Cultura Libri
Nulla da invidiare
416 pagine, 20 euro

La Corea del Nord è un buco nero. Il principale organo di propaganda del governo, la Korean central news agency, segue una politica rigorosa: non dare quasi nessuna notizia. Certo, i turisti possono visitare per qualche giorno la capitale-vetrina, Pyongyang, e intrattenersi piacevolmente con affabili accompagnatori accuratamente selezionati, ma ne ricaveranno ben pochi indizi su ciò che fa funzionare il paese e non avranno alcuna occasione di parlare con qualcuno che possa anche solo lontanamente essere considerato un nordcoreano qualunque. Per capire cosa pensano i nordcoreani del loro governo e della loro società, dunque, non resta che parlare con i disertori riusciti a fuggire in Corea del Sud. La giornalista Barbara Demick ne ha intervistati circa cento, ma in questo libro estremamente leggibile si concentra su un piccolo gruppo di persone, tutte provenienti dalla città nordorientale di Chongjin, chiusa agli stranieri. L’impressione che se ne ricava è quella di un paese impantanato nella povertà ma anche animato da resilienza e volontà di sopravvivere. I disertori, per definizione, non sono persone qualunque: probabilmente sono più alienati, più disillusi, più intraprendenti e più benestanti del cittadino medio, quindi questo libro difficilmente può essere considerato il resoconto definitivo della vita quotidiana in Corea del Nord. Eppure le storie che racconta sono commoventi e inquietanti.
Michael Rank, The Guardian (2010)

Maschi a pezzi
252 pagine, 19,00 euro

Clark ha scritto un libro eccezionale che cerca di raccontare il potere dal punto di vista di una protagonista spietata. Irina Sturges è una donna che scatta fotografie sessualmente esplicite di uomini scovati per strada. Questa cosa ribalta lo sguardo maschile, ma non necessariamente i rapporti di potere nel loro insieme. Tuttavia Irina ne sembra assolutamente consapevole ed è una narratrice straordinaria. Una voce elettrizzante che pone domande vivide, a volte spaventose, spesso accusatorie verso se stessa, verso di noi e verso il modo in cui il potere agisce tra le persone. All’inizio mi ha attratto, con un desiderio quasi istintivo di sentirmi rispecchiata nella sua superiorità. La rivelazione del suo passato omicida, disseminata in indizi lungo tutto il libro, però ha capovolto il mio punto di vista. Irina uccide un adolescente riferendosi a lui in modo inquietante come “il mio ragazzo”. Il carattere quasi materno del suo atteggiamento nei suoi confronti fa venire i brividi. Il fatto di aver trovato qualcosa di riconoscibile in Irina rende tutto ancora più raccapricciante quando emerge la verità sul suo passato. Dopo aver ucciso il “suo ragazzo”, Irina continua a condurre una vita perfettamente normale. Il modo in cui Clark complica la dicotomia vittima-carnefice è particolarmente efficace. Forse sto attribuendo troppa intenzionalità a un romanzo moralmente ambiguo, ma ho avuto la sensazione che il libro puntasse un dito contro di me come lettrice.
Umang Kalra, Cleveland Review of Books

Vita sommersa
208 pagine, 18,00 euro

Lo tsunami del dicembre 2004 è una scelta audace per un romanzo: come si può anche solo cominciare a raccontare l’esperienza di un evento del genere? Tara Menon, docente a Harvard, era un’adolescente a Singapore quando accadde. In un anno normale la sua famiglia avrebbe trascorso le vacanze di Natale in Thailandia; quell’anno invece no. Alimentata da questo persistente “e se?”, ha affrontato l’argomento con sicurezza e stile nel suo romanzo d’esordio, Vita sommersa. La narratrice è la ventenne Marissa, assistente editoriale di una rivista di viaggi di lusso a New York. È anche una sopravvissuta allo tsunami, e ne è perseguitata: ha incubi in cui le persone tossiscono pezzi di corpi e capelli e cerca di curare la sua terribile solitudine andando a letto con sconosciuti, scioccati dalla cicatrice sul suo ventre, “lunga venti centimetri e di un bianco così puro e brillante da balzare fuori dalla mia pelle scura”. Ma soprattutto Marissa è perseguitata dal ricordo della sua migliore amica, Arielle, scomparsa nell’inondazione. Il romanzo dà il meglio di sé quando descrive il silenzio inquietante delle ore precedenti allo tsunami: “un cane gira freneticamente in cerchio”; “gli uccelli sono spariti”. Ma quando l’onda si abbatte sulla costa, la scrittura sembra perdere sicurezza. Non è colpa di Menon. Come si descrive una situazione indescrivibile?
Laura Hackett, The Times

Big kiss, bye-bye
176 pagine, 18,00 euro

La narratrice senza nome di questo romanzo decide di passare un periodo d’isolamento nella natura. Il trasferimento dal suo appartamento in città a una casupola nel bosco, senza telefono, coincide con la fine di una lunga relazione con un uomo più anziano, Xavier, sulla quale passa gran parte del romanzo a rimuginare. La narrazione procede con il movimento circolare di un diario: ogni sezione riflette sul passato da un punto leggermente più avanti nel futuro. Oltre a un intermittente scambio di email con Xavier, la narratrice ha una corrispondenza con il suo insegnante di inglese delle superiori, Terence Stone, che le scrive tramite il suo editore dopo aver apprezzato i suoi primi due libri. Splendida nel suo disprezzo per la saggezza convenzionale e per il minimalismo contemporaneo, Claire-Louise Bennett intreccia un’abbondanza rococò e una sfacciata quotidianità in qualcosa di poroso e insondabile quanto il mondo interiore della narratrice.
Annie McDermott, Times Literary Supplement

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1667 - 29 maggio 2026
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