Cultura Libri
Mahmoud o l’innalzamento delle acque
144 pagine, 17 euro

Sul sentiero che profuma di anice c’è una rete da pesca abbandonata. Ci sono anche bottiglie di whisky, carta igienica, mozziconi di sigarette e due sagome umane. Un soldato mette la mano sulla bocca di una ragazza. Le dà uno schiaffo sul viso, la mette a quattro zampe e le grida: “Volevi la libertà? Eccola!”. Questo fanatico religioso ha giurato fedeltà a Daech. Siamo da qualche parte in Siria, in un mondo consegnato al terrore, dove la barbarie è l’unica alternativa alla barbarie. Nel suo nuovo romanzo, un sontuoso testo in versi liberi, Antoine Wauters si cala nei panni di un vecchio poeta tagliato fuori da tutto, e in primo luogo da Sarah, la sua amata. Mahmoud Elmachi, professore di letteratura e autore di raccolte acclamate da Damasco a Parigi, è finito in prigione perché era stufo di celebrare il potere. Giorno dopo giorno, per intervallare le sessioni in cui gli estorcevano frasi a favore del regime, i suoi carcerieri gli bucavano le unghie e gli urinavano addosso. Ora è libero. Libero di parlare da solo, libero di essere visto come un pazzo. Rifugiandosi a bordo di una barca persa nell’immensità del lago Assad, sull’Eufrate, lascia che i ricordi affiorino in superficie. La voce di Mahmoud coglie i mostri notturni e le speranze sfigurate della storia. Senza fretta Antoine Wauters soppesa ogni parola, fa vibrare il linguaggio nel paziente monologo di un uomo la cui sola voce riesce a mettere insieme, in mezzo al caos, un rifugio per vivere. Il nostro mondo feroce tollera ancora l’amore e il sogno? È la domanda posta da questo romanzo, che fa di Antoine Wauters un poeta della condizione umana.
Jean Birnbaum, Le Monde

L’aria innocente dell’estate
276 pagine, 18,50 euro

Il nuovo romanzo di Melissa Harrison è ambientato nell’East Anglia nel 1933. Edie Mather è la figlia di un contadino alle soglie dell’adolescenza. Immersa nei ritmi e nei rituali della vita di campagna, affascinata dalle sue favole e dalle storie popolari, Edie è trascinata dall’entusiasmo per Constance FitzAllen, una londinese giovane ed energica venuta a documentare le vecchie tradizioni rurali prima che scompaiano. L’impacciata Edie è subito catturata dalla gentilezza e dalla curiosità di Connie. Gli altri abitanti di Elmbourne ci mettono un po’ di più a soccombere. Presto Connie diventa una presenza fissa nella vita del villaggio. Solo quando il raccolto si avvicina e le pressioni economiche cominciano a farsi sentire, gli abitanti del villaggio capiscono che Connie vuole qualcosa di più delle loro storie. Come evocazione di un luogo e di uno stile di vita perduto, il romanzo di Harrison è sorprendente, potente e irresistibile. Il villaggio di Edie è un luogo in cui prevalgono ancora le superstizioni, dove ci sono segni incisi sulle travi per allontanare il male. Edie li osserva ma non sempre ne comprende il significato, così come non capisce le ombre della guerra, né quella passata né quella che minaccia il futuro. Per lei è il presente che conta e lo racconta nei suoi particolari più minuti. Il risultato è una sorta di viaggio nel tempo. L’aria innocente dell’estate giunge a un epilogo brusco e scioccante, ma a rimanere impresso nella memoria è il villaggio.
Clare Clark, The Guardian

L’ospite triste
256 pagine, 22,00 euro

Il protagonista – uno scrittore – attraversa Berlino in auto e visita un ristorante a Kreuzberg dove si riunisce la comunità polacca. Per caso, trova un biglietto da visita in una pila sul bancone: “Dorota Kamszer. Architetta. Chiamala!”, dice il biglietto. Questo è esattamente ciò che fa lo scrittore, che da quel momento in poi va a trovare Dorota nel suo appartamento di Schöneberg e la ascolta parlare. Della sua vita a Berlino e della storia della sua famiglia, che si estende fino a Opole, in Polonia, il luogo in cui è nato il protagonista. “Qualcosa nelle storie dell’architetta”, dice, dopo averla ascoltata per diverse settimane, “cominciò a penetrare in me”. Queste storie conducono direttamente ai grandi sconvolgimenti del novecento. L’ospite triste è un libro sulla grande catastrofe del secolo scorso. È un libro sulla memoria, che può essere così profonda da rendere il senso di colpa insopportabile per l’individuo. Ed è proprio del singolo essere umano che Matthias Nawrat si occupa. Non le ideologie, non i sistemi politici e le tesi storiche sono il punto di fuga della sua scrittura, ma ogni vita e il desiderio, come dice l’architetta, di “comunicare con tutte le persone oggi”.
Nico Bleutge, Tagesspiegel

Nevada
256 pagine, 18,00 euro

Pubblicato nel 2013 da una casa editrice trans (ora scomparsa) e riproposto oggi da un editore mainstream, Nevada non è certo il primo romanzo su personaggi transgender. Ma è forse il primo romanzo realista. È sfrontato, non del tutto cinico, a volte stravagante. È, se vogliamo, punk rock. “Essere in una band con un’altra donna trans è il massimo”: Nevada è il tentativo di Imogen Binnie di creare, metaforicamente, quella band. La protagonista, Maria Griffiths, 29 anni, si rivolge ad altre donne trans sui blog dei primi anni duemila, ma non riesce a mettere insieme la sua vita offline. Vuole rompere con la sua fidanzata Steph, ma è Steph a rompere con lei. Perde anche il suo lavoro in una prestigiosa libreria di libri usati. Poi ruba l’auto di Steph e parte per il Nevada nel tentativo, per una volta nella vita, di scoprire cosa vuole e cosa le piace. Nevada è un romanzo on the road in cui nessuno, emotivamente o esistenzialmente, arriva da nessuna parte.
Stephanie Burt, The New Yorker

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1518 - 30 giugno 2023
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