Cultura Schermi
La vendetta perfetta. Bear Country
Russell Crowe, Luke Evans
Stati Uniti 2026, 111’. In sala
Couture (dr)

Russell Crowe interpreta Manco Kapak, il proprietario di un locale notturno albanese di Los Angeles che usa la sua attività per riciclare il denaro di un cartello della droga. Un infarto lo spinge a pensare di ritirarsi, ma è proprio a questo punto che cominciano i guai seri. Questa commedia poliziesca fa affidamento sul fascino bonario di Crowe e su una comicità che deriva dal mettere in ridicolo personaggi che tentano di conformarsi ai luoghi comuni dei film di gang-ster. Il risultato è abbastanza deludente. La vendetta perfetta ci ricorda la potenziale ricchezza tematica di questo genere cinematografico, ma anche quanto sia difficile realizzarlo come si deve.
Elena Lazic, Variety

Couture
Angelina Jolie
Francia / Stati Uniti 2026, 106’. In sala

Tre ritratti di donne molto diverse sullo sfondo della settimana della moda di Parigi. Maxine (Jolie) è una regista statunitense specializzata in film sui vampiri, ingaggiata per dirigere un videoclip da proiettare durante una sfilata di moda. Angèle (Ella Rumpf) è una truccatrice francese che scrive e sogna di essere pubblicata. Ada (Anyier Anei) è una modella sud-sudanese di 18 anni, appena arrivata dal Kenya, dove i suoi genitori si sono rifugiati dalla guerra. La moda è frivola, effimera, non così distante dalla vita, che è appesa a un filo. A questo adagio si appoggia la regista, sovvertendo la profondità psicologica, abbracciando il glamour ma esplorando temi seri. Couture è discontinuo e il finale non sembra del tutto riuscito, ma è impossibile rimanere impassibili di fronte ai suoi movimenti eleganti, ai volti da cui traspaiono una bellezza e una sensualità straordinarie. Tutto questo senza tra l’altro ignorare i lati oscuri dell’industria dell’alta moda.
Jacques Morice, Télérama

Tony. Diario di un giovane cuoco
Dominic Sessa, Antonio Banderas
Stati Uniti 2026, 106’. In sala
Tony. Diario di un giovane cuoco (dr)

Uno dei tanti pregi di Tony, il quinto lungometraggio del regista canadese Matt Johnson, è che il film sarebbe altrettanto piacevole anche se il suo soggetto fosse un perfetto sconosciuto. In altre parole, questa storia romanzata delle origini di Anthony Bourdain, il celebre chef, scrittore, narratore e conduttore televisivo morto nel 2018 , non chiede al suo pubblico più di quanto non faccia qualsiasi altro film su un adolescente irriverente alle prese con le difficoltà della sua movimentata età. Lo stesso Bourdain forse è troppo grande per un singolo film, le sue vicissitudini e i suoi talenti sono troppo complessi da ingoiare in un solo boccone. Consapevole di ciò, Johnson ci offre solo un aperitivo, un assaggio di una personalità aspra, complessa e a tratti autodistruttiva. Traendo ispirazione dai primi capitoli del memoir di Bourdain, Kitchen confidential, Johnson ci presenta il suo eroe allampanato di 19 anni durante l’estate del 1975, in cui quasi casualmente si ritrova a lavorare in un ristorante di pesce del Massachusetts. Su una spalla di Tony ci sarà lo chef/angelo interpretato da Antonio Banderas, sull’altra c’è il diavolo Sal (Leo Woodall), un edonista donnaiolo e drogato. Questa tensione è il vero motore del dramma.
Jeannette Catsoulis, The New York Times

Sheep in the box
Ayase Haruka, Daigo Yamamoto
Giappone 2026, 126’. In sala

Apparentemente concepito per il nostro presente di ansia legata all’intelligenza artificiale, il film – che racconta la storia di una coppia in lutto, Otone (Haruka Ayase) e Kensuke (Daigo Yamamoto), a cui è donato un sosia umanoide del figlio defunto, Kakeru (Rimu Kuwaki) – Sheep in the box appare datato fin dall’inizio, soprattutto perché trae ispirazione in modo evidente da AI (2001) di Steven Spielberg. Kore’eda è già stato paragonato a Spielberg per l’abilità nel dirigere attori bambini, la predilezione per i drammi familiari e la capacità di destreggiarsi tra sentimentalismo e sobrietà. Stavolta il suo istinto lo tradisce in una storia noiosa e priva di emozioni, che si anima solo in presenza della suocera combattiva di Otone (Kimiko Yo), scettica nei confronti di Kakeru 2.0. La moderazione di Kore’eda raramente è sembrata così robotica.
Justin Chang, The New Yorker

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1680 - 28 agosto 2026
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