Cultura Libri
La malinconia del viaggiatore
416 pagine, 20 euro

A cinquant’anni dall’esordio, Jan Brokken torna ai temi che attraversano tutta la sua opera con questa raccolta di racconti che conferma la sua capacità di trasformare il viaggio in letteratura. Stavolta lo fa con un libro sugli artisti in movimento, sugli esili, sulle partenze e sui ritorni immaginati. Tra le sue pagine compaiono Antonio Machado, Antonín Dvořák, Franz Kafka, Henri Matisse e altri protagonisti della cultura europea, accomunati dall’esperienza dello spostamento e da una sottile nostalgia di casa. Il libro si apre a Collioure, davanti alla tomba di Machado, dove una cassetta delle lettere continua a raccogliere i messaggi lasciati dai visitatori. È una scena che spiega bene il metodo di Brokken: il viaggio non come ricerca dell’avventura, ma come esercizio di attenzione. Un dettaglio, un incontro, un luogo apparentemente marginale diventano il punto di partenza per raccontare una vita, un’opera, un pezzo di storia europea. In un’epoca in cui il viaggio è accusato di essere inquinante, elitario o ridotto a puro consumo, Brokken ne rivendica il valore conoscitivo. “Ogni viaggiatore è un esploratore”, scrive: ciò che scopre forse non è nuovo per l’umanità, ma lo è per lui. Viaggiare significa imparare a vedere diversamente il mondo e se stessi, lasciandosi sorprendere dall’imprevisto. È un libro che difende il viaggio come esperienza umana e culturale, e che ricorda come il movimento sia ciò che tiene vivo il mondo.
Toine Heijmans, de Volkskrant

Leggere le onde
228 pagine, 19,00 euro

Grazie agli studi basati sulla risonanza magnetica funzionale (fMri), negli ultimi decenni le neuroscienze hanno mostrato che la memoria usa le stesse aree cerebrali, o aree molto simili, impiegate dall’immaginazione e dai sogni a occhi aperti. I ricordi, in altre parole, non sono conservati in una sorta di archivio immutabile, ma sono storie in continua trasformazione riscritte ogni volta che le ricordiamo. È questa l’idea alla base di Leggere le onde, il nuovo memoir-manifesto di Lidia Yuknavitch. L’autrice presenta così la propria esperienza come qualcosa di disordinato e aperto a interpretazioni sempre nuove, costruendo una sorta di critica letteraria autobiografica del processo attraverso cui si forma il sé. Racconta relazioni amorose, incontri sessuali fugaci, amicizie ambigue, il matrimonio, la maternità, la scrittura delle altre donne e la solitudine. La sua idea centrale è che non siamo solo abitati dai ricordi: siamo noi stessi ad abitare la memoria. L’identità, suggerisce, può muoversi e trasformarsi come fanno le storie. Le nostre azioni modificano il modo in cui interpretiamo il passato e, così facendo, modificano anche noi stessi. Non esiste dunque una memoria definitiva né un’autobiografia conclusiva. Attraverso il semplice atto di vivere, resistere e raccontare, possiamo deporre il peso del dolore e lasciare emergere storie nuove. La vera forza del libro sta proprio in questa convinzione: abbiamo il potere di reinventarci.
Anita Felicelli, Alta Journal

Bambina con zainetto
112 pagine, 15,00 euro

Attraverso la protagonista Ihintza, la scrittrice basca Eztizen Artola racconta la realtà dei minori che hanno uno (o entrambi) i genitori in carcere. Con questo romanzo ci offre un’opera originale che dà voce ai “bambini con lo zainetto”, un tema finora inedito nella narrativa. È un libro che aggiunge prospettive ed esperienze non egemoniche al conflitto basco, sempre definito al singolare (armato, maschilizzato eccetera). Infatti mette al centro le donne che hanno vissuto la politica penitenziaria di isolamento e allontanamento dei prigionieri baschi, dall’esterno del carcere. In questo modo, la scelta dell’autrice s’inserisce nella proposta avanzata negli ultimi anni dal pensiero femminista basco contemporaneo, ovvero la necessità di comprendere il “conflitto basco” come una pluralità di conflitti, piuttosto che come unico. La prigione appare un’istituzione che provoca dolore e persecuzione e costringe una bambina a diventare grande prima del tempo. Nel corso della narrazione vediamo come l’innocenza di una bambina, tra campi estivi, compleanni e feste della Aste Nagusia lascia il posto alla consapevolezza di una ragazza che comincia a interrogarsi sulle cose. Sebbene prevalgano lo stile leggero e la prospettiva infantile, a tratti la protagonista si immerge in riflessioni più profonde, spinta dal bisogno di spiegare la realtà in cui vive.
Irati Majuelo, Berria

Ultime parole famose
408 pagine, 19,50 euro

Cosa fareste se il vostro amorevole e premuroso marito, senza alcuna spiegazione apparente, afferrasse una pistola, prendesse in ostaggio alcuni sconosciuti in un magazzino e desse il via a un drammatico confronto con la polizia? “Dite a mia moglie che la amo”, implora Luke, il marito, a un negoziatore prima di uccidere due ostaggi e fuggire dal retro dell’edificio, per poi sparire nel nulla. Dopo questo avvio, l’ultimo thriller di Gillian McAllister salta avanti di sette anni. Di Luke non si è più saputo nulla; gli ostaggi uccisi non sono mai stati identificati; e sua moglie Cam, agente letteraria e voce narrante di parte del romanzo, cerca di distrarsi frequentando Charlie, un uomo gentile con cui è uscita qualche volta. Eppure Cam non riesce a credere che il marito, un tempo affettuoso, sia scomparso per sempre, né che fosse davvero un assassino. I tasselli del puzzle emergono lentamente, ma finiscono per incastrarsi con notevole precisione.
Sarah Lyall, The New York Times

Altro da questo numero
1670 - 19 giugno 2026
Abbonati a Internazionale per leggere l’articolo.
Gli abbonati hanno accesso a tutti gli articoli, i video e i reportage pubblicati sul sito.