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L’inchiesta sul bombardamento della scuola di Minab

Una manifestazione per ricordare le vittime del bombardamento sulla scuola di Minab. Seoul, Corea del Sud, 12 marzo 2026 (Kim Soo-hyeon, Reuters/Contrasto)

Un’inchiesta militare ha stabilito che gli Stati Uniti sono responsabili della strage causata in una scuola elementare iraniana da un missile Tomahawk, hanno rivelato alcuni funzionari e altre fonti a conoscenza dei primi risultati dell’indagine.

Il 28 febbraio la scuola elementare Shajarah Tayyebeh è stata colpita per un errore nella valutazione del bersaglio commesso dall’esercito statunitense, che in quel momento stava cercando di distruggere una vicina base iraniana di cui la struttura della scuola aveva fatto parte in passato. Secondo fonti a conoscenza dell’inchiesta, gli ufficiali del comando centrale degli Stati Uniti hanno generato le coordinate per l’attacco usando vecchi dati forniti dalla Defense intelligence agency (Dia).

Le fonti hanno sottolineato che le conclusioni dell’indagine sono provvisorie e ci sono seri interrogativi sulla mancata verifica delle informazioni ormai superate.

Il bombardamento di una scuola piena di bambine sarà sicuramente ricordato come il più devastante errore militare degli ultimi decenni. Le autorità iraniane sostengono che le vittime siano state almeno 175, quasi tutte bambine.

Anche se era prevedibile (gli Stati Uniti sono l’unico paese coinvolto nel conflitto a usare i missili Tomahawk) il risultato dell’inchiesta ha già gettato un’ombra sull’intera operazione militare statunitense in Iran.

I tentativi del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di scaricare su Teheran la colpa del massacro hanno complicato il lavoro degli inquirenti, mettendo a disagio i funzionari che hanno verificato le prove della responsabilità statunitense. Le persone intervistate per questo articolo hanno accettato di parlare a condizione di mantenere l’anonimato, vista la natura delicata dell’inchiesta in corso e il fatto che Trump aveva accusato l’Iran di aver lanciato il missile.

“Come ha riconosciuto il New York Times nella sua analisi, l’inchiesta è ancora in corso”, ha dichiarato in un comunicato Karoline Leavitt, portavoce della Casa Bianca.

Mercoledì 11 marzo, mentre lasciava la Casa Bianca per un viaggio destinato alla promozione in Ohio e Kentucky del suo programma economico, è stato chiesto a Trump un commento su questo articolo. “Non ne so nulla”, ha risposto.

Le persone a conoscenza dell’indagine ribadiscono che ci sono ancora molte questioni in sospeso sul perché sono state usate informazioni vecchie e su chi avrebbe dovuto verificare i dati.

L’errore, in ogni caso, non ha sorpreso funzionari ed ex funzionari del governo statunitense.

La scuola, nella città di Minab, si trova accanto ad alcuni edifici usati dalla marina dei Guardiani della rivoluzione, un bersaglio di primo piano degli attacchi statunitensi. Originariamente il palazzo che ospita la scuola faceva parte dello stesso complesso. Alcuni funzionari a conoscenza dell’inchiesta sottolineano che l’edificio in passato non era una scuola, anche se non è chiaro quando l’istituto abbia aperto in quella sede.

Le macerie della scuola di Minab, Iran, 28 febbraio, 2026

Secondo un’inchiesta del New York Times basata sulle immagini, l’edificio era stato separato dalla base militare tra il 2013 e il 2016.

Le immagini satellitari analizzate dal giornale dimostrano che le torrette piazzate in precedenza vicino alla struttura erano state rimosse ed erano stati realizzati tre ingressi pubblici e delle aree destinate al gioco, compreso un campo sportivo disegnato sull’asfalto. I muri erano stati dipinti di blu e rosa.

Il target coding (l’identificazione del bersaglio) fornito dalla Defense intelligence agency, l’agenzia militare che contribuisce alla selezione dei bersagli, etichettava l’edificio come un bersaglio militare al momento in cui è stato trasmesso al comando centrale, che gestisce le operazioni militari.

Gli inquirenti non hanno ancora capito come sia stato possibile che dati così superati siano stati inviati al comando centrale o se la Dia avesse informazioni aggiornate.

Dubbi sulle verifiche

L’identificazione dei bersagli militari è un processo estremamente complicato che coinvolge varie agenzie. I dati dovrebbero essere verificati da molti funzionari, e gli ufficiali del comando centrale, in particolare, sono tenuti a controllare tutte le informazioni che ricevono dalla Dia o da qualsiasi altra agenzia. Ma in situazioni in rapida evoluzione, come i primi giorni di una guerra, a volte le informazioni non sono verificate.

Oltre alla Dia e al comando centrale, gli inquirenti stanno esaminando l’operato della National geospatial-intelligence agency (Nga), che fornisce ed esamina le immagini satellitari dei potenziali bersagli.

