Cultura Schermi
Un po’ di luce
Misagh Zareh, Sadaf Asgari
Iran / Svizzera / Italia / Canada / Turchia 2026, 87’. In sala
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Un po’ di luce (dr)

La sua licenza è stata revocata, il suo studio è sotto sequestro, la polizia di Teheran gli sta addosso: così il medico Arash ha deciso di togliersi la vita. Comunica con calma la notizia ai fratelli e predispone un piano di cura per i suoi pazienti, i suoi animali domestici e le sue piante. Ma, con il passare delle ore, Arash ripensa ai piccoli momenti che rendono la vita degna di essere vissuta. Ambientato dopo la brutale repressione delle proteste antigovernative dello scorso gennaio in Iran e prima dell’inizio dei bombardamenti statunitensi e israeliani, il film è un’opera attuale e una risposta potente a un’atrocità governativa, un grido di dolore in cui però non mancano sprazzi di umorismo nero.
Wendy Ide, Screen International

Her private hell
Sophie Thatcher
Danimarca 2026, 109’. In sala
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In una città futuristica, Elle raggiunge un hotel che è il set di un’opera diretta dal padre e di cui lei è protagonista. Il luogo assume una dimensione onirica in cui Elle incontra strane presenze. Tra queste, un assassino e un soldato che incarnano miti opposti della paternità: uno predatorio, l’altro protettivo. Il sogno manierista di Winding Refn fa un passo avanti con un cinema ancora più basato sul potere dell’immagine: rallentando l’azione e riducendo al minimo i dialoghi flirta con il feticismo pittorico, affidandosi però esclusivamente all’autoreferenzialità del cinema stesso. E il film diventa una mostra delle visioni dell’autore.
Mathieu Macheret, Le Monde

Mio zio Jens
Peiman Azizpour, Hamza Agoshi
Norvegia 2025, 98’. In sala
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Akam, giovane insegnante di lingue, è arrivato a Oslo da bambino insieme ai genitori del Kurdistan iraniano ed è completamente immerso nella cultura norvegese. Quando una notte bussa alla sua porta un uomo che dice di essere suo zio, Akam non può fare altro che accoglierlo. Eppure c’è qualcosa di strano in quella visita inaspettata. Il film mantiene un delicato equilibrio tra mistero e commedia. Vahabpour (all’esordio) coglie tutte le piccole fratture culturali tra nazionalità, sessi ed età e riesce a raccontare una storia delicata che radica il particolare nell’universale.
Marjorie Baumgarten, The Austin Chronicle

La città dei vivi
Emanuele Maria Di Stefano
Italia 2026, 104’. In sala
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La città dei vivi (dr)

Nel 2016, l’omicidio di Luca Varani, un crimine che si è distinto per la sua assoluta insensatezza, ha innescato un ampio dibattito e ha spinto Nicola Lagioia a scrivere il libro La città dei vivi, che si proponeva d’indagare le circostanze dell’omicidio e onorare la memoria della vittima. È la base del dramma di Gabbriellini, che si concentra sull’ultimo anno di vita di Varani e che, con un approccio molto delicato, fa sì che l’attenzione si concentri poco sugli aspetti scabrosi e degradanti della storia. Ambientato in una Roma più malinconica di quella che siamo abituati a vedere sullo schermo, La città dei vivi non cerca mai di sensazionalizzare il destino di Luca né di attribuirgli un significato più profondo, mostrando invece la tragedia di una vita spezzata prima ancora di cominciare e l’immenso dolore di chi è rimasto.
Hannah Strong, Little White Lies

Beast
Daniel MacPherson, Russell Crowe
Australia 2026, 114’. In sala
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Un licenziamento, una gravidanza, un “fratello” nei guai e i debiti che si accumulano spingono l’ex detenuto ed ex lottatore di arti marziali miste Patton (MacPherson) a rivolgersi al suo allenatore (Crowe, anche coautore della sceneggiatura) per tornare sul ring. Impossibile non fare il tifo per lui. Tyler Atkins dirige l’azione con un unico scopo e sa esattamente cosa vuole il suo pubblico, ma ci sono difetti troppo evidenti per ignorarli (in particolare, i personaggi secondari risultano piatti). Ma non si può neanche ignorare la presenza di Crowe: le scene che condivide con MacPherson dentro e fuori dal ring sono sempre credibili.
Randy Myers, The Mercury News

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1685 - 2 ottobre 2026
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