Le persone povere e della classe media pagano le tasse, quelle ricche pagano i commercialisti, quelle ricchissime pagano gli avvocati e quelle ultraricche pagano i politici. Non è un’osservazione originale, ma vale la pena di ripeterla finché non l’avranno sentita tutti. Più soldi accumulano i miliardari, maggiore è il loro controllo sul sistema politico – il che significa che pagano meno tasse, quindi che accumulano più soldi e che il loro potere cresce.
Ridefiniscono il mondo perché soddisfi le loro esigenze. Uno dei sintomi della patologia nota come “cervello da miliardario” è l’incapacità a vedere oltre il proprio guadagno nel breve periodo. Sacrificherebbero l’intero pianeta per qualche altra pietra sulla loro inutile montagna di ricchezza. E sta succedendo proprio sotto i nostri occhi. Due settimane fa è arrivata la più importante notizia dell’anno, o addirittura del secolo. Ma dato che i miliardari possiedono il grosso dei mezzi di comunicazione, la maggioranza delle persone non ne ha sentito parlare. Potremmo ritrovarci coinvolti in un evento di quelli che mettono fine a una civiltà prima ancora di sapere che una cosa del genere sia anche solo possibile.
Alcuni scienziati sono convinti che il sistema di circolazione oceanica abbia una buona probabilità di collassare
La notizia, diffusa il 15 aprile, è che alcuni scienziati hanno esaminato di nuovo il sistema di circolazione oceanica e sono convinti che, a seguito del deterioramento climatico che sta cambiando la temperatura e la salinità dell’acqua marina, abbia più probabilità di collassare di quante ne abbia di non collassare.
Questo sistema, noto come “Capovolgimento meridionale della circolazione atlantica” (Atlantic meridional overturnig circulation, o Amoc), distribuisce il calore dai tropici all’Atlantico settentrionale. Ricerche recenti suggeriscono che se dovesse fermarsi, potrebbe provocare un pesante crollo delle temperature medie invernali nell’Europa settentrionale e drastici cambiamenti nei cicli dell’acqua dell’Amazzonia. Questo potrebbe contribuire a scatenare una reazione a catena nella foresta pluviale fino al suo collasso, innescando ulteriori disastri.
L’arresto dell’Amoc potrebbe anche accelerare l’aumento del livello del mare sulla costa orientale degli Stati Uniti, minacciando intere città; far alzare la temperatura antartica di circa sei gradi e rilasciare un’enorme quantità di anidride carbonica attualmente immagazzinata nell’oceano Antartico, facendo precipitare la crisi climatica.
Anche se si prendono in considerazione gli effetti compensativi del riscaldamento globale generalizzato, osserva un altro studio, l’impatto netto sul Nordeuropa si tradurrebbe in periodi di freddo estremo, con le temperature che a Londra rischiano di scendere fino a -19 gradi, a Edimburgo a -30 e a Oslo a -48. Il mare ghiacciato a febbraio si estenderebbe fino al Lincolnshire. Il nostro clima si stravolgerebbe in modo drastico, con probabili eventi estremi come forti tempeste invernali. L’agricoltura irrigata dalle piogge diventerebbe praticamente impossibile ovunque nel Regno Unito.
Questo cambiamento, su qualsiasi scala umana realistica, sarebbe irreversibile. La sua velocità rischia di superare la nostra capacità di adattamento. L’arresto dell’Amoc, provocato dalla variabilità climatica naturale, si è già verificato in passato. Ma non in un’epoca di civilizzazione umana su vasta scala.
Perché non è su tutti i notiziari? Perché non è la priorità dei governi che sostengono di volerci proteggere dal male? è successo il 6 gennaio a Washington bisogna ricordare un’altra terribile giornata: l’11 settembre
Il primo studio in cui si proponeva che l’Amoc potesse avere uno stato “attivo” e uno stato “spento” fu pubblicato nel 1961. Da allora molte ricerche hanno confermato la scoperta e ne hanno approfondito i possibili fattori scatenanti e le probabili conseguenze. Fino a non molto tempo fa il collasso dell’Amoc provocato dall’attività umana rientrava nella categoria degli eventi “ad alto impatto e a bassa probabilità”: devastante se dovesse verificarsi, ma improbabile che accada davvero.
