Una settimana dopo l’inizio del suo secondo mandato alla presidenza degli Stati Uniti, Donald Trump ha firmato l’ordine esecutivo 14186: “The Iron dome for America” (letteralmente, “la Cupola di ferro per l’America”), per la realizzazione di “uno scudo missilistico di nuova generazione”. Quando, a novembre del 2025, è stata pubblicata la National security strategy statunitense, il nome era già cambiato – non ha resistito – in “a Golden dome for the American homeland” (una Cupola d’oro per la patria americana).

Fino a poco tempo fa, la difesa missilistica era considerata per lo più una stranezza statunitense, guardata con sospetto dagli altri stati (con l’eccezione di Israele). È una cosa incredibilmente difficile da realizzare (come sparare a un proiettile con un altro proiettile) e comporta gravi conseguenze quando fallisce. Come ha scritto nel 2016 la Union of concerned scientists, la difesa missilistica è “estremamente complicata, costosa e piena di difficoltà tecniche”.

A marzo il Wall Street Journal ha sostenuto che la guerra in Iran ha dato ragione all’impegno statunitense nella difesa missilistica: il contrattacco regionale dell’Iran a Israele e alle basi statunitensi nel golfo Persico si è basato su migliaia di missili balistici e droni kamikaze, molti dei quali sono stati abbattuti dal sistema statunitense Terminal high altitude area defense (Thaad), dalle batterie Patriot (usate anche in Ucraina), dagli intercettori navali Aegis e dai diversi sistemi antimissile israeliani.

Molti sono stati abbattuti, ma non tutti. Alcune delle basi militari statunitensi più importanti al mondo non sono state protette dagli attacchi di droni e missili iraniani e hanno dovuto essere evacuate. La maggior parte ha subìto danni gravi.

Si dice che il Golden dome sia una risposta ai progressi missilistici di Russia e Cina. La preoccupazione, a quanto pare, non è tanto per i missili balistici ipersonici a testata nucleare e per i sistemi di bombardamento orbitale frazionale (che in realtà non sono tecnologie nuove). Nel maggio 2025 la Defense intelligence agency ha pubblicato una valutazione pubblica delle “minacce missilistiche al territorio degli Stati Uniti”, in cui avvertiva che la Cina costruirà molti altri missili ipersonici e da crociera, ma chiariva anche che i missili balistici intercontinentali restano “la minaccia principale”.

Il governo statunitense dice di voler spendere 175 miliardi di dollari in tre anni per costruire il Golden dome, ma sono cifre sballate. Il Congressional budget office stima che costruire e far funzionare lo scudo costerebbe semmai 1.200 miliardi di dollari in vent’anni (anche questa stima però è contestata), e nessuno pensa che sarà pronto per il 2029. Questo non ha impedito a Trump e al suo segretario della guerra, Pete Hegseth, di posare vicino a un modellino degli Stati Uniti continentali protetti da un emisfero trasparente e luminoso.

I piani per il Golden dome prevedono tre livelli. Migliaia di satelliti in orbita terrestre bassa individueranno i missili al momento del lancio e li abbatteranno dallo spazio subito dopo. Nuovi siti di difesa sul terreno (Ground-based midcourse defense, Gmd) e ulteriori siti Aegis Ashore abbatteranno i missili a metà della loro traiettoria. Altre 35 installazioni sparse per gli Stati Uniti serviranno per la difesa locale contro i missili a raggio più corto. Almeno, questa è l’idea.

L’innovazione che non c’è

Se gli intercettori orbitali funzionassero, sarebbero una innovazione enorme per la difesa missilistica. Dai primi anni duemila gli Stati Uniti hanno installato in dei silos nell’Alaska centrale (e più di recente anche in California) dei grandi intercettori terra-aria che in teoria potrebbero abbattere missili balistici intercontinentali (Icbm) armati con testate nucleari. Ma c’è un vecchio problema mai superato: il sistema che dovrebbe intercettare i missili a metà del loro percorso, fuori dall’atmosfera, può essere sconfitto usando testate multiple indipendenti oppure esche che imitano le testate vere.

Ci sono solo quaranta intercettori in Alaska e quattro in California, mentre la Russia ha più di trecento missili balistici intercontinentali, ognuno dei quali può portare più testate. Un singolo sottomarino russo può avere abbastanza testate nucleari da sopraffare l’intero sistema Gmd anche se funzionasse perfettamente (finora è stato testato solo in condizioni piuttosto facili).

Gli intercettori orbitali, armati con laser oppure, più plausibilmente, con armi cinetiche non ancora collaudate, in teoria potrebbero intercettare un missile intercontinentale russo RS-28 Sarmat o un cinese DF-61 nella fase di spinta iniziale, subito dopo il lancio, prima che possano attivare contromisure ed esche.

Il problema degli intercettori orbitali – a parte il fatto che per ora non esistono – è che, girando intorno alla Terra ad alta velocità, raramente si troverebbero nel posto giusto. Ce ne vorrebbero molte migliaia per essere sicuri che ce ne sia sempre qualcuno sopra i possibili siti di lancio, cioè ovunque in Russia o in Cina o, per i missili lanciati da sottomarini, in un punto qualsiasi degli oceani.

