Dopo dieci giorni di forti piogge in tutto il paese, gli iracheni sono stati sorpresi da una tempesta di sabbia. In una Baghdad ancora piena di pozzanghere, il cielo è diventato rosso come succede sempre quando sta per arrivare la tempesta di sabbia. La pioggia veniva dalla Turchia, il vento e la sabbia dall’Arabia Saudita. La neve che ha coperto Sulaymaniyya, nel nord del paese, veniva dall’Iran.
“Succede esattamente come in politica: i nostri vicini ci influenzano pesantemente”. Il mio amico, che ha 49 anni ed è il direttore dell’agenzia di stampa curda Bedran, sposta dal tavolo i nostri bicchieri di whisky e apre una cartina geografica del Medio Oriente.
“Guarda, da nord la Turchia, con il suo governo dominato da un partito sunnita, cerca di importare in Iraq il suo modello politico. Da ovest l’Iran, che si prepara a un attacco israeloamericano contro i suoi siti nucleari, minaccia di chiudere lo stretto di Hormuz, che è anche l’unica via attraverso cui esportiamo il petrolio in occidente. A sud, i Fratelli musulmani hanno ottenuto il controllo del parlamento del Kuwait, una situazione che rende più difficile la soluzione dei nostri problemi con gli altri paesi del golfo Persico, tra cui l’Arabia Saudita. Subiamo pressioni da tutte le parti. Arrivano la neve, gli acquazzoni e le tempeste di sabbia. Come faremo a venirne fuori?”.
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it