Cultura Suoni
Long wave home
Jesca Hoop (Dr)

Per la cantautrice californiana residente a Manchester Jesca Hoop mettersi alla prova come produttrice sul settimo album significa testare la sua indipendenza e vivere abbastanza tempo con quel disagio che poi fa emergere qualcosa di nuovo. La realizzazione di Long wave home arriva dopo una serie di stravolgimenti personali e segna una svolta interiore; questo, però, non ha prodotto un lavoro introspettivo. Le canzoni sono state registrate in maniera frammentata, in studi differenti, e portate dietro lungo questo viaggio. Sono movimenti che risuonano nella musica stessa, come fossero dei lampi che vanno a comporre un unico insieme. Il filo conduttore dell’album è l’interesse per le relazioni umane, a volte affrontate con scetticismo. In Designer citizen Hoop guarda l’America da lontano, con un tono sardonico ma mai distaccato. Sembra stare sempre a bordocampo, incerta se farsi avanti o indietreggiare. I ruoli si confondono: a volte osserva, altre partecipa, altre ancora si trova nel mezzo. Il disco rifugge le categorie. La sua sostanza folk è spesso messa in crisi da fiati e ottoni che rischiarano e recedono delicatamente; le percussioni, quando ci sono, suggeriscono più un movimento che una struttura. Questo atteggiamento elusivo crea un’atmosfera arcana e misteriosa. La lunga onda del titolo ci porta più verso un viaggio che verso una destinazione, e riflette il lento processo per ridefinirsi.
Trev Elkin, Spectrum Culture

Poem 1
Ana Roxanne (Dr)

Ana Roxanne ha sempre pensato di essere una persona lenta. Quando nel 2023 parlava del seguito del suo debutto Because of a flower, pubblicato nel 2020, diceva di non voler impiegare cinque anni per finirlo. Alla fine ce ne sono voluti sei. Ma Poem 1 dimostra che certi dischi hanno bisogno di tempo per prendere forma. L’album segna un cambiamento nella musica dell’artista statunitense, nata con caratteristiche intersessuali e legata fin dagli esordi a sonorità ambient e spirituali. Se i lavori precedenti sembravano cercare una dimensione fuori dal corpo, tra bordoni elettronici e riverberi, qui Roxanne appare più concreta: seduta al pianoforte, con una voce calda e nitida in primo piano. Brani come Keepsake ricordano le cantautrici degli anni settanta, mentre le composizioni minimaliste costruiscono lentamente un senso di desiderio, fede e trasformazione. I testi evocano ricerca interiore, dolore e redenzione, e sono sostenuti da arrangiamenti essenziali ma potentissimi. Roxanne è una musicista ambient, ma segue lo stesso credo dei primi minimalisti come Terry Riley o La Monte Young: se si tiene premuto un accordo abbastanza a lungo, al suo interno cominciano ad apparire delle forme. Aggiungendo qualche nota, si può far tremare la terra. La forza di Poem 1 sta proprio nella sua capacità di creare un’atmosfera con pochi elementi: un accordo ripetuto, un respiro, il suono distante di un violino. Ana Roxanne riesce così a trasformare musica rarefatta e quasi immobile in qualcosa di profondamente emotivo e fisico.
Jayson Greene, Pitchfork

Johann Michael Bach: Ein orgelbüchlein

Cindy Castillo restituisce a Johann Michael Bach (1648-1694), cugino di secondo grado e suocero di Johann Sebastian Bach, un gruppo di preludi di corale alcuni dei quali erano stati attribuiti al suo illustre genero. Questo album, il cui titolo significa “Un piccolo libro d’organo”, vede sfilare un anno liturgico. È una splendida raccolta che ci permette di vedere il debito di Johann Sebastian verso la sua famiglia, non solo per sapienza tecnica ma anche per idee creative e riferimenti stilistici. Castillo caratterizza tutti questi pezzi brevi sfoggiando l’intera tavolozza timbrica dell’organo di Namur ed evitando esuberanze gratuite: suona con attenzione il suo strumento, con un tocco che le permette di sfoggiarne il canto e una ricchezza agogica che affascina l’ascoltatore, guidandolo in un percorso pieno di emozione.
Paul de Louit, Diapason

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1664 - 8 maggio 2026
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