Le ricerche condotte negli ultimi anni hanno portato a una rivalutazione: è cominciato a sembrare più un evento “ad alto impatto e ad alta probabilità”. Adesso, in risposta allo studio pubblicato il 15 aprile, il professore tedesco Stefan Rahmstorf, probabilmente la massima autorità mondiale sulla materia, sostiene che la probabilità di un arresto sembrerebbe attestarsi a “più del 50 per cento”. Potremmo superare il punto critico, dice Rahmstorf, “a metà di questo secolo”.
E quindi perché non è su tutti i notiziari? Perché non è la priorità dei governi che sostengono di volerci proteggere dal male? In larga misura perché il potere oligarchico ha sostenuto un modello d’impatto climatico che ha pochi contatti con la realtà: cioè, hanno un’idea di come funziona il mondo lontanissima dalle scoperte scientifiche. Questo modello indebolisce le risposte ufficiali alla crisi climatica.
Tutto è cominciato con il lavoro dell’economista William Nordhaus, che ha cercato di valutare gli effetti economici del riscaldamento globale. Il suo modello suggerisce che un livello “socialmente ottimale” di riscaldamento si colloca tra i 3,5 e i 4 gradi centigradi. La maggior parte degli scienziati del clima ritiene un aumento della temperatura di questo tipo catastrofico. Anche un riscaldamento di 6 gradi, suggerisce Nordhaus, provocherebbe solo una perdita dell’8,5 per cento di pil. Per la scienza del clima questo scenario sarebbe piuttosto la fine della civiltà.
Come hanno sostenuto gli economisti Nicholas Stern, Joseph Stiglitz e Charlotte Taylor, gli effetti tutto sommato lievi previsti da Nordhaus sono semplicemente il prodotto del modello che ha usato. Per esempio, il suo modello presuppone che i rischi catastrofici non esistano e che l’impatto del cambiamento climatico aumenta in modo lineare con l’aumento della temperatura. Nessun modello climatico, però, propone una tendenza simile: la scienza del clima prevede dinamiche non lineari e un rischio che si fa sempre più intenso.
Tra le conseguenze probabili di alti livelli di riscaldamento ci sono l’inondazione di grandi città, l’addio alla nicchia climatica umana (le condizioni che sostengono la vita umana) in ampie aree del pianeta, il collasso del sistema alimentare globale e cambiamenti di regime a cascata – ossia improvvise transizioni negli ecosistemi – che liberano riserve naturali di anidride carbonica e potrebbero portare a una “Terra serra” in cui pochi sopravviverebbero. Non varrebbe nemmeno la pena di pensare a qualche punto di pil in meno, perché non avremmo strumenti di misura e ci sarebbe a malapena un’economia da misurare.
La cosa strana è che il modello applica anche sconti alle popolazioni future: suppone che le loro vite valgano meno delle nostre. In altri termini, ha preso un metodo usato per calcolare i rendimenti di capitale e l’ha applicato agli esseri umani. Come osservano i tre economisti, “è molto difficile trovare una giustificazione per questo nella filosofia morale”. Oltretutto la crisi climatica colpisce in modo sproporzionato i poveri, ma in base ai modelli anche alle loro vite viene attribuito meno valore.
Non c’è da stupirsi se schemi di questo tipo, osservano Stern, Stiglitz e Taylor, sono stati sfruttati dal settore dei combustibili fossili per sostenere la necessità di risposte minime alla crisi del clima. E non si tratta solo delle compagnie petrolifere. Bill Gates, che sostiene di voler proteggere il pianeta, ha donato 3,5 milioni di dollari a un centro studi spazzatura guidato da Bjørn Lomborg, che ha costruito la sua carriera sulla promozione del modello di Nordhaus, contribuendo così a minimizzare il bisogno di un’azione sul clima.
Nordhaus ha ricevuto il premio Nobel per l’economia per le sue pericolose insensatezze, che sono profondamente radicate nei processi decisionali dei governi.
Una setta di miliardari votata alla morte ha le dita strette attorno alla gola dell’umanità. Provoca e al tempo stesso minimizza la nostra crisi esistenziale. Gli oligarchi non sono solo un nemico di classe ma, come sono sempre stati, un nemico della società: poche migliaia di persone sono in grado di distruggere civiltà intere. Miliardi di persone contro miliardari, e la posta in gioco non potrebbe essere più alta di così. ◆ gim
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Questo articolo è uscito sul numero 1663 di Internazionale, a pagina 38. Compra questo numero | Abbonati





