Nel pieno del cosiddetto scandalo Lockheed, uno dei più gravi casi di corruzione del Giappone del novecento, un attore si lanciò con un piccolo aereo contro la casa di una delle figure chiave dell’estrema destra giapponese, Yoshio Kodama, nel quartiere di Setagaya, a Tokyo. Era il 23 marzo 1976, e non fu un incidente. Fu un attacco suicida, ispirato a quelli dei kamikaze della seconda guerra mondiale. Il pilota era Sōichirō Maeno, 29 anni, famoso soprattutto per ruoli in film pulp ed erotici, tra cui Noraneko rokku (Stray cat rock: wild Jumbo, 1970) e Danchizuma: hirusagari no jōji (Apartment wife: affair in the afternoon, 1971).

Cosa portò l’attore a compiere a un gesto simile? Per capirlo, bisogna partire dallo scandalo che in quei mesi stava scuotendo profondamente la società giapponese. Il 4 febbraio 1976, durante un’udienza della commissione per le relazioni estere del senato degli Stati Uniti, emersero sospetti su una vasta rete di tangenti: la Lockheed, un colosso dell’industria aerospaziale statunitense, era accusata di aver trasferito fondi illeciti a figure di spicco della politica e dell’aeronautica giapponese per facilitare la vendita di un suo aereo di linea, l’L-1011 TriStar. Tra le persone coinvolte nello scandalo c’erano due nomi conosciuti: Yoshio Kodama e Kenji Osano. Osano, uomo d’affari vicino all’ex primo ministro Kakuei Tanaka (1972-74), era sospettato di essersi arricchito agendo da intermediario. Quanto a Kodama, le accuse lo indicavano come figura chiave nelle manovre per promuovere il TriStar, oltre che come agente occulto per conto dell’azienda statunitense. Durante le audizioni dei testimoni, cominciate a Tokyo il 16 febbraio davanti alla commissione bilancio della camera dei rappresentanti, Osano ripeté più volte “non ricordo”, una frase che in Giappone finì per diventare il tormentone dell’anno. Kodama invece non si presentò, adducendo motivi di salute, alimentando l’indignazione dell’opinione pubblica.

Il corso inverso dell’occupazione

Yoshio Kodama era un personaggio noto dell’estrema destra giapponese. Durante la guerra, a Shanghai gestiva gli acquisti dell’aviazione navale, guidando quella che fu chiamata l’“organizzazione Kodama”, una rete capillare di contatti che gli permise di accumulare un’enorme ricchezza attraverso il commercio bellico e, secondo alcuni, l’uso della violenza. Dopo la capitolazione del Giappone nel 1945, durante l’occupazione statunitense, Kodama fu inizialmente detenuto come sospetto criminale di classe A (cioè responsabile, per il tribunale di Tokyo, di aver ideato e diretto le operazioni di aggressione del Giappone in Asia). Tuttavia, con l’intensificarsi della guerra fredda, la politica di occupazione statunitense cambiò obiettivo: da smantellare il militarismo giapponese passò progressivamente a sostenere le forze conservatrici, in funzione anticomunista. Kodama fu quindi rilasciato nel 1948 nel cosiddetto corso inverso dell’occupazione americana.

Negli anni successivi, Kodama strinse legami con imprenditori e politici conservatori e consolidò il suo ruolo dietro le quinte della politica, usando i suoi capitali e la sua rete di contatti. Durante la guerra fredda si inserì nei circuiti anticomunisti legati agli Stati Uniti, rafforzando ulteriormente la sua posizione. E contribuì a tessere legami tra la criminalità organizzata e gruppi di estrema destra sotto la bandiera dell’anticomunismo, affermandosi come uno dei più potenti faccendieri del Giappone.

La locandina di Onna tengoku: Kodane moraimasu (1972), con Sōichirō Maeno.

Per capire perché Sōichirō Maeno si schiantò con un aereo sulla casa di Kodama, è necessario conoscere la sua vita e le sue convinzioni. A metà degli anni settanta il Giappone era stato attraversato da una serie di attentati terroristici compiuti da gruppi di estrema sinistra, come il Fronte armato antigiapponese dell’Asia orientale e l’Armata rossa giapponese. Lui, in termini di ideologia politica, si trovava dalla parte opposta.

