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Un problema diverso da tutti gli altri per Donald Trump

Le macerie della scuola elementare di Minab, Iran, 5 marzo 2026 (Anadolu/Getty Images)

È troppo, perfino per Fox News. L’emittente televisiva della destra conservatrice statunitense ha accusato Donald Trump di aver mentito sulle 175 bambine iraniane uccise da un missile che il primo giorno di guerra ha colpito la loro scuola elementare a Minab, nel sud dell’Iran.

La vicenda, frutto di un errore durante un attacco che verosimilmente voleva colpire una vicina base militare navale, continua a fare discutere nonostante tutti gli sforzi dell’amministrazione statunitense. Oltre a illustrare per l’ennesima volta il rapporto ambiguo tra il presidente americano e la verità, questa tragedia evidenzia i limiti dei suoi tentativi di controllare la narrazione.

Nei primi giorni di guerra tutti i funzionari statunitensi a cui erano stati chiesti chiarimenti sul bombardamento, a cominciare dal segretario alla difesa Pete Hegseth, avevano ripetuto incessantemente che era in corso un’indagine per accertare i fatti.

I giornalisti hanno continuato a riproporre la domanda, ottenendo sempre la stessa risposta. Fino a quando è intervenuto Trump, nella speranza di mettere fine al dibattito. Ma le sue dichiarazioni hanno peggiorato la situazione.

L’8 marzo, a bordo dell’aereo presidenziale, luogo abituale dei suoi scambi con i giornalisti, Trump ha affermato che erano stati gli iraniani a distruggere la scuola, sottolineando che data la scarsa qualità delle apparecchiature di Teheran, era logico pensare che un missile iraniano fosse precipitato nel luogo sbagliato.

Il problema è che le foto dei resti del missile hanno dimostrato che si trattava di un Tomahawk di fabbricazione statunitense. Davanti a questa nuova informazione, in occasione della conferenza stampa del 9 marzo, Trump ha rilanciato la sua versione, dichiarando che molti paesi possiedono Tomahawk e che dunque questo elemento non provava nulla.

È qui che entra in ballo Fox News. Una giornalista dell’emittente si è detta sorpresa dalla risposta di Trump, dato che i Tomahawk possono essere lanciati solo dalle navi da combattimento o dai sottomarini e che soltanto il Regno Unito e l’Australia dispongono di questi missili, oltre agli Stati Uniti. Britannici e australiani non partecipano a questa guerra. “Il presidente lo sa, sa che è stato un errore e sta cercando di confondere le acque”, ha accusato la giornalista.

Fox News non ha certo l’abitudine di contraddire Trump, come dimostra il fatto che l’emittente sia stata appena colta in flagrante nei suoi tentativi di manipolazione per proteggere il presidente. In occasione del ritorno dei corpi di sei soldati morti in Kuwait, Trump ha sconvolto tutti presentandosi con un berretto bianco e una cravatta rossa. Fox News, però, ha preferito sostituire le immagini con quelle di un’altra cerimonia, avvenuta l’anno scorso, in cui il presidente aveva un abbigliamento più adatto. Il trucco è stato scoperto e Fox News si è scusata, parlando di semplice “errore”.

Il fenomeno non è nuovo, al punto che a volte abbiamo l’impressione che Trump abbia vinto le sue battaglie proprio grazie al concetto di “fatti alternativi”, un modo molto orwelliano per dire che “2+2=5”, per riprendere il titolo di un recente documentario di Raoul Peck sullo scrittore britannico.

Tuttavia, per molto tempo gli Stati Uniti sono stati un paese in cui le menzogne erano considerata più gravi delle azioni fatte di nascosto. La loro storia politica è piena di cadute vertiginose dovute a quelli che ancora non si chiamavano “fatti alternativi”. Basti pensare a Richard Nixon e alle sue bugie sul Watergate. Trump non corre lo stesso rischio, ma il fatto che Fox News non lo abbia seguito nelle sue bugie dovrebbe preoccuparlo, e non poco.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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