere qualcos’altro

Quando la situazione su cui agiscono le persone, le imprese o i governi è dinamica e piena di variabili, i risultati sono spesso diversi da quelli cercati. Leggi

Chi l’ha detto che non c’è niente da ridere?

Proprio perché è meno facile del solito che una risata ci venga spontanea, forse dovremmo cominciare a coltivarle, le risate e le occasioni per ridere, come se si trattasse di un bene prezioso. Leggi

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Leggendo o ascoltando, siamo tutti Ginger Rogers

“Certo, Fred Astaire era grandioso. Ma non dimentichiamoci che Ginger Rogers faceva esattamente le stesse cose, ballando all’indietro e sui tacchi alti”. Ricordando Robert Thaves, siamo forse tutti un po’ Ginger Rogers quando leggiamo un testo o ascoltiamo un discorso (e a patto che lo facciamo bene, capendo quello che stiamo leggendo o ascoltando). Danziamo all’indietro. Leggi

Le città ci parlano

Tutto è comunicazione. E non comunicano solo le parole, anche le azioni lo fanno. Quelle pubbliche e quelle private. Quelle individuali e quelle collettive. Quelle compiute e quelle mancate. Leggi

Lo sviluppo può essere verde. Per esempio, in Costa Rica

La Costa Rica è grande come Lombardia e Piemonte messi insieme. All’inizio del nuovo millennio, e per diversi anni, è stata considerata il paese più felice del mondo. Oggi conserva un onorevolissimo dodicesimo posto nel World happiness report delle Nazioni Unite. Il vicino Nicaragua è al 43º, l’Italia al 48º, tra Uzbekistan e Russia. L’aspettativa di vita sfiora gli ottant’anni. Il 96 per cento della popolazione è alfabetizzato. Leggi

Lo studente anatra e lo studente capovolto

Oggi gli studenti vengono sommersi da un’enorme quantità di informazioni che loro dovrebbero “imparare”, come se fossero anatre all’ingozzo. Ma, mentre pretende che gli studenti “imparino”, la scuola di norma non fornisce loro nessuno strumento e nessun sostegno per “imparare”, cioè per gestire in modo sano e produttivo le informazioni che elargisce in maniera intensiva e incessante. Ecco un esempio diverso. Leggi

Il manifesto della comunicazione non ostile. E altri fatti lì attorno

Il viaggio in treno per arrivare a Trieste non finisce mai. È un pomeriggio invernale livido e la città è una sinfonia di grigi mitteleuropei, che contrastano con la singola nota gialla e rossa della segnaletica del convegno Parole ostili. È lì che sto andando. Offrirvi un po’ di elementi strutturati (e variegati) utili a farvi un’opinione mi sembra utile, e spero che lo sembri anche voi. Leggi

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Distinzioni categoriche

Classificare è un buon modo per strutturare il sapere, non solo dentro Wikipedia. Anche la nostra mente, che è assai laboriosa, classifica per categorie. Poiché non ha incorporato i redattori di Wikipedia, alla mente tocca costruirsi categorie a partire da concetti formulati in base all’esperienza. Leggi

Che succede ai libri se svaniscono i lettori

L’Associazione italiana editori (Aie) ha presentato gli ultimi dati sull’andamento del mercato dei libri. “Persi più di un milione di lettori”, titola l’Huffington Post. Il mercato dei libri cresce, titolano Il Post e il Sole24Ore. “Le vendite online spingono la carta”, titola il Corriere della Sera. Il libro salvato da anziani e ragazzini, titola l’Espresso, “Siamo sommersi di libri che nessuno legge”, titola Linkiesta. La cosa curiosa è che tutte queste affermazioni sono veritiere, anche se sembrano dire cose opposte. Per venirne a capo devo mettere in fila qualche numero. Leggi

Donald Trump e l’ossessione del perdente

Un curioso articolo del Washington Post conta le volte in cui Donald Trump, twittando, usa la parola “loser” (perdente): ne registra 170 a fine settembre 2016. Mentre scrivo, il Trump Twitter Archive segna “loser” come il primo degli insulti ricorrenti, con 234 occorrenze. Seguono “dumb” o “dummy” (scemo, idiota), “terrible” (terribile, orrendo), “stupid” (stupido) e “weak” (debole, fiacco). A meno che qualcuno degli assistenti non strappi il telefonino dalle mani di Trump, immagino che i numeri cresceranno. Leggi

Far crescere i cittadini di domani

Barack Obama ha citato l’istruzione prima del sindacato tra i fattori che possono contrastare il crescere delle disuguaglianze. Questo non significa che previdenza, fisco, tutela dei lavoratori non siano importanti: interventi in questi settori garantiscono che sia preservato un decente e dignitoso livello di qualità della vita per i cittadini. Ma l’istruzione può fare qualcosa in più: migliorare i cittadini stessi. Leggi

I social network sono diventati “il modo in cui esistiamo”?

Facciamo un passo indietro: è il 1993 e siamo agli albori della rete. Una vignetta di Pete Steiner, diventata poi famosissima (così famosa da meritarsi una pagina tutta per sé su Wikipedia) esce sul New Yorker. Mostra un cane seduto davanti al computer: “Su internet, nessuno sa che sei un cane”, recita la didascalia. Leggi

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Vero e falso in rete

L’università di Stanford ha avviato una ricerca intesa a capire quanto i nativi digitali, che pure in rete si trovano perfettamente a loro agio, siano in grado di valutare correttamente l’informazione che trovano sui social media o attraverso Google. I risultati mostrano “una sconcertante incapacità di ragionare sull’informazione veicolata in rete”, di distinguere la pubblicità dalle notizie, di identificare le fonti. Leggi

Come gestire il successo e l’insuccesso

“È come una sfida a ramino. Puoi vincere o perdere, ma quel che conta è la partita”, dice Dario Fo poco prima di morire. Un bel congedo, da parte di uno che ha sempre giocato le sue carte vincendo e perdendo, e restando capace di riderci sopra. Leggi

Studiare è una faccenda di coaching, mentoring e tutoring: parola di Miur

Viene il sospetto che alla base della scelta linguistica di tradurre in inglese pratiche didattiche interessanti, sensate e potenzialmente efficaci ci sia uno stravagante e non so quanto consapevole presupposto: che l’uso dell’inglese renda qualsiasi proposta più moderna, attraente, realizzabile e operativa. Leggi

Vivere ai tempi della post-verità

Post-truth, cioè post-verità, è la parola dell’anno per l’Oxford dictionary. La prima notizia è che l’uso di questo termine cresce del duemila per cento nel 2016 rispetto all’anno precedente. Il termine “denota o si riferisce a circostanze in cui i fatti oggettivi sono meno influenti degli appelli a emozioni e credenze personali nel formare l’opinione pubblica”. Leggi

Quali cose sapete fare bene? Preparate una lista

“C’è qualcosa – una cosa qualsiasi – che sai fare bene?”. Mi è capitato di porre questa domanda, a volte, nel corso di un colloquio di lavoro, o con uno studente in cerca di consigli sul futuro. La domanda è in apparenza semplice. Dice “qualsiasi cosa” e dice “bene”, non “meglio di chiunque altro”. Eppure le persone di norma faticano a rispondere. Leggi

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