Cultura Suoni
Frozen Charlotte
Jack White (David James Swanson)

“Benvenuti nel giardino dell’Eden”, canta Jack White all’inizio dell’album in G.O.D. and the broken ribs. “Qui non c’è nessuno tranne me e te. Allora, cosa mangiamo?”. Ci si aspetta una mela, ma lui risponde subito: “Prova microfono, uno-due, uno-due”. È la musica il grande tentatore, la fine del paradiso e l’inizio della storia. Da questo momento in Frozen Charlotte la chitarra è protagonista assoluta, mentre le melodie vocali finiscono in secondo piano. White sembra decisamente pronto a divertirsi: non è più il giovane rocker ossessionato dal mito, che con i White Stripes fece l’opposto di Adamo ed Eva trasformando sua moglie in una specie di sorella. Ora sembra imperturbabile e rilassato. Frozen Charlotte prende il nome da una bambola di porcellana dell’ottocento, a sua volta battezzata in onore di una ragazza di una canzone popolare che si rifiutò di indossare un cappotto sopra il suo bel vestito e morì congelata mentre andava al ballo. È una metafora azzeccata per un album come questo. Una bambola Frozen Charlotte costava appena un penny e, anche se non riusciva a fare la spaccata come Barbie, portava gioia nelle case più povere. Qualcosa di economico che stimola l’immaginazione, come la chitarra per White: un insieme di parti inanimate che, nelle mani giuste, possono diventare un mondo intero. Questo disco è una lettera d’amore al suo strumento preferito. E nonostante l’attenzione si sia spostata dai testi alla musica, non è mai stato così facile vedere l’uomo vero dietro l’icona.
Wren Graves, Consequence of Sound

new avatar
Kelela (Neva Wireko)

C’è un momento brevissimo all’inizio di new avatar, nuovo album di questa originale artista r&b, in cui avviene una specie di risoluzione. Non del tutto, perché è troppo presto, ma sicuramente è uno spazio di sollievo. Succede durante idea 1, quando il ritornello segna un cambiamento deciso, portando il brano da un downtempo fatto di arpeggi delicati e synth raffinati a un inno spaziale, con chitarre fulminee e armonie vocali che svettano verso il cielo. È una mossa notevole, perché dopo trenta secondi il ritmo torna come all’inizio, senza strappi. È un esempio dell’approccio irrequieto e movimentato di Kelela fin dal suo debutto, tredici anni fa. In against me ascoltiamo alcune delle sue interpretazioni vocali più spettacolari dai tempi di Take me apart del 2017: una voce che combina il tipico staccato e melisma r&b con un vibrato morbido e una schiettezza colloquiale. Forse sono il virtuosismo e l’imprevedibilità del canto a non renderla mai ripetitiva. Il disco può essere considerato il suo lavoro più riuscito perché sa combinare lo spirito di avventura intellettuale con la leggerezza e la sicurezza di sé.
Luke Cartledge, Paste Magazine

Affascinato dalla Rhapsody in blue di George Gershwin, il pianista-compositore Vyacheslav Gryaznov ha deciso di scrivere una musica basata sui temi dell’opera Porgy and Bess. Il risultato è questa Rhapsody in black, che non è una semplice trascrizione, ma riprende i due personaggi principali dell’opera e il suo materiale musicale organizzandolo in tre movimenti: Day in New York, Night Bess e Bess and Porgy. È la base che serve a Gryaznov per puntellare un mondo che parte da blues e jazz e arriva alle frontiere dell’atonalità. L’opera ricicla il materiale esistente per scavarlo, riprenderne il controllo e utilizzarlo secondo nuove regole. Alcuni passaggi sono più gershwiniani di Gersh-win, ricordando l’uso che ne fece Bernstein in On the town. Altri si staccano dal modello per evocarlo liberamente, tra impressioni di New York, variazioni jazz e piccole scene. Tutto con un virtuosismo sbalorditivo e una costante inventività di temi e timbri, sempre tra malizia e tenerezza. Nell’album c’è anche una riuscitissima Rhapsody in blue.
Sylvain Fort, Diapason

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1674 - 17 luglio 2026
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