Cultura Libri

“Non correte! Andate piano!”

“Non correte! Andate piano!”
187 pagine, 19 euro
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Il regista Roman Polanski aveva già raccontato la sua infanzia durante la guerra in un’autobiografia: il muro che nel 1941 vede sorgere intorno al ghetto di Cracovia, i genitori deportati, la madre morta ad Auschwitz, il rifugio presso contadini polacchi. In “Non correte! Andate piano!” torna su quel passato. Per quanto gravi siano i fatti di violenza sessuale per i quali ha riportato condanne o è stato accusato, sarebbe un peccato non leggere il Polanski bambino rinchiuso nel ghetto. Il volume nasce da un’intervista del 2006 per l’Istituto nazionale dell’audiovisivo francese e la fondazione per la memoria della Shoah. Il rigore e l’interrogarsi continuo, accogliendo lacune e incomprensioni dei ricordi, trasformano la testimonianza orale in un ammirevole lavoro di scrittura. Il titolo riprende l’esortazione del lavoratore polacco che lo aiutò a uscire durante il rastrellamento che portò allo sgombero del ghetto, nel marzo 1943. Alle sue parole rispondono due testi del padre Ryszard: una lettera del 1973 sul percorso verso Maut-hausen e un secondo resoconto, datato 1976, sul campo di Płaszów. È una testimonianza agghiacciante e d’immenso coraggio. Il figlio cercava il padre; il padre, scampato più volte alla morte, sopravviveva per ritrovare il figlio. “L’inferno è vuoto, tutti i diavoli sono qui”, cita Polanski dalla Tempesta di Shakespeare, con un’eco del presente. Non è una profezia, ma una constatazione.
Samuel Blumenfeld, Le Monde

Grazie
144 pagine, 18,00 euro
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Alla nuova narrativa argentina, rappresentata da Selva Almada, Federico Falco, Hernán Ronsino e Mauro Libertella, va aggiunto Pablo Katchadjian, che con Grazie dribbla gli avversari. Come il film Gangs of New York e il romanzo Middlesex di Eugenides, il romanzo comincia in un porto. Arrivano schiavi che padroni senza scrupoli selezionano e comprano. Uno di loro, senza nome, è costretto a lavori degradanti. L’umiliazione è tale che le mansioni non vengono descritte: conosciamo solo le reazioni del corpo. Per Walter Benjamin, i reduci tornavano dalla guerra in silenzio perché il trauma li aveva privati dell’esperienza. Così lo schiavo non trova parole per l’orrore: la violenza lo riduce a una cosa. Poi compaiono una bambina selvaggia, fiori dalle radici allucinogene e una serva oppressa. Nascono progetti di rivolta: non un’ideologia, ma il desiderio di un’emancipazione totale. Ucciso il padrone, il protagonista e i compagni partono per liberare altri schiavi, in auto, poi a piedi, incalzati da colonne di fumo. Definirlo solo un romanzo d’avventura sarebbe riduttivo: qui convivono sogno, allucinazione e politica non convenzionale. Non sappiamo dove né quando si svolga. La schiavitù è mutata, non abolita: la società dei consumi maschera lo sfruttamento. Il lavoro interinale non è forse un’evoluzione delle antiche sopraffazioni? Dinamico, divertente e imprevedibile, è all’opposto di quel che ci si aspetta. Katchadjian ha un’immaginazione smisurata.
Joaquín Escobar, Ojo en tinta

Le forze
288 pagine, 20,00 euro
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Con Le forze, il suo secondo romanzo, la poeta Laura Vazquez propone un libro potente, che rischia di dividere per la forma e la radicalità del discorso. Odissea iniziatica, allucinata e caotica, romanzo-poema destabilizzante, Le forze è un’immersione per tappe nelle profondità dell’animo umano. Attraverso alcuni incontri, esplora contraddizioni, paradossi, alienazioni, fughe in avanti e superficialità, invitandoci a una vasta critica del mondo contemporaneo. La narratrice, una giovane donna che racconta di essere sopravvissuta all’infanzia, si domanda come vivere in un mondo schiacciato dal conformismo, dal denaro, dalla tirannia degli schermi e dalle parole d’ordine del capitalismo, la “grande forza” che nutriamo ogni giorno. Crescendo, ha osservato la sottomissione all’opinione comune, l’adesione passiva agli slogan, la ripetizione dei pregiudizi e il chiacchiericcio vuoto. Il dolore si è accumulato dentro di lei, formando mucchi, piramidi o cristalli. Da tempo porta con sé un’unica, vertiginosa certezza: “Il mondo mente”. Ritrovare la verità sotto le parole, forse perfino farla esistere, è un percorso che dipende dalla poesia, esperienza di osservazione e di linguaggio. Ma “il potere del suono è più grande di quello del senso”.
Christian Desmeules, Le Devoir

Ho un debole per i cowboy
192 pagine, 20,00 euro
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Questa raccolta è molto meno spensierata di quanto il titolo possa far pensare: avere un debole per i cowboy può sembrare come una passione per il gelato, ma il bisogno ossessivo di partner incapaci di rispettarti non ha nulla di divertente. Con eroine che si stancano presto degli uomini addomesticati, Pam Houston può sembrare complice del maschio da divano, convinto di perdere il suo fascino primordiale se lava i piatti. Ma le sue protagoniste più originali sono troppo estreme per un maschilismo pigro. Alcol e linguaggio volgare sono giudicati più severamente nelle donne che negli uomini. Ma una così dovrebbe fingersi una pastorella di porcellana? Alcuni racconti, ironici e dolenti, sono poco realistici nella loro fiducia nel cambiamento: sembra basti del buon sesso con un uomo gentile per sistemare il mondo. La natura promette una cura, ma è troppo inospitale per ricavare facili lezioni morali. Altrove colpisce quanto le donne siano disposte a pagare pur di ricevere meno del dovuto. Houston sembra comprendere tutto delle situazioni che descrive, tranne il proprio bisogno di farne parte.
Adam Mars-Jones, The Independent

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1690 - 6 novembre 2026
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