Ha insegnato linguistica all’Mit di Boston. Il suo ultimo libro uscito in Italia è 11 settembre. Dieci anni dopo (Il Saggiatore 2011).
Il 6 agosto, anniversario del bombardamento atomico su Hiroshima, dovrebbe essere un giorno di riflessione non solo sui terribili fatti del 1945, ma anche su ciò che quei fatti hanno svelato: gli esseri umani, nella loro scrupolosa ricerca di nuovi modi per accrescere la loro capacità distruttiva, alla fine sono riusciti ad avvicinarsi al limite estremo.
Le commemorazioni di quest’anno hanno un significato speciale. Precederanno di poco il cinquantesimo anniversario del “momento più pericoloso nella storia dell’umanità”, cioè la crisi dei missili a Cuba secondo la definizione dello storico Arthur M. Schlesinger Jr.
Sull’ultimo numero della rivista Foreign Affairs c’è un articolo di Matthew Kroenig intitolato: “È ora di attaccare l’Iran. Perché colpire sarebbe il male minore”, e una serie di altri suggerimenti su come arginare la minaccia iraniana. I mezzi d’informazione continuano a considerare probabile un attacco israeliano. Washington esita, ma lascia aperta la possibilità di un’aggressione e quindi continua a violare lo statuto delle Nazioni Unite, che è la base del diritto internazionale. Con il crescere della tensione aleggia nell’aria l’inquietante eco dei preparativi per le guerre in Afghanistan e in Iraq, a cui si aggiunge la retorica della campagna per [...]
La separazione tra ciò che deve e non deve essere ricordato determina il destino degli anniversari. Gli eventi storici più importanti secondo la storia ufficiale vengono commemorati in pompa magna (un classico esempio è l’attacco di Pearl Harbor), mentre altri anniversari sono relegati all’oblio. Strappandoli alla “non storia”, possiamo imparare molto su noi stessi.
In questi giorni ricorre l’anniversario di un evento cruciale nella storia del genere umano, ma nessuno si preoccupa di commemorarlo: cinquant’anni fa il presidente John F. Kennedy autorizzava l’invasione diretta del Vietnam del sud, dando il via a quella che sarebbe presto diventata l’aggressione più criminale [...]
Il 15 giugno, tre mesi dopo l’inizio dei bombardamenti della Nato contro la Libia, l’Unione africana (Ua) ha espresso al Consiglio di sicurezza dell’Onu la posizione dei cittadini del continente sull’attacco. Un attacco sferrato di fatto dagli ex aggressori imperiali dell’Africa – Gran Bretagna e Francia – affiancati dagli Stati Uniti, con un ruolo marginale di alcuni altri paesi.
In realtà gli interventi erano stati due. Il primo, in base alla risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza dell’Onu del 17 marzo, chiedeva una no fly zone, il cessate il fuoco e misure per proteggere i civili. Poco dopo, però, il [...]
La conferenza dell’Onu sul cambiamento climatico riunita a Durban, in Sudafrica, deve decidere cosa fare del protocollo di Kyoto. Gli Stati Uniti comunque non l’avevano firmato. Un titolo del New York Times coglie bene l’atmosfera che ha preceduto la conferenza: “Problemi urgenti ma aspettative scarse”. Mentre i delegati si incontrano a Durban, una serie di sondaggi realizzati dal Council on foreign relations e dal Program on international policy attitudes (Pipa) rivela che “negli Stati Uniti e nel resto del mondo l’opinione pubblica pensa che i governi dovrebbero attribuire una priorità più alta al problema del riscaldamento globale e appoggiare gli [...]
Se i legami creati dalle mobilitazioni in corso dureranno nel difficile futuro che ci attende – le vittorie non arrivano mai in tempi brevi – il movimento Occupy potrebbe segnare un momento cruciale per la storia americana. Personalmente non ho mai visto niente di simile, negli Stati Uniti e nel mondo. Gli avamposti di Occupy stanno creando una comunità solida, una base su cui costruire le organizzazioni indispensabili per superare le sfide del futuro e le reazioni del potere.
Il movimento non ha precedenti perché viviamo in un’era senza precedenti. E non da oggi, ma fin dagli anni settanta, un [...]
L’isola di Jeju, ottanta chilometri a sudest della Corea del Sud, è stata definita il posto più idilliaco del pianeta. È un’isola vulcanica incontaminata di un migliaio di chilometri quadrati e ospita tre siti dichiarati patrimonio dell’umanità dall’Unesco. La sua storia, però, è tutt’altro che idilliaca.
Nel 1948, due anni prima che scoppiasse la guerra di Corea, i suoi abitanti organizzarono una rivolta per protestare, tra le altre cose, contro la divisione della penisola coreana in Nord e Sud. Il governo del paese, allora occupato dalle truppe statunitensi, represse l’insurrezione. La polizia e i militari massacrarono gli isolani e distrussero [...]
È il decimo anniversario delle spaventose stragi dell’11 settembre 2001, che a detta di tutti hanno cambiato il mondo. Le conseguenze di quegli attentati sono indiscutibili. Tanto per limitarci all’Asia occidentale e centrale, diremo che da allora l’Afghanistan sopravvive a stento, l’Iraq è stato devastato e il Pakistan è sempre più sull’orlo di una crisi che potrebbe rivelarsi catastrofica.
Il 1 maggio di quest’anno Osama bin Laden è stato assassinato proprio in Pakistan, e in quel paese si sono registrate anche le conseguenze più significative dell’11 settembre. A febbraio uno dei massimi specialisti di questioni pachistane, lo storico militare britannico Anatol [...]
“Che gli Stati Uniti siano ormai in declino e debbano affrontare la prospettiva di una totale decadenza è un’opinione sempre più condivisa”, scrive Giacomo Chiozza nell’ultimo numero di Political Science Quarterly. E ha ragione. Ci sono però alcune precisazioni da fare. Innanzitutto, il declino è cominciato in realtà quando gli Stati Uniti hanno raggiunto il loro apice, cioè dopo la seconda guerra mondiale. E poi questo declino è in gran parte autoinflitto. L’opera buffa andata in scena a Washington quest’estate nello scontro sul debito pubblico tra Obama e i repubblicani del congresso ha disgustato l’intera nazione e sconcertato il mondo. [...]
In una riunione tra imprenditori israeliani che si è svolta a maggio, Idan Ofer, uno degli uomini più ricchi del paese, ha ammonito: “Stiamo diventando come il Sudafrica. Ogni famiglia israeliana subirà un duro colpo economico dalle sanzioni”.
Gli imprenditori stavano discutendo della sessione dell’Assemblea generale dell’Onu che si aprirà a settembre. In quella sede l’Autorità palestinese vuole chiedere il riconoscimento di uno stato palestinese. Dan Gillerman, ex ambasciatore israeliano all’Onu, ha avvertito: “La mattina dopo l’annuncio del riconoscimento dello stato palestinese, comincerà un processo drammatico di sudafricanizzazione”.
Nella riunione di maggio e in altre simili l’élite economica israeliana ha [...]
Dalla Francia alla Grecia, passando per l’Italia, milioni di ragazzi e ragazze non trovano lavoro. Speciale numero 1000: in regalo il numero 1 di Internazionale