Cultura Schermi
Mission impossible. Dead reckoning. Parte uno
Tom Cruise, Hayley Atwell
Stati Uniti 2023, 95’. In sala
Mission impossible (de)

Top gun. Maverick e il nuovo Mission impossible condividono un messaggio chiaro e forte: Tom Cruise, l’unico e solo, è l’ultimo baluardo difensivo contro l’invasione dell’intelligenza artificiale. In un momento in cui i servizi di stream-ing, presi dal panico sulla redditività dei contenuti digitali, hanno cominciato a tagliare e bruciare contenuti, e mentre gli sceneggiatori di Hollywood continuano il loro sciopero, Cruise si è astutamente posizionato come la sola alternativa. Rappresenta tutto ciò che è umano di fronte a un futuro freddo e robotico. In Dead reckoning. Parte uno, Ethan Hunt è l’unico uomo in grado di sconfiggere un virus apparentemente senziente, capace di infilarsi in qualsiasi infrastruttura protetta, che siano quelle della Cia o, per dire, della Banca mondiale. La più grande risorsa del leggendario agente, il suo accesso illimitato alle tecnologie più avanzate, si è rivoltata contro di lui. Il film può sembrare fin troppo “puro” e calcolato di fronte ai più elevati blockbuster di quest’epoca (Across the Spider-verse tanto per citarne uno). Ma la semplicità in questo caso è bilanciata dalla potenza totale del marchio Cruise. E il film è un’immagine fedele della sua star: un muscolare, stravagante esempio di artigianato vecchio stile. Hunt insegue due metà di una chiave, in qualche modo connessa con l’intelligenza artificiale dietro il virus, in favolose location internazionali come Abu Dhabi, Roma e Venezia. I fedelissimi Luther (Ving Rhames) e Benji (Simon Pegg) sono sempre nelle vicinanze, e contro di lui vecchie conoscenze e nuove minacce anche non digitali. Ma comunque il film sfugge a qualche cliché dei sequel, spesso ossessionati dall’eredità dei precedenti.
Clarisse Loughrey, Independent

Una donna chiamata Maixabel
Blanca Portillo, Luís Tosar
Spagna 2021, 115’. In sala
Una donna chiamata Maixabel (dr)

I Paesi Baschi all’inizio degli anni duemila sono un territorio profondamente ferito. Coprendo circa un decennio, fino al 2011, quando l’Eta annunciò la fine della lotta armata, il film intreccia varie storie sospese tra due punti di vista opposti: quello della vedova di un uomo assassinato nel 2000 e quella dell’uomo che l’ha ucciso, finito in carcere. Se il lento avvicinarsi di vittima e carnefice suona un po’ artificiale, la scrittura salva il film dalla gabbia della favola celebrativa. L’intensità e la tensione rimandano invece sia agli aspetti di tragedia culturale e regionale sia a quelli, più universali, di un solido thriller politico in cui azioni e parole, intimo e collettivo s’intrecciano in continuazione.
Vincent Malausa, Cahiers du cinéma

Suntan
Makis Papadimitriou, Elli Tringou
Grecia / Germania 2016, 104’. In sala

Kostis, medico solitario e introverso, s’installa sull’isola di Antiparos. Dopo il grigio torpore dell’inverno, come ogni estate l’isola si trasforma in luogo di villeggiatura chiassoso e movimentato. Insieme ai turisti, una furia edonistica e spensierata s’impadronisce del luogo. Kostis conosce alcuni ragazzi che si sono rivolti a lui dopo un piccolo incidente e comincia a raggiungerli regolarmente dopo il lavoro, in spiaggia o in qualche locale. Tra loro c’è la giovane Anna, di cui il medico s’infatua. Dopo un rapporto sessuale furtivo su una spiaggia, l’interesse di Kostis per Anna diventa un’ossessione. Suntan è costuito sulle opposizioni o le sovrapposizioni di elementi contrastanti (estate e inverno, giovinezza e maturità, frustrazione e leggerezza sessuali). Da una certa distanza può apparire una messa in scena un po’ fredda e caricaturale delle relazioni tra i sessi. Più da vicino, invece, assistiamo a una mini-discesa agli inferi, a una precisa spirale masochistica a cui si abbandona il medico. Il piacere paradossale del film sta proprio nella gioia impropria prodotta dall’assistere alle disgrazie di un protagonista goffo e patetico. Inevitabilmente, però, il masochismo del personaggio fa appello al sadismo dello spettatore.
Jean-François Rauger, Le Monde

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1520 - 14 luglio 2023
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