Il 17 marzo due sottosegretari alla guerra statunitensi, Marc Berkowitz e Robert Kadlec, hanno testimoniato davanti al congresso sui piani per il Golden dome. Kadlec ha spiegato che gli Stati Uniti dovranno presto scoraggiare contemporaneamente due potenze nucleari alla pari, la Russia e la Cina. Berkowitz ha descritto il Golden dome come “il pilastro della nostra difesa nazionale”. Senza questo scudo, ha detto, gli Stati Uniti hanno solo una capacità “limitata” di difendersi o di “scoraggiare la Cina con la forza”.

Come suggerisce il nome originale, “Iron dome for America”, parte dello slancio a favore del Golden dome viene dall’esperienza di Israele. Nell’aprile e nell’ottobre del 2024 l’esercito israeliano ha sostenuto di aver intercettato il 99 per cento dei missili iraniani con l’Iron dome (la cifra reale era probabilmente più vicina all’85 per cento, e nella guerra del 2026 è stata ancora più bassa). Il territorio degli Stati Uniti però è 450 volte più grande di Israele, e l’Iron dome non abbatteva dei missili balistici intercontinentali. Ma gli Stati Uniti avevano aiutato Israele a costruire l’Iron dome, quindi perché non farselo anche a casa?

Trump parla di qualche versione del Golden dome fin dal suo primo mandato, e quando l’ha annunciata l’anno scorso ha detto di stare “completando il lavoro avviato dal presidente Reagan quarant’anni fa”. La Strategic defense initiative del 1983 avrebbe dovuto sostituire la distruzione reciproca certa usando delle “tecnologie difensive”. Ronald Reagan paragonava la difesa missilistica a un tetto che protegge una famiglia dalla pioggia: una similitudine tipicamente casalinga e fuorviante. Una costellazione globale di armi d’intercettazione orbitali non ha niente a che vedere con un tetto, uno scudo o una cupola.

Se fosse possibile costruire un sistema funzionante di migliaia di intercettori orbitali capaci di distruggere missili, perché uno stato nemico dovrebbe lanciare un Icbm contro gli Stati Uniti senza prima attaccare i satelliti? Per ora la domanda resta ipotetica. Gli Stati Uniti hanno cominciato a costruire una piccola parte della costellazione, chiamata Proliferated warfighter space architecture, ma i pochi satelliti lanciati finora sono satelliti di comunicazione cifrata e di rilevamento, non intercettori orbitali. E perfino questi lanci hanno subìto ritardi.

Per quanto riguarda gli altri livelli del Golden dome, finora i progressi sono stati scarsi. Il 23 giugno il Pentagono ha annunciato di aver testato un sistema chiamato Dynamic defence autonomous defeat system, che ha usato “energia diretta” per abbattere droni e missili da crociera. Probabilmente il sistema è pensato per la difesa locale contro i droni. Nel 2024 la Missile defense agency statunitense ha condotto un test di intercettazione contro un missile balistico a medio raggio lanciato da un aereo verso Guam, che a quanto pare ha funzionato.

Le aziende statunitensi del settore militare hanno già ottenuto miliardi di dollari in contratti di sviluppo, ma nel 2029 non ci sarà nessuna rete planetaria di armi satellitari. Ad aprile il Pentagono ha chiesto un bilancio di millecinquecento miliardi di dollari per il prossimo anno. Ma perfino in questa cifra gigantesca solo diciotto miliardi di dollari (meno di un quarto del bilancio per i droni) erano destinati al Golden dome. Parte dei fondi andrà alla ricerca, e le forze armate statunitensi vogliono ampliare la loro rete di satelliti. Le parti più pratiche del Golden dome erano già in lavorazione quando alla Casa Bianca c’era Joe Biden.

Gli arsenali crescono

È una fortuna che il sistema statunitense, nella sua forma attuale, manchi dell’organizzazione e della determinazione necessarie a realizzare le sue ambizioni smisurate. La difesa dai missili nucleari è sempre stata indistinguibile dalla ricerca di un modo per attaccare per primi con l’atomica e vincere. Se gli Stati Uniti costruissero uno scudo di difesa strategica perfetto, cosa gli impedirebbe di chiedere il disarmo di Russia e Cina? Se queste rifiutassero, gli Stati Uniti potrebbero distruggere le loro armi nucleari, sapendo di essere al sicuro da qualunque rappresaglia.

A maggio Russia e Cina hanno pubblicato una dichiarazione congiunta in cui affermano che il programma Golden dome “nega completamente il principio fondamentale del mantenimento della stabilità strategica globale”. Ma Stati Uniti, Russia e Cina stanno tutti modernizzando i loro sistemi missilistici nucleari e i loro bombardieri strategici. La Cina sta conducendo un ampio potenziamento del suo arsenale di testate nucleari. Gli arsenali missilistici crescono in tutto il mondo. Gli Stati Uniti prevedono di acquisire diecimila missili da crociera e dodicimila missili ipersonici nei prossimi tre-cinque anni.

Il Golden dome è il progetto perfetto per Trump. Fa una bella figura su un manifesto, la tecnologia non funziona o non sarà mai costruita, e promette un’illusione di sicurezza che in realtà aumenta i pericoli.

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