Già pregusto il momento in cui dirò a mia figlia che, insieme all’_Edipo re _di Pasolini, quest’estate dovrà guardarsi un ciclo di _Temptation Island _(Canale 5). Vedo già nei suoi occhi l’amore per una scuola che finalmente le parla. Il programma – lo sapete anche se fingete il contrario – ruota intorno a coppie in crisi attentate da prestanti single, con il rito del falò dove tutto può crollare. È l’unico show che in Italia inchioda le famiglie con ascolti da finale di calcio. Lo scrittore e insegnante Enrico Galiano ha proposto di usare le scene del reality per parlare ai ragazzi di tossicità nei rapporti. Materiale non manca: il fidanzato che s’infuria se un altro uomo si avvicina, il controllo di telefono, amicizie e uscite come normali abitudini di coppia. La gelosia diventa prova d’amore, il possesso passa per premura, il ricatto per sincerità. In Italia l’educazione sessuo-affettiva non è materia curricolare, e ogni tentativo d’introdurla si scontra con sospetti e fantasmi ideologici. Il paradosso: una parte degli adulti teme che parlare in classe di consenso e rispetto possa turbare la serenità emotiva dei giovani, ma non batte ciglio davanti a ore di umiliazioni in prima serata. Il programma sarebbe invece un efficace cavallo di Troia per una pedagogia più leggera nella forma. E a chi temesse l’effetto contrario, vale la pena ricordare che nemmeno la tragedia greca, pur nella sua indiscussa autorevolezza, invitava a sposare la propria madre. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1675 di Internazionale, a pagina 78. Compra questo numero | Abbonati