Cultura Schermi
Terapia di famiglia
Christian Clavier, Baptiste Lecaplain
Francia / Belgio 2024, 91’. In sala

Per liberarsi del nevrotico e invadente paziente Damien (Lecaplain), il famoso psicanalista Olivier (Clavier) lo convince che l’amore è la soluzione di tutti i suoi problemi. Quando Damien si fidanza con sua figlia, Olivier cerca in tutti i modi di sabotare il rapporto. Tra bugie, tiri mancini e manipolazioni questa commedia finisce per sorprendere con il suo equilibrio incredibilmente precario capace di trasformare la realtà in incubo. La formula è resa ancora più instabile grazie ai personaggi secondari tra cui un guaritore (Thomas VDB) e un ipnoterapeuta (Jean-François Cayrey).
Nicolas Didier, Télérama

Deep water. Incubo dagli abissi
Ben Kingsley, Aaron Eckart
Spagna / Stati Uniti / Nuova Zelanda 2026, 106’. In sala

Renny Harlin conferma la propria passione per le esagerazioni. Con il suo nuovo film combina due generi catastrofici e riesce a coreografare alcune sequenze notevoli. Nella prima parte Deep water è un classico film su un disastro aereo. I piloti (Kingsley e Eckart) non possono contenere le intemperanze di un passeggero maleducato, che causano un incendio nella stiva e di conseguenza un ammaraggio in acque infestate da squali. Il film diventa un thriller, non assurdo come Sharknado e teso fino in fondo.
Glenn Kenny, The New York Times

Hokum
Adam Scott, David Wilmot
Irlanda / Emirati Arabi Uniti 2026, 107’. In sala dal 5 agosto
Hokum (dr)

Questo inquietante thriller ambientato in un hotel è l’ennesima prova che l’horror irlandese sta vivendo un momento d’oro. Bauman (Scott) è uno scrittore statunitense, incredibilmente sgradevole, in viaggio verso la locanda irlandese ormai fatiscente dove i suoi genitori trascorsero la luna di miele. Il suo piano è di spargere lì le loro ceneri, e di essere il più sgradevole possibile con chiunque incontri. Ma l’hotel cela alcuni segreti tra cui, si dice, la presenza di una strega che incatena le sue vittime per farle poi divorare, un pezzo dopo l’altro, da mostri infernali. McCarthy, che si è fatto le ossa con l’apprezzato cortometraggio He dies at the end, combina edifici infestati, traumi infantili, folclore e funghi allucinogeni in un mix inebriante. Molti degli elementi messi insieme non sono di per sé originalissimi, ma il regista sovrappone un’atmosfera opprimente (la location è scelta molto bene) a un inquietante design sonoro che gradualmente risucchia l’aria dalla sala, lasciando lo spettatore nervoso e senza fiato.
Wendy Ide, The Observer

Robin Hood. Il prezzo del sangue
Hugh Jackman, Jodie Comer, Bill Skarsgård
Stati Uniti 2026, 123’. In sala dal 12 agosto
Robin Hood. Il prezzo del sangue (dr)

Si può pensare di averne abbastanza di Robin Hood, ma Sarnoski trova nuove sfumature e umanità in questo campione dei luoghi comuni. L’eroe è messo a nudo per rivelare l’uomo fragile e tormentato nascosto dietro il mito. Audace e brutale, ma anche sensibile, è molto lontano dalle calzamaglie di Errol Flynn o dal mullet di Kevin Costner. Ambientato nel 1247 tra aspri e desolati paesaggi della costa celtica, il film è diviso in due parti. Incontriamo Robin (un Jackman al suo meglio) in montagna dove non se la passa troppo bene, arrostisce conigli e uccide un’assalitrice in cerca di vendetta. Non importa che si tratti di una ragazzina. Poi lo ritrova Little John che non vedeva da quindici anni e che ora ha moglie, figli e una nuova identità, per nascondere il suo passato da fuorilegge. John chiede a Robin di aiutarlo a difendersi da altri vendicativi assassini. La seconda parte del film è più delicata, ma non meno avvincente. Ferito e braccato, Robin (sotto falso nome) trova riparo in una remota abbazia dove è accudito da un’amorevole suora (Comer). Se la prima parte è cupa e grigia, questa seconda è vagamente bucolica e calorosa. Però anche la pace dell’abbazia è destinata a essere disturbata da qualcuno in cerca di vendetta. Ma Sarnoski non cade nel banale e il film rimane imprevedibile. Il risultato è un Robin Hood giusto per i nostri tempi: complesso, tormentato e moralmente ambiguo.
Ian Freer, Time Out

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1675 - 24 luglio 2026
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