Cultura Schermi
Fatherland
Sandra Hüller, Hanns Zischler
Polonia / Germania / Francia / Italia 2026, 82’. In sala
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Fatherland (dr)

Una brillante Sandra Hüller interpreta Erika Mann, la figlia dello scrittore Thomas Mann che accompagna il padre in un viaggio dalla California (dove il Nobel si è rifugiato prima della seconda guerra mondiale) alla Germania devastata del 1949, per ritirare dei premi. Fanno tappa nella Germania Ovest alleata, poi nella Germania Est occupata dai sovietici. Il viaggio dei Mann, tra discorsi e premiazioni, illustra chiaramente le sfide che perfino le visioni più illuminate dell’umanità dovettero affrontare dopo l’inferno della seconda guerra mondiale. Pawlikowski, in un’opera in bianco e nero che riesce a dimostrare intelligenza e bellezza cinematografica in metà del tempo (82 minuti) di opere di altri autori affermati, crea una tragedia dell’esilio che in definitiva non riguarda un autore anziano o la sua famiglia, ma tutti noi, che viviamo in un mondo che non riconosciamo più. Né allora né, visti i tempi, oggi.
Nicolas Rapold, Sight&Sound

Il tempo di Anne
Sophie Marceau, Thaïs Alessandrin
Francia 2026, 105’. In sala
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Diciassette anni dopo Lol, Lisa Azuelos firma il seguito di quella fortunata commedia. La regista mette da parte Lola, il personaggio principale del primo film, per concentrarsi sulla sorella più piccola, Louise (Alessandrin), che oggi ha 25 anni. Sconvolta da una dolorosa rottura sentimentale, aggravata da una delusione professionale, Louise torna a casa dalla madre Anne, anche questa volta interpretata da Sophie Mar-ceau. Una madre un po’ fuori dal mondo che fatica a stare al passo con i tempi e che vuole godersi la ritrovata libertà, passando da un amante all’altro, ma deve fare i conti con i figli: Louise, ma anche Théo (Victor Belmondo) che le annuncia che presto diventerà nonna. Azuelos rivisita la ricetta del primo film con qualche ingrediente di attualità (social, influencer, inclusività e app d’incontri). L’aggiornamento funziona fino a un certo punto, però Il tempo di Anne rimane una piacevole riproposizione della formula originale che non si prende troppi rischi.
Olivier Delcroix, Le Figaro

La bambola
Vincent Macaigne, Zoé Marchal
Francia 2025, 80’. In sala
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La bambola

Anche solo per la sua fantasiosa premessa – la bambola sessuale Audrey che una sera si risveglia davanti al suo “proprietario” – l’opera prima di Sophie Beaulieu merita di essere vista. In Barbie di Greta Gerwig la celebre bambola era convinta che il mondo fosse meraviglioso, prima di scoprirne il lato oscuro. Audrey sbarca nella società senza preconcetti, scopre i codici che la regolano, fa domande assurde e sconvolge tutti. Poi, un giorno dopo l’altro, la vita da casalinga la logora e il suo sorriso si spegne. Certo, La bambola avrebbe potuto essere più feroce, invece preferisce smontare i luoghi comuni con delicatezza.
Clarisse Fabre, Le Monde

Primetime
Robert Pattinson
Stati Uniti 2026, 110’. In sala
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Primetime (dr)

L’acclamato documentarista Lance Oppenheim ha sfornato un thriller drammatico, eccessivo e un po’ pesante che, nonostante un’elaborata atmosfera, non sembra sicuro di cosa voglia dire su mass media, moralità o qualsiasi altra cosa. Lo spunto è il controverso reality To catch a predator, andato in onda tra il 2004 e il 2008, in cui gli autori, fingendosi dei minorenni, attiravano presunti predatori sessuali in “case-trappola” dove venivano smascherati e consegnati alla polizia, dando vita a momenti televisivi di grande effetto. Mettendo da parte gli aspetti legali che seguivano la messa in onda, il film sembra preoccuparsi più che altro delle beghe che emergono dietro le quinte. Pattinson è convincente nel ruolo del pomposo conduttore dello show, Merritt Wever interpreta Andie Bender, una cinica dirigente televisiva (che è personaggio fittizio), corteggiata da un altro network, e Skyler Gisondo interpreta Dan Plumb (altro personaggio fittizio), aspirante attore dall’aspetto infantile che funge da esca. La tensione sale quando tutti si rendono conto di dover fare qualcosa per mantenere alti gli ascolti. Sorgono così anche alcune intriganti ipotesi di complotto, che però non portano a nulla.
Peter Bradshaw, The Guardian

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1687 - 16 ottobre 2026
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