Che ruolo giocano le scienze sociali nella comprensione di un fenomeno come il genocidio che da tre anni sta avvenendo nella Striscia di Gaza? A giudicare da un libro come questo, un ruolo importante. Lo ha scritto Eyal Weizman, direttore dell’agenzia Forensic architecture, che da più di quindici anni indaga su violenze di stato e violazioni dei diritti umani e che in questo momento raccoglie prove per sostenere il team sudafricano nel procedimento avviato contro Israele presso la Corte internazionale di giustizia dell’Aja. Qui ricorre a geologia, geografia, archeologia, architettura e storia, usa carte, ricostruzioni tridimensionali, analisi del suono e testimonianze. Il primo capitolo (Suolo) narra la vicenda dell’occupazione israeliana a partire dal 1948 concentrandosi su un villaggio palestinese cancellato e diventato kibbutz. Nel secondo (Sottosuolo) il racconto si inabissa per dar conto dello sviluppo della costruzione dei tunnel, cominciata dopo la guerra dei sei giorni del 1967 e continuata fino al 7 ottobre 2023, e dei suoi risvolti economici e militari. Nel terzo (Tabula rasa) la storia raggiunge l’attualità ricostruendo la trasformazione degli ultimi tre anni con le analisi dei tanti “incidenti” che, osservati insieme, delineano un progetto di sradicamento della popolazione mediante la trasformazione dello spazio. Chiaro, innovativo e illuminante. ◆
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Questo articolo è uscito sul numero 1685 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati