Agli iracheni arriva un po’ di aria fresca, nell’inferno di 51 gradi in cui vivono. Buone notizie da Al Salam, il palazzo della pace.
Mercoledì il presidente Jalal Talabani ha annunciato che l’incontro avvenuto a Baghdad tra i leader dei vari partiti politici si è concluso positivamente. Martedì in tarda notte sono arrivati a un accordo sul rinnovo del governo e sulla collaborazione con le truppe statunitensi per l’addestramento dei soldati.
Secondo la rete televisiva Al Iraqya la maggior parte dei cittadini ha approvato l’esito positivo dell’incontro, atteso da tempo, nella speranza che possa limitare le violenze che ogni giorno provocano nove morti tra i civili. Un giovane libraio ha commentato alla televisione: “Alla fine hanno mostrato un po’ di responsabilità”. “Anche se è troppo tardi”, ha aggiunto un anziano alle sue spalle.
Per gli iracheni il tempo passa molto velocemente. “Come può vedere comincio ad avere i capelli bianchi e ho solo trentun’anni”, dice il giovane. Due autobombe sono esplose a poca distanza dalla sua libreria, nella via di Al Mutanabbi. E l’anno scorso suo fratello maggiore è stato sequestrato. Dice di non aver visto altro, nella sua vita, che “bombe e uccisioni per strada”.
Un altro commerciante è sospettoso: “Aspettiamo di vedere se mettono in pratica questo accordo. La mia paura è che nel giro di pochi giorni uno accusi l’altro di non aver rispettato i patti”.
Quasi tutti terminano i loro commenti così: “Non m’interessa di cosa hanno discusso all’incontro, ho bisogno che mi facciano arrivare la corrente elettrica in casa”. “Dovrebbero dare uno sguardo alle nostre misere vite, per una volta, invece di pensare alle loro posizioni di governo”. “Sì, è una buona notizia, ma avranno il tempo di mettersi al servizio dei cittadini che li hanno votati?”.
Da casa e nei bar, gli iracheni hanno seguito il processo all’ex presidente egiziano Hosni Mubarak con interesse. “Guarda, guarda le sue orecchie, non è lui”, dicono alcuni. Pensano che Mubarak si sia rifugiato in Israele e l’uomo in prigione sia uno che gli somiglia. Ma la questione è un’altra. “Se i nostri leader non rispettano le promesse fatte, affronteranno a breve lo stesso destino”.
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