Cultura Schermi
Yellow letters
Tansu Biçer, Özgü Namal
Germania / Turchia / Francia 2026, 128’. In sala
Yellow letters (dr)

Premiato con l’Orso d’oro alla Berlinale, il nuovo film di Ilker Çatak è la storia di un matrimonio messo a dura prova. Solo che non è una storia qualsiasi. Aziz insegna all’università di Ankara, in Turchia. Un giorno riceve una delle “lettere gialle” del titolo: un licenziamento in tronco ordinato dal governo con la motivazione che Aziz critica il regime in modo troppo aperto. Pochi giorni dopo, anche sua moglie Derya, una famosa attrice, riceve una delle famigerate lettere ed è costretta a lasciare il teatro nazionale. Senza un soldo e con la necessità di provvedere alla figlia, devono trasferirsi a Istanbul per vivere con la madre di Aziz. Quindi è la storia di una coppia, ma in un contesto politico estremo, ed è questo a rendere rilevante il film del regista tedesco di origini turche. Focalizzandosi sul nucleo familiare, permette al mondo circostante d’insinuarsi senza rubare la scena e rendendo la vicenda universale.
Lelo Jimmy Batista, Libération

Kokuho
Ryō Yoshizawa, Ken Watanabe, Ryūsei Yokohama
Giappone 2025, 175’. In sala
Kokuho (dr)

Sono pochi i film ambientati nel mondo del teatro kabuki. Il che è comprensibile, vista l’enorme difficoltà di rappresentarlo in modo realistico. In passato chi è riuscito a farlo ha sempre usato veri attori di kabuki nei ruoli principali. Adattando il romanzo in due parti di Shuichi Yoshida in un’opera ambiziosa e visivamente sontuosa, il regista Lee Sang-il ha deciso invece di usare due giovani attori che non provengono dal mondo del kabuki e, anche grazie alla consulenza della star Nakamura Ganjiro IV, supera l’esame dell’autenticità, almeno agli occhi di chi non è esperto. Ambientato nell’arco di cinquant’anni, il film comincia nel 1964 quando Kikuo (Ryō Yoshizawa), figlio di un boss della yakuza brutalmente ucciso sotto i suoi occhi, viene accolto come apprendista da un grande Hanjiro Hanai (Ken Watanabe), capo di una rinomata compagnia di Osaka, colpito dal suo talento come onnagata, cioè l’attore che nel kabuki interpreta i ruoli femminili. Anche il figlio di Hanjiro Shunsuke (Ryūsei Yokohama) si sta addestrando come onnagata ma, pur non mancando di talento, non ha gli stessi numeri di Kikuo. L’amicizia e la rivalità tra i due mandano avanti una storia che a tratti può risultare perfino violenta e che non mostra cali di ritmo, nonostante le tre ore di durata. I due attori protagonisti si sono allenati a lungo e risultano convincenti nelle rappresentazioni del kabuki ma molto credibili anche nelle parti drammatiche del film.
Mark Schilling, The Japan Times

Nino
Théodore Pellerin, Salomé Dewaels
Francia 2025, 97’. In sala

Nino, 29 anni, è convinto di andare in ospedale a ritirare i risultati di analisi di routine, ma invece scopre di avere un cancro alla laringe. È venerdì e la prima seduta della sua terapia sarà il lunedì successivo. Tre giorni di ansiosa attesa sono resi ancora più concitati dal fatto che Nino perde le chiavi di casa e comincia a vagare per Parigi. Il film d’esordio di Pauline Loquès prende spunto da un tema serio come la crescente incidenza dei tumori su pazienti sempre più giovani per prendere, ufficiosamente, un tema ricorrente del cinema francese, cioè un viaggio attraverso Parigi, ritratta come una fonte inesauribile di epifanie e incontri, qui intensificati dalla tragedia della malattia. Un’opera delicata che affascina con scelte molto raffinate e un cast che mescola star e volti nuovi, molto promettenti.
Murielle Joudet, Le Monde

Michael
Jaafar Jackson, Colman Domingo
Stati Uniti 2026, 127’. In sala

Dimenticate ogni possibile approfondimento sulla strana e contorta vita di Michael Jackson, sulla sua arte come intrattenitore o sulle dinamiche tese della sua famiglia: Michael riesce a malapena a trovare lo slancio necessario per muoversi tra i numeri musicali. Guardarlo dà la sensazione di essere trascinati a forza in un museo delle cere più che di vedere un film. Si tratta chiaramente di un’operazione per riabilitare una celebrità scomparsa da anni, la cui immagine e il cui catalogo sono ancora molto preziosi.
Alison Willmore, Vulture

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1663 - 30 aprile 2026
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