Se il mondo ruota intorno a Pechino
Quale altra capitale del mondo può vantarsi di aver accolto nell’arco di pochi giorni Donald Trump e Vladimir Putin, leader di due grandi potenze mondiali? La Cina è sicuramente fiera di aver dimostrato alla sua popolazione e al resto del mondo la centralità ritrovata, insieme alla potenza del paese e a quella del suo leader, Xi Jinping.
Per comprendere la situazione è giusto sottolineare che i due visitatori, lo statunitense e il russo, sono attualmente impantanati in due guerre catastrofiche, mentre il loro ospite cinese si presenta come rappresentante di una superpotenza in ascesa, polo di stabilità in un mondo preda di un grande disordine. La realtà è chiaramente più complessa, ma al governo di Pechino sicuramente non dispiace che questa sia l’immagine proiettata dalla sequenza diplomatica degli ultimi giorni.
Il rapporto tra la Cina e la Russia di Putin è evidentemente di un’altra natura rispetto a quello, carico di rivalità, tra Pechino e gli Stati Uniti (quale che sia il presidente di turno). Quello attuale è il venticinquesimo viaggio di Putin in Cina e il quarantesimo vertice tra Xi e il capo del Cremlino. A settembre abbiamo visto i due leader preparare insieme le crêpes al caviale e discutere di come si può vivere fino a 150 anni, ma è sul piano politico che il rapporto russo-cinese mostra la differenza principale rispetto a quello che entrambi hanno con Donald Trump.
Nel 2023, durante una conversazione davanti alle telecamere, Xi aveva fatto presente a Putin che il mondo attraversava cambiamenti mai visti negli ultimi cento anni. “E siamo noi a guidare questo cambiamento, io e lei”, aveva aggiunto il numero uno cinese, suscitando l’approvazione del suo interlocutore.
Una cassaforte di energia
La realtà, però, è meno gloriosa. Tre anni dopo quell’incontro, la Russia non è ancora in grado di vincere la sua guerra in Ucraina. Inoltre Mosca e Pechino hanno assistito senza fare nulla alla cattura di un alleato come il presidente venezuelano Nicolás Maduro e non riescono a soccorrere Cuba, prossimo bersaglio nella lista di Trump.
La Cina e la Russia, comunque, restano legate a doppio filo. Ufficialmente non si tratta di un’alleanza, ma di una “amicizia senza limiti”, almeno fino al giorno in cui i limiti emergeranno. Questo giorno però non è ancora arrivato. Emmanuel Macron sperava di convincere Xi a fare pressione su Putin a proposito dell’Ucraina, mentre Trump ha chiesto a Pechino di aiutare gli Stati Uniti in Iran. Entrambi sono rimasti delusi.
In questa nuova visita di Putin la posta in gioco è l’energia. Per la Cina, la Russia è una cassaforte di idrocarburi a portata di mano, estremamente utile in questi tempi segnati dall’incertezza energetica.
Per rendersene conto basta osservare la delegazione che accompagna il presidente russo in Cina, in cui sono presenti tutti gli oligarchi dell’energia. In questi giorni si parlerà di un secondo gasdotto che collegherà la Russia alla Cina attraverso la Mongolia, il Power of Siberia 2, che permetterà di consegnare 50 miliardi di metri cubi di gas in più ogni anno. Il progetto è in discussione da anni, ma ora il negoziato sembra vicino a produrre un accordo.
Il rafforzamento dei legami sull’energia rende improbabile qualsiasi allontanamento tra i due paesi, salvo circostanze imponderabili. Putin e Xi hanno un interesse comune a coltivare relazioni stabili con gli Stati Uniti e soprattutto con Trump, affascinato dal club degli “uomini forti” e autoritari a cui però non appartiene, perché troppo imprevedibile e oscillante tra impulsi contrastanti. L’unica certezza, oggi, è che il gioco diplomatico tra questi tre uomini non metterà fine in tempi brevi alle guerre che stravolgono il mondo.
(Traduzione di Andrea Sparacino)
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