Maeno Sōichirō era un nome d’arte; all’anagrafe era Maeno Mitsuyasu. Nato nel 1946, figlio di un commerciante di futon di Shibuya, a tredici anni entrò in una compagnia teatrale e a sedici debuttò al cinema. Lavorò in molte pellicole della casa di produzione cinematografica Nikkatsu, recitando anche accanto a Sayuri Yoshinaga nel film Shiosai (The Sound of waves, 1964).

Nel 1967 si sposò con una collega e i due si trasferirono per un periodo negli Stati Uniti per seguire dei corsi di recitazione. In quegli anni Maeno studiò diverse lingue, prese la patente per guidare auto da corsa e partecipò anche ad alcune gare, vivendo in modo piuttosto libero e disinvolto a spese del padre.

Rientrò in Giappone nel 1970, un anno che segnò per lui una svolta sotto vari punti di vista. A maggio apparve in Hana no tokkōtai aa senyu yo (Cherry blossoms in the air), con Ryōtarō Sugi, un film che ritraeva piloti kamikaze a bordo dei caccia Zero, simbolo dell’aviazione giapponese durante la seconda guerra mondiale, e che lasciò un segno profondo nella sua immaginazione. Nello stesso anno continuò a recitare per la Nikkatsu, soprattutto nei film del cosiddetto filone New action, come Noraneko rokku e Shinjuku autoro: buttobase (Step on the gas!). Ma proprio mentre sembrava all’apice della carriera, la sua vita privata cominciò a sgretolarsi e divorziò. Nel 1970 l’ex moglie era diventata un volto noto grazie a una parte nella popolare serie tv della Tbs Attention please, in cui interpretava un’assistente di volo della Japan Airlines in formazione su un Boeing 747. C’era un evidente contrasto tra i ruoli interpretati dai due: se il caccia Zero rappresentava il passato bellico giapponese, il jumbo jet simboleggiava la nuova era di prosperità economica nel contesto del capitalismo statunitense. Sempre quell’anno un altro evento segnò Maeno profondamente: il 25 novembre lo scrittore Yukio Mishima si tose la vita con un seppuku (suicidio rituale) nella base di Ichigaya, la sede delle forze di autodifesa giapponesi, dopo aver esortato i soldati alla ribellione. Un gesto che incarnava l’idea di sacrificio per lo stato imperiale come rifiuto del Giappone attuale. Per Maeno, che proprio quell’anno aveva recitato in un film sui kamikaze, il suicidio di Mishima ebbe un grande impatto sul piano ideologico.

Pensiero radicale

L’anno successivo segnò un’ulteriore svolta nella vita di Maeno. La Nikkatsu, colpita da gravi difficoltà economiche, non era più in grado di sostenere produzioni per il grande pubblico e, a partire da novembre, si spostò sui film per adulti, i Nikkatsu roman porno. Mentre molti degli attori a contratto lasciavano lo studio, Maeno decise di rimanere, partecipando al primo titolo del nuovo filone, Danchizuma: hirusagari no jōji. E poi si dedicò principalmente al cinema erotico. Nel 1972 si risposò con una statunitense. Si immerse anche nella lettura di testi molto diversi tra loro: dalle opere di Mishima agli scritti del pensatore zen Daisetsu Suzuki, fino a Il capitale di Marx, ai Dialoghi di Confucio e al Tao Te Ching. Fu in particolare il pensiero di Suzuki a colpirlo, specialmente il concetto che vita e morte siano in origine una cosa sola. Approfondendo questo genere di riflessioni, le sue idee politiche cominciarono a spostarsi più a destra, intrecciandosi con una personale concezione del rapporto tra vita e morte. Quell’anno l’ex moglie fu scelta come protagonista del film Ongaku (Musica), tratto dall’omonimo romanzo di Mishima; nessuno sa come reagì Maeno, considerata la sua ammirazione per lo scrittore. Appassionato di volo, nel 1973 si iscrisse a una scuola per piloti a Okayama, con una disciplina molto rigida che ricordava quella di un collegio militare. Lì entrò in contatto con ambienti dell’estrema destra, stringendo amicizia con il figlio di un esponente di un gruppo nazionalista. Si racconta che in quel periodo Maeno si definiva un samurai, e che al termine della programmazione giornaliera della NHK, quando veniva trasmesso l’inno nazionale, si alzava in piedi inchinandosi ad angolo retto.

