Cultura Suoni
So much for goodbyes
Billy Strings (Dana Trippe)

La copertina del quinto album del cantautore statunitense Billy Strings è un collage surreale realizzato dalla madre Debra Apostol, morta nel giugno 2025 a 64 anni mentre stava ancora lavorando all’opera. Al centro compare Strings con la chitarra e una gamba ingessata, mentre sopra di lui campeggia il ritratto della madre. Non sorprende quindi che So much for goodbyes sia soprattutto un disco sul dolore e sull’elaborazione della perdita. Strings ha sempre trasformato le esperienze più difficili della sua vita – dalla morte del padre per overdose alle dipendenze che hanno segnato lui e le persone vicine – in materiale per scrivere canzoni. In So ­much for goodbyes lo fa con particolare sincerità, alternando angoscia e ironia, ma con un calore di fondo che impedisce al disco di diventare semplicemente funereo. Musicalmente l’album attraversa country, bluegrass, folk e gospel. Brani come Burn the other end, Lay me down e Wrestling an angel affrontano rimorso e conflitti interiori, mentre pezzi più giocosi come I like train songs alleggeriscono l’atmosfera. Spicca, inoltre, lo straordinario virtuosismo chitarristico di Strings, evidente negli assoli di Remember to cry e nella strumentale Bluewater breakdown. Il cuore del disco resta comunque il lutto materno: Still I crash è una lettera aperta a Debra, mentre la delicata Debra’s waltz chiude il lavoro trasformando il dolore personale in qualcosa di universale e senza tempo.
Andrew Mueller, Uncut

K-drone
Šimanský Vaľko Podracký (dr)

Con K-drone il trio della Repubblica Ceca Šimanský Vaľko Podracký raccoglie idealmente l’eredità psichedelica degli Spacemen 3 trasformandola in un’esperienza acustica, minimale e allucinatoria. Nato da dall’improvvisazione libera, l’album riunisce il chitarrista Jakub Šimanský, Michal Vaľko alla ghironda e il compositore Jan Podracký, impegnato con flauti, armoniche e altri strumenti a fiato. I cinque brani ruotano attorno all’incontro tra i bordoni terrosi della ghironda e le melodie essenziali della lap steel guitar, mentre i fiati creano traiettorie imprevedibili. Il risultato è una musica ricca di effetti psicoacustici, capace di evocare stati dissociativi, visionari e talvolta inquietanti, ma sempre caratterizzata da una forte dimensione collettiva. Brani come Sine, Speedrone e Pro dj alternano voci, banjo, chitarre e flauti, mentre Alien radigue, omaggio alla pioniera Éliane Radigue, esprime il lato più giocoso del progetto. In Slush, invece, le strutture sembrano disgregarsi. Più che rifarsi al folk medievale, il trio usa la tradizione per creare un organismo sonoro fluido e minimale. K-drone altera la percezione del tempo fino a suggerire che sia la musica stessa a diventare una sostanza psichedelica.
Miloš Hroch, The Quietus

Liszt: angels & demons

Il secondo album di Stella Almondo, registrato quando non aveva ancora vent’anni, conferma le promesse del primo. La pianista monegasca ci mostra i due volti antagonisti di Liszt: il poeta sereno e il demone fiammeggiante. Del poeta ammiriamo soprattutto un Liebeslied, trascrizione di un lied di Schumann, dove il canto s’innalza naturalmente, come quello dell’Ave Maria da Schubert, magnificamente cesellato. Sono ottimi anche la Consolation n. 3, il Sonetto CIV di Petrarca e Die Loreley. Nelle pagine più impetuose Almondo dà il meglio di sé. Mephisto-Walzer n. 1 coltiva una vera ebbrezza sonora, nella tradizione di Horowitz; la Danse macabre ha momenti di puro entusiasmo; Wilde jagd avanza con una sicurezza assoluta. Après une lecture de Dante ci scaraventa in mezzo ai cerchi infernali: l’urgenza e la febbre che animano l’interpretazione danno vita a una versione incendiaria: se pensate che sia una partitura alla quale un po’ di stravaganza fa bene, eccovi serviti! Questo è un disco animato da generosità, energia e impegno.
Bertrand Boissard, Diapason

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1682 - 11 settembre 2026
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