George Fahmy (Fares Fares), il “faraone dello schermo”, è un amatissimo attore che si è costruito una vita agiata e occidentalizzata sui set cinematografici del Cairo. Ma nel regime repressivo del presidente Abdel Fattah al Sisi quello stile di vita lo rende vulnerabile ai ricatti. Se vuole continuare a recitare e tenere il figlio studente fuori di prigione, dovrà impersonare al Sisi nel film di propaganda La volontà del popolo. Fares, già protagonista dei precedenti film della trilogia del Cairo di Saleh (Omicidio al Cairo e La cospirazione del Cairo) è esilarante. Nella prima parte del film, il regista svedese di origini egiziane si prende gioco sia del regime sia di George. Poi nella seconda parte compie una brusca e cupa virata. Questo non è il tipo di film che si può girare in Egitto o che si fa se si ha il minimo desiderio di tornarci a vivere. Il mondo di brutali repressioni, censura artistica e militari in lotta per il potere descritto in Le aquile della repubblica appare pericolosamente reale.
Phil de Semlyen, Time Out
Francia / Svezia / Danimarca 2025, 129’. In sala
Cina 2025, 160’. In sala
Bi Gan, 35 anni, è un prodigioso stregone del cinema. Il suo terzo lungometraggio, che nel 2025 ha ricevuto un premio speciale al festival di Cannes, è una specie di miracolo. Ci conduce in un’odissea in più parti attraverso un secolo di storia del cinema. Lungo il percorso, citando Blade runner e Holy motors, rende omaggio ai fratelli Lumière, a Murnau, a Georges Méliès, e si addentra in un labirinto di generi, dove spie, gangster, spiriti, mostri e vampiri custodiscono le chiavi della popolarità del cinema e della sua capacità di rinnovarsi. Ciò che rende Resurrection più di una semplice lettera d’amore è la malinconica consapevolezza che tale magia ha sempre un prezzo.
Justin Chang, The New Yorker
Francia / Germania 2025, 108’. In sala
Hafsia Herzi dimostra di avere tutte le carte in regola per diventare una grande autrice. La sua sensibilità è fondamentale per dare vita all’adattamento dell’omonimo romanzo di Fatima Daas, autoritratto di una giovane che vive di contrasti: musulmana in una famiglia conservatrice, francese di origini algerine, lesbica che non si conforma alla femminilità, calciatrice asmatica, studente. Herzi cattura il tumulto interiore causato dalle richieste contrastanti che gravano su Fatima (Melliti, giustamente premiata come miglior attrice a Cannes 2025). Nell’arco di cinque stagioni, Fatima compie un percorso tutt’altro che lineare, pieno di battute d’arresto, vicoli ciechi, deviazioni e passi avanti, carico di energia e dolore.
Boris Bastide, Le Monde
Francia 2025, 133’. In sala
Clémence (Krieps) da tre anni ha cambiato vita: ha lasciato la toga da avvocato per un paio di jeans e le comodità dell’alta società per le precarietà di un’aspirante scrittrice e suo marito da vent’anni per relazioni con le donne. Clémence vuole il divorzio ma otterrà una guerra sporca e logorante in cui il figlio di otto anni, manipolato dal padre, diventa arma e vittima. Nonostante qualche lunghezza superflua, il film è un adattamento ispirato e riuscito del romanzo di Constance Debré del 2020.
Marie Sauvion, Télérama
Stati Uniti 2025, 108’. In sala
In un futuro distopico, un gruppo di cinquanta giovani partecipa a una lunga marcia attraverso il New England, organizzata dal regime per motivi di propaganda. Non ci si può fermare né rallentare. Se succede, dopo tre avvertimenti si viene giustiziati sul posto. L’ultimo a rimanere in piedi vince. Gran parte del film è costituita da un gruppo di attori che camminano. Partendo da una sceneggiatura che semplifica il romanzo di Stephen King, mantenendo comunque la sua atmosfera cruda e spietata, il regista ha scelto saggiamente attori molto carismatici. L’alchimia tra loro regge il film. E Jonsson (Alien: Romulus, Industry) in particolare continua la sua ascesa.
Odie Henderson, The Boston Globe
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