“Se prima del 7 ottobre 2023 la cosa giusta da fare era scendere in piazza e protestare, dopo il 7 ottobre la cosa giusta da fare è diventata andare a combattere”. Paz Zemach è una ragazza israeliana di vent’anni, da poco congedata dal servizio militare, impegnata nei movimenti contro Benjamin Netanyahu da quand’era al liceo. L’ha intervistata Haaretz in un articolo intitolato “Perché per i giovani israeliani non è più di moda battersi per far cadere Netanyahu”.
Considerata la situazione in cui si trova il paese, scrive il quotidiano israeliano, questo fatto è sorprendente: “In teoria infatti sono i giovani che hanno da perdere più di tutti dal prolungarsi di un governo guerrafondaio deciso a smantellare il sistema democratico”. Una spiegazione è che, al contrario dei coetanei di altri paesi, in Israele i giovani sono molto più conservatori dei genitori e dei nonni, e negli ultimi anni questo spostamento a destra si è accentuato.
Secondo un sondaggio pubblicato su un altro quotidiano israeliano, Maariv, il 56 per cento degli elettori tra i 18 e i 22 anni si definisce di destra e un altro 22 per cento di centrodestra. Al confronto, solo il 3 per cento si definisce di sinistra e il 5 per cento di centrosinistra. Una larga maggioranza di questi ragazzi e ragazze preferisce Netanyahu a qualunque candidato di sinistra. È una tendenza spesso collegata al numero sproporzionatamente alto di giovani religiosi.
Di solito, scrive Haaretz, essere religiosi “va di pari passo con il voto a destra” e le famiglie religiose tendono ad avere più figli di quelle laiche: questo spiegherebbe perché sono tanti i ragazzi israeliani di destra. Noa Lavie, preside della School of government and society del Tel Aviv-Jaffa academic college, conferma che i giovani israeliani sono più conservatori di quelli di altri paesi, e lo spiega così: “Fin da piccoli imparano a glorificare lo stato e l’esercito. In Israele non esiste una cultura della protesta tra i ragazzi. L’esperienza militare sacralizza l’obbedienza e loro non sono stati abituati a scendere in piazza, come invece succede ai ragazzi in altri paesi”. ◆
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 1667 di Internazionale, a pagina 3. Compra questo numero | Abbonati