Diversi funzionari hanno sottolineato che le indagini sono ancora in corso e mancano degli elementi. Gli ufficiali del comando centrale non hanno voluto rilasciare un commento. I funzionari della Dia hanno invitato i giornalisti del New York Times a contattare il Pentagono, che però non ha voluto commentare. La Nga non ha risposto alla richiesta di un commento.

La Dia e la Nga possono contare su decine se non centinaia di analisti che lavorano in collaborazione con i responsabili della pianificazione militare e con i funzionari dell’intelligence per individuare i bersagli militari.

Quando i dati della Dia risultano superati, i funzionari dell’intelligence devono usare immagini e dati della Nga per aggiornare le informazioni e verificare i bersagli.

Anche se Trump ha indicato la marina iraniana come un obiettivo prioritario per evitare che interferisca con le rotte del commercio globale nella regione, storicamente la Dia si è sempre concentrata sui missili iraniani e su altre aree d’interesse, come la Cina e la Corea del Nord.

I funzionari che stanno conducendo le indagini sulla scuola colpita hanno cercato di stabilire se i modelli di intelligenza artificiale, i programmi di elaborazione dei dati o altri strumenti per la raccolta di informazioni abbiano contribuito all’errore nella selezione del bersaglio.

Claude, il modello di intelligenza artificiale creato dalla Anthropic, non fornisce direttamente dei bersagli, ma viene usato insieme al Maven smart system della Nga e ad altri software per identificare i punti di interesse da trasmettere agli agenti dell’intelligence militare.

Diversi funzionari sostengono che difficilmente l’errore è il risultato dell’uso delle nuove tecnologie. L’ipotesi più probabile, dicono, è quella di un errore umano, che in guerra è comune, ma a volte devastante.

La valutazione di fondo dell’inchiesta militare interna si sovrappone a una quantità sempre maggiore di prove che indicano una chiara responsabilità statunitense.

Le immagini satellitari, gli interventi sui social media e i video raccolti dal New York Times dimostrano che la scuola è stata danneggiata gravemente da un attacco di precisione avvenuto contemporaneamente ai raid contro la base navale. Un’analisi del giornale ha confermato che la base è stata colpita una seconda volta circa due ore dopo il primo attacco.

Un video caricato online domenica dall’agenzia di stampa semi-ufficiale iraniana Mehr, e verificato dal New York Times, mostra un missile Tomahawk colpire la base navale alle spalle della scuola di Minab, il 28 febbraio scorso.

Il segretario della difesa statunitense Pete Hegseth e altri funzionari dell’amministrazione americana si sono rifiutati di commentare l’attacco contro la scuola, limitandosi a ribadire che è in corso un’inchiesta. Trump, invece, ha subito cercato di addossare la colpa del massacro all’Iran.

“Basandomi su ciò che ho visto, credo che siano stati gli iraniani”, ha dichiarato sabato 7 marzo a bordo dell’Air Force One, mentre Hegseth era in piedi accanto a lui. “Come sapete, sono molto imprecisi con le loro munizioni”, ha aggiunto il presidente. “Non hanno nessuna precisione. Sono stati gli iraniani”.

Archivi datati

Lunedì un giornalista del New York Times ha chiesto a Trump come mai fosse l’unico esponente della sua amministrazione a puntare il dito contro l’Iran. “Perché non ne so abbastanza”, ha risposto Trump, prima di affermare (erroneamente) che anche l’Iran potrebbe avere i Tomahawk e di promettere che rispetterà i risultati dell’inchiesta.

La maggior parte dei presidenti statunitensi del passato avrebbe probabilmente evitato di commentare o avrebbe comunque mostrato la massima cautela su un’indagine in corso. Trump, invece, non ha esitato a prendere posizione, senza riconoscere il proprio errore nemmeno al crescere delle prove della responsabilità statunitense.

Martedì 10 marzo Leavitt ha ribadito che Trump accetterà il risultato dell’inchiesta.

Anche se le indagini non sono ancora terminate, l’uso di dati superati ricorda i peggiori errori della guerra in Kosovo.

Nel 1999 alcune vecchie mappe e metodi operativi inadeguati portarono la Cia a dare dei bersagli errati all’esercito. Il risultato fu un attacco contro l’ambasciata cinese di Belgrado in cui furono uccisi tre cittadini cinesi. La Cia pensava che fosse la sede di un’agenzia per gli armamenti.

“L’aggiornamento degli archivi è uno degli elementi basilari del lavoro d’intelligence, ma è anche uno di quelli che sono stati più sacrificati a causa della riduzione del personale”, aveva dichiarato nel 1999 il direttore della Cia George J. Tenet davanti a una commissione parlamentare.

In quell’occasione i responsabili della pianificazione dell’esercito avevano autorizzato l’attacco presumendo che l’intelligence avesse verificato i dati prima di trasmetterli.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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