Cultura Schermi
Ragione e sentimento
Esmè Creed-Miles, Daisy Edgar-Jones
Regno Unito / Stati Uniti 2026, 132’. In sala
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Ragione e sentimento (dr)

Abbiamo davvero bisogno di un altro adattamento cinematografico del primo romanzo di Jane Austen, considerando che esiste già l’ottima versione di Ang Lee del 1995? Probabilmente no. Ciò detto questa nuova trasposizione sullo schermo delle vicissitudini amorose delle sorelle Dash-wood è indubbiamente affascinante. Georgia Oakley, dopo lo straordinario debutto con Blue Jean (2022), ci regala una versione più concreta e tangibile di Ragione e sentimento, prendendosi qualche educata libertà rispetto all’amato materiale di partenza. Ma i puristi non devono temere perché non siamo dalle parti di Cime tempestose di Emerald Fennell. L’anticonformismo di Oakley si limita a qualche scelta di cast, a qualche coreografia un po’ azzardata e al fatto che Marianne (Creed-Miles) sembra più una selvaggia fata dei boschi che una classica eroina di Jane Austen. L’umorismo non manca ma è più attenuato che nella versione di Lee, in linea con la scelta delle tonalità e delle luci invernali. Il cuore del film comunque non sono le travagliate storie delle sorelle cadute in disgrazia quanto il legame tra la riservata Elinor (Edgar-Jones) e l’inguaribile romantica Marianne. Un po’ sacrificati i rispettivi corteggiatori, tra i quali comunque spicca un impacciato e goffo ma adorabile George MacKay.
Wendy Ide, The Observer

Urchin
Frank Dillane
Regno Unito / Stati Uniti 2025, 99’. In sala
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Urchin non è un film che rompe gli schermi, semmai un dramma realizzato con sicurezza, sottilmente toccante, così da elevarsi al di sopra del classico studio sul personaggio. Incontriamo l’ex tossicodipendente Mike (Dillane) mentre vaga per le affollate strade di Londra. Sta cercando di riprendersi dopo un fatto violento che l’ha portato in carcere per qualche mese. La “seconda possibilità” di Mike è descritta attraverso scene naturalistiche e malinconiche, con degli intermezzi onirici che lo mostrano mentre ritrova il buonumore. Nei suoi momenti migliori, prima di ricadere nelle abitudini più spigolose, Mike è gentilmente infantile, eccentrico e un po’ orgoglioso. Dillane riesce a renderlo al tempo stesso patetico e delizioso. L’attore Harris Dickinson (Triangle of sadness, Baby-girl), al suo debutto alla regia, dimostra la sua sincera passione per il cinema, anche se il risultato, nel complesso, è abbastanza convenzionale.
Beatrice Loayza, The New York Times

Klara e il sole
Jenna Ortega, Amy Adams
Regno Unito / Stati Uniti / India 2026, 116’. In sala
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Quando ha adattato Il cielo in gabbia di Christine Leunens per il suo JoJo Rabbit, Taika Waititi si era allontanato dal romanzo, decisamente cupo, per spostarsi in un terreno farsesco in cui si trovava più a suo agio. Purtroppo in questo caso è stato fin troppo fedele al romanzo di Ishiguro, tradendone però la visione pacata e meditativa, e rifacendosi ai suoi successi precedenti all’esperienza Marvel senza riuscire a riproporre il suo umorismo asciutto ma assurdo, tipicamente neozelandese. Klara (Ortega) è un un robot con straordinarie capacità di osservazione, che viene venduto come “amico artificiale” per un’adolescente molto malata. Se il romanzo di Ishiguro è una distopia retrofuturistica che s’interroga su chi siamo, ora e domani, il film di Waititi è una commedia di fantascienza che parla del potere dell’amore e dell’amicizia. Un bel passo indietro.
Clarisse Loughrey, The Independent

Wildwood
Stati Uniti 2026, 131’. In sala
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Wildwood (dr)

Dopo che il suo fratellino viene rapito dai corvi, una ragazzina di seconda media particolarmente precoce entra in un mondo magico e si ritrova al centro di una guerra, un po’ come nelle Cronache di Narnia. Oltre a C.S. Lewis, in questo film si percepiscono echi di Tolkien e Guillermo del Toro, si pensa a Zootropolis e Labyrinth e si ritrova qualcosa della Principessa Mononoke dello Studio Ghibli. Wildwood è un’ode agli outsider e agli eccentrici, raccontata su una tela ampia e ambiziosa, di una scala mai vista prima nell’animazione in stop-motion.
John Nugent, Empire

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1688 - 23 ottobre 2026
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