Cultura Suoni
Happy today
ETA IVtet (Sam Lee)

Esiste una lunga e consolidata tradizione di campionamenti presi da brani jazz improvvisati dal vivo per creare musica rap. Molto meno diffusa, invece, è l’idea opposta: un’improvvisazione sul palco guidata dall’estetica della costruzione ritmica tipica dell’hip-hop. Con le ipnotiche e lente combustioni sonore di Happy today il chitarrista di Los Angeles Jeff Parker, famoso anche come componente del gruppo post-rock Tortoise, colma se non addirittura cancella la distanza tra il jazz come arte basata sull’improvvisazione e la sua capacità di trasformarsi in groove irresistibili. A un primo ascolto, rispetto ai due precedenti album dal vivo dell’ETA IVtet (Mondays at the Enfield tennis academy del 2022 e The way out of easy del 2024) sembrano cambiare solo la durata e il luogo della registrazione. Happy today non è un doppio album e, con la chiusura della minuscola Enfield tennis academy che aveva dato il nome al gruppo, le nuove session sono state registrate nell’agosto 2025 al Lodge room di Los Angeles. Ascoltando meglio, però, emerge una concentrazione diversa, quasi una consapevolezza collettiva. Jeff Parker, insieme alla bassista Anna Butterss, al sassofonista Josh Johnson e al batterista Jay Bellerose costruisce improvvisazioni sempre più magnetiche, dove jazz, funk, ambient e hip-hop si fondono. Alcuni album condividono una visione artistica simile, volta a colmare il divario tra jazz e musica dance: in particolare, il re­cente Off the record di Makaya McCraven. Ma la capacità di Happy today di sfumare i confini di genere con risultati gioiosi è una caratteristica esclusiva di Parker e dell’ETA IVtet.
Janne Oinonen, The Line of Best Fit

Symbols
Sergeant (Dr)

Nel 2023 questa rock band belga ha debuttato comportandosi come un Dj Shadow al contrario, campionando le sue improvvisazioni e trasformandole in canzoni pop d’avanguardia. Alla fine il suo primo album era poco coeso, mentre il nuovo Symbols è decisamente più compiuto. Nonostante i titoli complicati dei brani, Symbols non è un lavoro ostico e le sue composizioni pop strane delizieranno gli appassionati di suoni psichedelici e intelligent dance music. Gli Avalanches e il già citato DJ Shadow restano dei maestri per il quartetto, ma anche il pop sperimentale degli albori (come i White Noise) e il dub hanno un certo peso. Questi otto brani sono collage sonori spettrali, con chitarre post-punk, flauti e percussioni poliritmiche; la voce di Ferre Marnef racconta osservazioni irriverenti che sembrano provenire da un’altra canzone. È proprio il senso d’inquietudine a dare a Symbols il suo fascino: la produzione è impeccabile, ma c’è qualcosa di profondamente misterioso in questo disco.
Cal Cashin, The Quietus

Albéniz: Iberia

Per avvicinarsi ai quattro quaderni di Iberia di Isaac Albéniz (1860-1909) l’esecutore deve fare alcune scelte importanti. Deve decidere, per esempio, come trovare la chiarezza del fraseggio, cosa non banale vista la densità strutturale della partitura. Se si vogliono suonare tutte le note (cosa che lo stesso Albéniz non faceva sempre), il tempo dev’essere quello giusto perché risuonino con chiarezza. Un’altra questione fondamentale è il ritmo: la maggior parte dei brani nasce da ritmi popolari o flamenchi che vanno resi evidenti, ma senza esagerare. Alba Ventura ha sicuramente meditato queste scelte: già in Evocación lascia che i giochi di colori emergano in tutta la loro ricchezza. Nei brani dove il ritmo è più deciso (per esempio Triana) non rinuncia a manifestarlo con forza, ma senza mai frammentare la melodia. La sua cura nel fraseggio è squisita: basta ascoltare la parte centrale di Corpus Christi en Sevilla, quasi una canzone che lascia spazio al fastoso crepitio successivo. Il ritmo sincopato e cadenzato di Rondeña è uno scorrere di sogni sonori. È così tutto il resto dei quaderni: una lettura misurata, delicata, chiara ed evocativa.
Andrés Moreno Mengíbar, Scherzo

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1666 - 22 maggio 2026
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