El Niño potrebbe essere un problema, ma dopo sarà peggio
Secondo i titoli di alcuni giornali sta arrivando un “Niño Godzilla”. La realtà è che c’è l’80 per cento di probabilità che il fenomeno climatico chiamato El Niño (causa di un riscaldamento delle acque dell’oceano Pacifico) si sviluppi entro settembre. La maggior parte dei modelli prevede un evento moderato, ma alcuni suggeriscono che potrebbe essere molto forte, forse addirittura un “super-Niño”.
Detto questo, il quadro generale non è affatto rassicurante. Per quanto forte potrà essere El Niño di quest’anno, possiamo essere certi che nei prossimi decenni ce ne saranno di ancora più devastanti. Anche se gli eventi futuri non saranno più intensi, i loro effetti in un mondo più caldo si faranno sentire di più.
“Anche una manifestazione standard del Niño in futuro causerà impatti regionali e globali più ampi”, afferma Axel Timmermann dell’università nazionale di Pusan in Corea del Sud.
La cosa più allarmante è che studi condotti da Timmermann e altri suggeriscono che El Niño e La Niña – noti come eventi Enso (El Niño-Southern Oscillation) – diventeranno anche molto più intensi e inizieranno a influenzare il clima anche nell’Atlantico, con effetti amplificati.
“Le nostre ultime simulazioni con modelli al computer prevedono un passaggio a fenomeni El Niño-La Niña estremi più regolari e molto più intensi, oltre a effetti più intensi degli Enso su regioni remote, in particolare l’Europa”, afferma Timmermann.
Il fenomeno del Niño riguarda essenzialmente l’acqua e i venti nel Pacifico. Durante le cosiddette condizioni neutre, gli alisei soffiano verso ovest lungo l’equatore, spingendo le acque superficiali nella stessa direzione e accumulando acqua calda lungo il Pacifico occidentale. L’acqua fredda affiora vicino al Sudamerica per sostituire le acque superficiali spinte verso ovest, mentre l’aria calda e umida sale sopra le acque calde accumulate a ovest, producendo piogge abbondanti.
Ma a volte gli alisei si indeboliscono o si invertono, consentendo a parte di quell’acqua calda di riversarsi verso est. Anche l’area delle piogge si sposta verso est, e questo può rafforzare i venti orientali, uno dei circuiti di retroazione positiva (una sorta di circoli viziosi) che causano lo sviluppo del Niño. Questo spostamento verso est provoca siccità in luoghi come l’Australia e l’Indonesia, e inondazioni in Sudamerica.
È il motivo per cui El Niño porta a un rapido riscaldamento della superficie del pianeta. Un’area più ampia di acqua calda porta a una maggiore evaporazione, e l’energia dell’acqua viene rilasciata come calore latente quando si formano le nuvole, trasferendo enormi quantità di calore dal Pacifico all’atmosfera.
L’intensità di El Niño è determinata da quanto e quanto lontano l’acqua calda si sposta verso est in direzione del Sudamerica. E si misura in termini di quanto il Pacifico centrale e orientale diventa più caldo del solito. Le definizioni variano, ma si dice che si verifichi El Niño quando l’anomalia della temperatura della superficie del mare supera 0,5 °C. Il super-Niño non è un termine scientifico, ma potrebbe essere usato per le anomalie superiori a 2 °C, mentre “El Niño Godzilla” potrebbe riferirsi a quelle superiori a 3 °C, suggerisce Adam Scaife del Met office Hadley centre nel Regno Unito.
Man mano che i Niño si sviluppano, entrano in gioco anche dei circuiti di retroazione negativa. In particolare, una maggiore presenza di nuvole sul Pacifico centrale produce un raffreddamento, portando a un ritorno a condizioni neutre o a un passaggio alla Niña, in cui gli alisei occidentali si rafforzano e spingono le acque di risalita più fredde più a ovest del solito.
Più pioggia e più aridità
I tre El Niño più intensi dall’inizio delle registrazioni sono stati nel 1982-1983, nel 1997-1998 e nel 2015-2016. Tutti e tre hanno causato danni immensi alle persone e alla fauna selvatica, con gravissimi danni ai coralli e ad altre forme di vita marina.
Ciascun super-Niño ha inoltre causato danni per migliaia di miliardi di dollari, secondo uno studio del 2023 condotto da Christopher Callahan all’università dell’Indiana. “I nostri risultati mostrano che l’entità della perdita economica è direttamente correlata all’intensità della temperatura dell’oceano nel Pacifico”, afferma Callahan. “Se quest’anno El Niño sarà intenso, dovremmo aspettarci perdite economiche per migliaia di miliardi di dollari, simili a quelle degli eventi precedenti”.
Con il riscaldamento globale, i futuri El Niño – e super-Niño – causeranno danni ancora maggiori. “La scienza è molto chiara”, afferma Richard Allan dell’università di Reading, nel Regno Unito.
Le inondazioni legate gli Enso diventeranno più intense perché ci sarà più umidità nell’atmosfera, dice Allan, cioè quando pioverà scenderà più pioggia. E anche le siccità saranno più lunghe e intense, perché i suoli si seccano più rapidamente quando fa più caldo.
Alcuni modelli climatici suggeriscono inoltre che il riscaldamento amplificherà i circuiti di retroazione che guidano gli eventi Enso. Questo potrebbe portare a fenomeni del Niño e della Niña più intensi con transizioni più rapide tra l’uno e l’altro – un maggiore “colpo di frusta climatico” – rendendo ancora più difficile far fronte a un mondo in fase di riscaldamento.
“Vuol dire che ci saranno oscillazioni molto più ampie da un anno all’altro con precipitazioni superiori alla norma e anni di siccità in molte regioni del mondo”, afferma Malte Stuecker dell’università delle Hawaii, che fa parte del team di Timmermann.
Peggio ancora, lo studio del team suggerisce che queste oscillazioni più marcate porterebbero a poco a poco gli eventi Enso a influenzare un fenomeno climatico noto come oscillazione nordatlantica e a sincronizzarsi con questo. Con la conseguenza di grandi oscillazioni tra inondazioni e siccità anche in Europa.
“Si tratterebbe di un grande cambiamento per l’Europa, perché nel clima attuale non c’è un effetto molto forte del Niño sui modelli meteorologici in Europa”, afferma Stuecker.
Anche se è forte la certezza che gli eventi del Niño a parità di intensità saranno più dannosi, ce n’è molta meno sul fatto che El Niño diventerà più intenso. “C’è un discreto disaccordo sul comportamento futuro del Niño e della Niña”, afferma Scaife.
Non tutti i modelli climatici prevedono un’intensificarsi del Niño, aggiunge. Ma molti concordano ancora su legami più stretti con regioni come l’Atlantico, il che significa che gli effetti del Niño al di là del Pacifico potrebbero diventare ancora più forti in futuro.
Anche se gli eventi Enso dovessero diventare più intensi, non continueranno a rafforzarsi all’infinito, afferma Timmermann. L’intensificazione è in parte determinata dal rapido riscaldamento dell’acqua nei primi cento metri di profondità in gran parte del Pacifico. Una volta che la differenza di temperatura con le acque più profonde diminuirà, gli eventi Enso probabilmente si indeboliranno, afferma.
Il problema? L’indebolimento probabilmente non comincerà prima del 2150. Allacciate le cinture.
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