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Un punto di rottura per i diritti umani nel mondo

Manifesti per Renee Nicole Good a Minneapolis, Stati Uniti, 12 gennaio 2026 (Tim Evans, Reuters/Contrasto)

I rapporti annuali delle organizzazioni per la difesa dei diritti umani sono barometri dello stato del mondo. Quello pubblicato il 4 febbraio da Human rights watch, una delle più importanti, è particolarmente inquietante.

La constatazione dell’organizzazione con sede a New York fa venire i brividi: la democrazia nel mondo è tornata ai livelli del 1985, un’epoca in cui metà dell’Europa era sotto il giogo sovietico e una parte dell’America Latina era in mano ai generali. Insieme alla democrazia, anche i diritti umani hanno fatto un passo indietro.

“Il 2025 può essere considerato come un punto di rottura”, scrive nell’introduzione del rapporto Philippe Bolopion, direttore generale di Human rights watch. Il 2025, non a caso, è l’anno del ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca. Il rapporto sottolinea che il peggioramento è cominciato ben prima dell’avvicendamento a Washington, in particolare con le azioni della Cina e della Russia.

Tuttavia, un anno di Trump ha sicuramente aumentato i pericoli per il sistema mondiale che difende i diritti umani. La lista dei problemi emersi sotto il regno di Trump stilata da Human rights watch è lunga. L’amministrazione Trump, scrive Bolopion, “ha condotto un assalto generalizzato contro i pilastri della democrazia statunitense e contro l’ordine internazionale fondato sulle regole, lo stesso che gli Stati Uniti, pur con le loro incoerenze, avevano largamente contribuito a creare insieme ad altri paesi”.

Lo stesso vale per l’erosione della fiducia dell’opinione pubblica nelle elezioni. Da questo punto di vista il 2026 sarà un anno cruciale, con il voto di metà mandato previsto a novembre negli Stati Uniti. Per non parlare degli attacchi contro il sistema giudiziario, la libertà di espressione, i diritti delle donne e naturalmente contro gli immigrati, sottoposti a condizioni descritte nel rapporto come “inumane” e “umilianti”.

Sul piano internazionale, Human rights watch sottolinea che Trump ha “incoraggiato gli autocrati e indebolito gli alleati democratici degli Stati Uniti”. Il rapporto ricorda che il presidente si è addirittura vantato di non avere bisogno del diritto internazionale. In un mondo già colpito dalle guerre e dall’ascesa dei regimi autoritari, la presidenza Trump ha aggravato la crisi generale.

Il rapporto propone alcune soluzioni per salvare i diritti umani, in linea con le idee avanzate nelle ultime settimane, soprattutto dal primo ministro canadese Mark Carey nel suo famoso discorso di Davos. In Svizzera, Carey aveva proposto una “alleanza tra le potenze di dimensioni medie”, mentre Human rights watch ritiene che sia “urgente creare una nuova alleanza mondiale per sostenere i diritti umani nel quadro di un ordine internazionale basato sulle regole”.

Il rapporto cita come ultimi bastioni democratici i paesi dell’Unione europea, il Canada, la Corea del Sud (dove la popolazione è scesa in piazza per sventare un colpo di mano costituzionale), il Sudafrica e il Brasile.

Questa nuova alleanza “basata sui diritti” potrebbe tessere legami con la società civile, il cui ruolo oggi è più importante che mai. “Arginare l’onda autoritaria e difendere i diritti umani è la sfida di un’intera generazione”, conclude Human rights watch. Un grido d’allarme che dovrebbe farci riflettere, mentre tutto attorno a noi vacilla.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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