Questo articolo è uscito a pagina 70 del numero 75 di Internazionale Kids, il mensile di Internazionale per lettrici e lettori dai 7 ai 13 anni. Lo trovate in edicola, sull’app (App store o Google Play) oppure potete abbonarvi.

Quando diciamo famiglia pensiamo a chi vive con noi: si condivide una casa, ci si vuole bene e a volte si litiga. Aristotele diceva che l’essere umano è un “animale politico”: si realizza nella polis, la città, ma muove i primi passi nell’oikos, la casa, dove impara a cooperare.

Il concetto di famiglia, però, è cambiato moltissimo nel tempo. Nell’antichità era una piccola comunità guidata dal padre. Lo suggerisce anche l’etimologia latina: famulus significa “servo”. Non tutti avevano la stessa voce: c’era chi comandava e chi obbediva. Con l’Illuminismo le persone hanno cominciato a rivendicare diritti anche dentro casa: non più sola obbedienza, ma rispetto reciproco.

Più vicino a noi, la filosofa Simone de Beauvoir ricorda che non siamo definiti una volta per tutte: cambiamo con le scelte che facciamo, costruendo la nostra esistenza e la nostra libertà. Allo stesso modo, non esiste un modello familiare “naturale” valido per tutte le persone: le famiglie si trasformano e si adattano ai bisogni degli individui.

Oggi ne vediamo molte forme: con un solo genitore, con due mamme o due papà, allargate, ricostituite, adottive, e persino reti di vicinato come il cohousing. Ciò che le unisce non è “chi c’è”, ma come ci si tratta: ascolto, responsabilità, libertà. Per questo si passa sempre più dalla gerarchia alla collaborazione: non c’è un capo che decide tutto, ma ruoli che si scambiano, compiti condivisi e parole che riparano. La famiglia diventa un laboratorio: si provano regole, si sbaglia, si ricomincia, si cresce.

E nella tua? Quali sono i gesti di cura che ti vengono subito in mente quando pensi alla tua famiglia?

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