I titoli di testa di Camp Miasma. Adolescenza, sesso e morte raccontano la storia di Camp Miasma, uno slasher degli anni ottanta, che dopo aver generato infiniti sequel ed essere diventato un cult, è stato messo in discussione come “classico problematico”, soprattutto per la rappresentazione di personaggi trans e della sessualità adolescenziale. Così i produttori decidono di rilanciare la saga affidandosi a Kris (Hannah Einbinder), “prodigio del Sundance” che s’identifica come persona queer. Un antefatto trattato con grande arguzia, anche perché questa è la traiettoria seguita da molte serie horror di successo come Venerdì 13, per citarne una. La strategia di Kris, consapevole di essere stata ingaggiata per rimediare al difficile rapporto della serie con i personaggi lgbt+, è di trovare Billy (Gillian Anderson, scelta che in parte rende omaggio al suo status di icona queer), che interpretava la ragazza sopravvissuta nel primo film e vive isolata nella proprietà dove è stato girato. L’idea è di convincerla a recitare nel reboot o almeno di ottenere da lei qualche spunto di riflessione. Più che un omaggio al genere slasher, con Camp Miasma. Adolescenza, sesso e morte, la sceneggiatrice e regista Jane Schoenbrun sembra aver firmato un omaggio all’esperienza di amare il genere, o qualsiasi altra cosa che ti abbia formato ma i cui evidenti difetti contrastano con le tue convinzioni.
Alissa Wilkinson, The New York Times
Stati Uniti / Regno Unito / Canada 2026, 106’. In sala
Belgio 2024, 155’. In sala
Affrontando una storia che ricorda il caso del serial killer belga Marc Dutroux, Fabrice Du Welz (anche lui belga) ha realizzato un thriller cupo e avvincente, mettendo a freno la sua indulgenza alla violenza e al formalismo. La storia è raccontata dal punto di vista di Paul Chartier, un giovane poliziotto di Charleroi, vittima di abusi durante l’infanzia, che indaga sulla misteriosa scomparsa di due ragazzine. Con un recidivo nel mirino, s’imbatte presto in gravi lacune del sistema. Convinto delle sue idee, diventa un cacciatore solitario, immergendosi in una ricerca ossessiva per smascherare il capo di una rete di pedofili. Il film è sorprendentemente realistico per come rappresenta la miseria sociale di Charleroi. In questo mondo freddo e fangoso, Chartier lotta come un arcangelo ribelle e masochista. Nei suoi panni Anthony Bajon offre un’interpretazione impressionante, confermando il suo raro talento.
Jacques Morice, Télérama
Francia 2024, 90’. In sala
Il 1 luglio 1965, mentre all’alba i campi di lavanda sprigionano il loro profumo, davanti agli occhi di un coltivatore della Provenza si verifica un “incontro ravvicinato del terzo tipo”. Maurice Masse (Matthias Van Khache) rimane traumatizzato al punto di denunciare ciò che ha visto alla polizia. La storia diventa l’argomento caldo in tutta la città e presto arrivano gionalisti e curiosi da ogni parte per vedere il presunto punto di atterraggio di un disco volante. Filhol non si concentra sugli aspetti più sensazionali e spettacolari della vicenda, gli appassionati di fantascienza possono rivolgersi altrove. Si concentra invece su un dramma umano e intimo tra malinconia e visioni oniriche.
Olivier Delcroix, Le Figaro
Stati Uniti 2026, 115’. In sala
Non esiste forma cinematografica meno necessaria dei remake in live-action di successi dell’animazione digitale. L’ultimo a ricevere questo trattamento è Oceania, la favola ecologica femminista della Disney del 2016 ispirata alla mitologia polinesiana. Per quanto sdolcinato, l’originale impressionava per le sue spettacolari onde oceaniche. Questo remake fedele e privo di fantasia lascia intatto l’originale. La sostituzione degli esseri animati con attori in carne e ossa – veri e propri battaglioni di cantanti e ballerini – riesce solo ad accentuare notevolmente il kitsch folcloristico.
Jonathan Romney, The Observer
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