Da quando nel 2022 la corte suprema degli Stati Uniti ha annullato la sentenza Roe v. Wade, che garantiva a livello federale il diritto all’interruzione di gravidanza, l’aborto è diventato un terreno di scontro. E il campo di battaglia è spesso lo spazio esterno alle cliniche in cui è praticato. Al momento, tredici stati su cinquanta vietano o impediscono l’aborto, e molti altri stanno cercando di limitarlo. Soprattutto in questi ultimi, fuori dalle cliniche si trovano da un lato le utenti del servizio, che avrebbero bisogno di tranquillità e riservatezza, accompagnate da amiche o parenti; dall’altro esponenti delle associazioni cattoliche, spesso uomini, con cartelli e toni molto aggressivi. Jeffrey Nils Gardner è un’attivista non binaria che si è arruolata come abortion clinic escort, una sorta di guardia del corpo che protegge le donne dai manifestanti. Il suo corpo è però percepito come molto maschile: barba, spalle larghe e camicie a quadri. Il suo aspetto cambia le regole dello scontro: da un lato chi entra in clinica si sente più sicura e rappresentata simbolicamente da un genere assente quando si tratta di diritto all’aborto, dall’altra costringe i manifestanti a usare argomentazioni e toni diversi. Bodies on the line è raccontato in soggettiva da Jeffrey, mentre la sua collega Olivia riporta le stesse vicende da un punto di vista esterno.
Jonathan Zenti
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 1674 di Internazionale, a pagina 84. Compra questo numero | Abbonati