Yeniffer Lilibell Aliaga Chávez
Occhi foresta
Capovolte, 152 pagine, 16 euro

Lilibell torna dalla sua abuela in Perù dopo dieci anni in Italia. È l’occasione per ripercorrere la vita della nonna, delle creature umane e magiche che popolano il territorio tra le Ande e la foresta amazzonica. La prima volta che mi sono imbattuta in un huaco, un reperto sepolcrale, è stato in un libro di Gabriela Wiener (Sanguemisto, il cui titolo originale era Huaco retrato).

Se lì Wiener dissotterra la vita dell’antenato tombarolo, Chávez delinea la distanza tra quella figura e l’idea di huaquería. L’autrice, premio Lingua madre nel 2020, si fa huaquera con la scrittura di questo libro, alla ricerca di manufatti preispanici. L’archeologia familiare emerge anche nel libro recensito qualche numero fa, Ardesia, di Ruska Jorjoliani, con una resa secondo me diversa. Qui alcuni capitoli si aprono oppure si chiudono con una massima.

In generale la lingua, che mescola italiano e spagnolo in un’alternanza piacevole e per niente alienante, ricorre spesso a metafore, si fa lirica, direi quasi acchiocciolata. Talvolta stucchevole. Occhi foresta è costruito, attraverso brevi capitoli, per scene o momenti. Si sente, nella lettura, che Yeniffer Lilibell Aliaga Chávez aveva un forte bisogno di raccontare (certe cose in particolare: gentiles, huaqueros, i Che, gli indios), e questa necessità travolge in parte la narrazione. Superata però l’urgenza iniziale, la lettura diventa una scoperta. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1662 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati