Cultura Suoni
Inferno
Boards of Canada (Peter Iain Campbell)

Nel corso della loro lunga carriera come Boards of Canada, Marcus Eoin e Mike Sandison hanno attraversato infinite sfumature dell’inquietudine. I due fratelli scozzesi hanno giocato con voci infantili e beat hip-hop rallentati in Music has the right to children e In a beautiful place out in the country per poi sprofondare nella psichedelia oscura di Geogaddi, esplorare malinconie pastorali con The campfire head­phase e tornare nel 2013 con il celebrato Tomorrow’s harvest. Da sempre maestri di campionamenti deformati e sintetizzatori, i Boards of Canada hanno costruito la propria identità sull’ambiguità. Inferno, però, rompe quel velo: al posto del disagio sfumato emerge una minaccia esplicita, fatta di voci robotiche demoniache, ritmi industrial e bassi martellanti. È il disco più cupo e diretto mai pubblicato dal duo. L’album alterna frammenti mistici, preghiere e citazioni esoteriche a momenti di sorprendente quiete. Brani come Into the magic land e Deep time aprono squarci luminosi tra paesaggi sonori opprimenti, fino al finale quasi contemplativo di I saw through Platonia, dove resta solo il battito di un cuore umano. È lì che il disco concentra il suo senso più profondo: dopo aver evocato guerre spirituali, fanatismi religiosi e orrori contemporanei, i Boards of Canada riportano tutto a una verità elementare e tangibile. Il corpo esiste. Bisogna partire da lì.

Sasha Geffen,
Resident Advisor

Something worth waiting for
Friko (Adam Powell)

Troppo spesso la società spinge le persone ad abbandonare la speranza e la chiama “maturità”. I Friko scrivono canzoni come se qualcuno gli avesse presentato questa opzione in maniera brutale, ma poi hanno deciso di continuare a scegliere comunque la speranza. Il gruppo indie di Chicago canalizza questo sentimento in qualcosa di reale nel secondo album, dando forma a un universo emotivo mentre espande il suo suono. La dinamica che alterna momenti di quiete a esplosioni di energia è più viva che mai ma adesso con due nuove aggiunte alla chitarra e al basso ha maggiore spinta. La batteria di Bailey Minzenberger si solleva mentre le chitarre interpretano lo stesso senso di possibilità narrato dalle parole di Niko Kapetan. Nel quotidiano danno la sensazione che ogni nota e ogni verso siano le uniche cose che importano. Tra così tanta musica rock che oggi estetizza la disperazione o si nasconde dietro l’ironia, questa band elogia la sincerità, come succedeva nei primi anni duemila. Le canzoni sembrano quei brevi momenti speciali – il primo bacio, un palloncino che si libra in aria, una discesa in bici troppo veloce – in cui tutto il corpo grida “sì”. Something worth waiting for ammette quanto sia facile cedere al cinismo e cerca di resistergli.
Kyle Kohner, Exclaim!

Inferno. Musica di Czerny, Liszt, Debussy, Stravinskij, Brahms

Behzod Abduraimov, 36 anni, è un virtuoso nel senso più completo del termine. Aprendo il concerto con le Variazioni su un tema di Rode _di Czerny offre una magistrale dimostrazione di raffinatezza pianistica e con arguzia e fascino scintillanti riesce a portarci lontani dagli aridi studi del compositore austriaco. Poi si tuffa nella retorica demoniaca della _Sonata Dante _di Liszt, alleggerendone la poesia tesa e violenta con rara finezza. La magia tonale dell’episodio di Francesca da Rimini è controbilanciata dalle travolgenti pagine finali. La _Suite bergamasque di Debussy offre un estremo cambio di direzione e Abduraimov mostra un’enorme raffinatezza, diffondendo una luce argentea su Clair de Lune e deliziando con le sue sfumature e la sua immaginazione nel Passepied. Nel _Petrushka _di Stravinskij, anche a confronto con le famose registrazioni di Pollini e Gilels, l’interpretazione di Abduraimov è la più scintillante di tutte. Come bis, Abduraimov ci offre l’intermezzo op. 119 n. 1 di Brahms con una spiritualità straordinaria.

Bryce Morrison,
International Piano

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1667 - 29 maggio 2026
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