Ottenuto il brevetto da pilota, entrò in un club aeronautico occupandosi anche del trasporto di merci con piccoli aerei. Tokyo Emmanuelle fujin (Emmanuelle in Tokyo), uscito nel novembre 1975, fu il suo ultimo film. Quell’anno finì anche il suo secondo matrimonio. Pochi mesi dopo, nel febbraio 1976, scoppiò lo scandalo Lockheed. Per Maeno il fatto che Kodama, paladino del patriottismo, fosse coinvolto in uno scandalo di corruzione con un’azienda statunitense era impossibile da ignorare. Lo attaccò duramente, definendolo “vergognoso”, e disse anche che sarebbe stato “interessante” lanciare un aereo contro la sua casa. Andò addirittura a fare un sopralluogo di persona. I suoi amici pensavano fosse una provocazione.

L’aereo abbatté gli alberi del giardino e si schiantò con un boato contro il tetto dell’ingresso e parte del secondo piano, prendendo fuoco

L’ultimo volo

La mattina del 23 marzo 1976 Maeno mise in atto il suo piano. Ufficialmente doveva fare delle prove per alcune riprese. Con il pretesto di voler scattare delle fotografie per un film sui kamikaze, radunò all’aeroporto di Chōfu, a Tokyo, un fotografo e un parrucchiere che conosceva e un istruttore di volo del suo aeroclub. Preparò anche un’uniforme ispirata a quelle dei piloti kamikaze dell’esercito imperiale, presa in prestito dagli studi della Nikkatsu. Terminate le riprese a terra, alle 8.50 il fotografo e il parrucchiere salirono a bordo dell’aereo pilotato dall’istruttore, mentre Maeno decollò su un monomotore Piper PA-28 Cherokee. Finite le riprese aeree, l’aereo dell’istruttore tornò alla base. Maeno, invece, proseguì da solo con la scusa di volersi esercitare ancora, dirigendosi verso il quartiere di Setagaya.

Alle 9.50 l’aereo si lanciò in picchiata sulla residenza di Kodama. Abbatté gli alberi del giardino e si schiantò con un boato contro il tetto dell’ingresso e parte del secondo piano, prendendo fuoco. Kodama, che si trovava in un edificio separato della proprietà, rimase illeso. Maeno fu trovato morto carbonizzato nella cabina di pilotaggio. Subito prima dell’impatto, via radio si sentì il grido Tennō heika banzai (lunga vita all’imperatore). Tra i rottami fu trovato anche un frammento di tessuto bianco dove si leggeva “shichishō”, ovvero sette vite. Era quello che restava di uno hachimaki, la tradizionale fascia per la fronte, bianca e spesso ornata con un cerchio rosso, a simboleggiare la bandiera giapponese; la stessa indossata da Mishima prima del suicidio, con la scritta “shichishō hōkoku”, servire la patria per sette vite.

Dopo l’incidente si seppe che Maeno aveva già tentato il suicidio qualche mese prima, ingerendo una grande quantità di sonniferi nella località sciistica di Yuzawa, nella prefettura di Niigata. In quell’occasione, aveva spiegato di voler sperimentare lo stato d’animo di chi è sul punto di morire, con lo scopo di scrivere una sceneggiatura. Secondo alcune testimonianze, in quel periodo Maeno ripeteva spesso di non temere la morte e di credere nella vita ultraterrena.

In seguito, lo scandalo Lockheed continuò ad allargarsi. Le indagini coinvolsero la All Nippon Airways, la conglomerata Marubeni e diversi esponenti politici, portando all’arresto di alcune figure di primo piano, tra cui l’ex primo ministro Kakuei Tanaka. La reale portata di questa rete di corruzione, tuttavia, non fu mai chiarita del tutto. Nel marzo 1976 Kodama, senza essere mai comparso in parlamento, fu incriminato per evasione fiscale e per violazione della legge sul controllo dei cambi. Quando morì, nel 1984, non si era ancora arrivati a una sentenza definitiva.

Maeno, complice anche la spettacolarità della sua morte, ha continuato a essere ricordato nei decenni successivi tra gli appassionati di cinema giapponese come un attore di culto. Ancora oggi è l’attore che si andò a schiantare con un aereo sulla casa di un faccendiere di estrema destra. ◆ jb

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Questo articolo è uscito sul numero 1667 di Internazionale, a pagina 56. Compra questo numero | Abbonati