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L’Onu compie 75 anni e il suo lavoro è sempre più difficile

La sede dell’Onu a New York, 11 marzo 2020. (Tayfun Coskun, Anadolu Agency/Getty Images)

Ammettiamolo, si tratta di un anniversario piuttosto triste. Il 26 giugno 1945, a San Francisco, cinquanta stati firmarono lo statuto delle Nazioni Unite, accomunati dalla volontà di non ripetere “mai più” gli errori del passato. Settantacinque anni dopo, l’Onu si trova alle prese con la stessa impotenza che aveva colpito la Società delle Nazioni tra le due guerre mondiali, come testimoniano i conflitti in Siria e in Libia.

Ma torniamo a quel momento storico del giugno 1945: la seconda guerra mondiale non era ancora finita, e lo scontro nel Pacifico sarebbe andato avanti per altri due mesi. Eppure il mondo pensava già alla ricostruzione. In uno slancio di cooperazione, statunitensi e sovietici avevano trovato un’intesa sulla creazione delle Nazioni Unite.

Per non replicare le debolezze della Società delle Nazioni, che si era rivelata incapace di impedire un nuovo conflitto mondiale, la nuova organizzazione era stata concepita per essere più solida, dotata di un Consiglio di sicurezza e di cinque membri permanenti (i vincitori della guerra) che avrebbero avuto diritto di veto.

Breve entusiasmo
Ma la macchina si è inceppata quasi subito. Il britannico Brian Urquhart, dopo aver lavorato quarant’anni all’Onu, ha raccontato nelle sue memorie che l’ideale e l’entusiasmo di San Francisco durarono appena cinque mesi. Presto la guerra fredda coinvolse tutti gli ambiti della vita politica, comprese le Nazioni Unite.

La stessa situazione si ripresenta oggi. Dopo essere state rese inefficaci dalla rivalità tra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica, le Nazioni Unite oggi subiscono lo scontro tra Washington e Pechino.

“Le Nazioni Unite non sono state create per portare l’umanità in paradiso, ma per impedire che sprofondi all’inferno”

“Siamo dove eravamo nel 1947”, ammette un funzionario europeo riferendosi all’anno fissato come inizio della guerra fredda tra statunitensi e sovietici. È significativo che il Consiglio di sicurezza non si sia neanche riunito per discutere la pandemia di covid-19

L’amministrazione Trump unisce la volontà di scontrarsi su tutti i fronti con la Cina a un disprezzo palese per tutte le istituzioni multilaterali, comprese le Nazioni Unite, tanto da aver sbattuto la porta in faccia all’Organizzazione mondiale della sanità lasciando paradossalmente campo libero all’influenza cinese.

È possibile salvare le Nazioni Unite? Tutto dipende dagli stati che ne fanno parte. L’Onu ha sicuramente bisogno di riforme, ma il problema principale è la mancanza di unità tra gli stati.

A questo punto sarebbe importante capire come, e in che stato, il mondo uscirà dall’attuale transizione.

Sul sito web, l’Onu ricorda il suo 75º anniversario manifestando la speranza che il 2020 sia “l’anno del dialogo” della “famiglia umana”. È un messaggio amorevole che tuttavia è ignorato dalle potenze grandi e piccole, troppo occupate a ritagliarsi il proprio spazio nel nuovo ordine mondiale.

Dag Hammarskjöld, secondo segretario generale dell’Onu, morto tragicamente in un incidente aereo in Africa nel 1961, pronunciò la celebre frase: “Le Nazioni Unite non sono state create per portare l’umanità in paradiso, ma per impedire che sprofondi all’inferno”. Settantacinque anni dopo la firma della Carta di San Francisco questo compito modesto è ancora attuale, ma sempre più difficile da svolgere.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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