Cultura Schermi
Fjord
Sebastian Stan, Renate Reinsve
Romania / Francia / Norvegia / Svezia / Danimarca 2026, 146’.

Un ingegnere aeronautico romeno e la moglie infermiera si trasferiscono con i loro cinque figli in una piccola città norvegese per stare più vicini alla madre di lei. Crescono i loro figli nel rigore della fede evangelica. Sono accolti molto bene da istituzioni e vicini, finché un giorno un insegnante nota dei lividi strani su una delle bambine della coppia e avverte i servizi sociali. Quello che accade dopo si potrebbe dire orwelliano se non fosse per l’incrollabile integrità documentaristica di Mungiu. Il protocollo governativo di protezione dei minorenni non lascia spazio a mediazioni. Ma il film non si può accusare di manicheismo. La rigidità dell’educazione che i genitori impartiscono ai figli non è minimizzata come non lo è la mobilitazione ultraconservatrice che li sostiene. E la cecità dottrinaria di un apparato statale, anche se al servizio della protezione dell’infanzia, rimane comunque mostruosa.
Jacques Mandelbaum, Le Monde

Minotaur
Dmitri Mazurov, Iris Lebedeva
Francia / Lettonia / Germania 2026, 140’.
Minotaur (dr)

La vita in tempo di guerra è il tema del primo film in dieci anni di Andrej Zvjagincev, il ritratto di una nazione paralizzata dalla disillusione e dalla paura. È anche un noir che acquista nuovi significati nel cinico contesto di malafede politica in cui è ambientato. Gleb è un piccolo oligarca di provincia sposato con una donna bella e infelice. Mosca ha bisogno di soldati per la guerra in Ucraina, ma non vuole nuocere troppo all’economia locale. Così il sindaco convoca Gleb e altri imprenditori della zona chiedendogli di fare i nomi dei dipendenti di cui si possono liberare, per spedirli al fronte. Gleb pensa a uno stratagemma per accontentare Mosca senza rimetterci e poi mette in atto il suo piano anche in un altro modo, più malvagio e atroce, per affrontare la presunta infedeltà della moglie Galina. Gli interpreti sono eccezionali, la regia di Zvjagincev è superba, con le sue fredde inquadrature in strade e quartieri squallidi, dove ogni angolo sembra una scena del crimine.
Peter Bradshaw, The Guardian

Notre salut
Swann Arlaud, Sandrine Blancke
Francia / Belgio 2026, 155’.

Questa coproduzione affronta il regime di Vichy e il tema del collaborazionismo dal punto di vista di un piccolo opportunista, fervente seguace del maresciallo Pétain. E ci riesce senza cadere nell’accademia, libero dai vincoli spesso insiti nelle ricostruzioni storiche, creando il curioso effetto di un film ambientato nel presente, appassionatamente politico eppure sotto molti aspetti intimo. Soprattutto perché il regista (Generazione low cost) è il pronipote di Henri Marre, protagonista della storia.
Marie Sauvion, Télérama

All of a sudden
Virginie Efira, Tao Okamoto
Francia / Giappone / Germania / Belgio 2026, 196’.
All of a sudden (dr)

Hamaguchi ci chiede di credere nell’impossibile, nella bontà del mondo, nell’umanità. Eppure, alla fine di tre ore e un quarto che spazzano via ogni altra cosa, personaggi e spettatori riusciranno a passare dal possibile all’impossibile. Come sempre Hamaguchi, abile mago del tempo, erode tutte le nostre riserve. Marie-Lou (Efira), direttrice di una casa di riposo parigina, è una visionaria sostenitrice di un metodo che consiste nel dare ai pazienti con declino cognitivo la massima autonomia possibile. Incontra Mari (Tao Okamoto), una regista la cui opera teatrale evoca il lavoro di Franco Basaglia. Diventeranno amiche e nei loro viaggi, nei loro scambi, nelle loro conversazioni daranno vita a una vera e propria etica politica dell’impossibile.
Libération

Coward
Valentin Campagne, Emmanuel Macchia
Belgio / Francia / Paesi Bassi 2026, 120’.

Nel 1916, sul fronte belga, Francis (Campagne) riesce a mettere in piedi uno spettacolo teatrale. Il giovane Pierre (Macchia) atterrito dalla violenza e dalla morte, trova conforto nello spettacolo e s’innamora di Francis. Dhont non mostra ogni aspetto della carneficina della prima guerra mondiale, concentrandosi sul teatro e sull’amore impossibile dei due ragazzi. Qualcuno troverà la visione troppo ingenua, altri ne esalteranno la sensibilità. A voi la scelta.
Françoise Dargent, Le Figaro

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1667 - 29 maggio 2026
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