A un mese dall’inizio dell’invasione, in Ucraina i fronti sembrano ormai essersi in gran parte stabilizzati e il conflitto si sta trasformando in una guerra di posizione, con entrambi gli schieramenti intenti a consolidare le loro linee. La Russia sta cercando di riorganizzare le sue forze dopo le perdite subite, integrando i rinforzi arrivati dalle regioni dell’estremo oriente, e negli ultimi giorni non ha lanciato nessuna offensiva di rilievo, concentrandosi sul bombardamento a lungo raggio delle città e delle infrastrutture ucraine.

1 Il tentativo di mettere sotto assedio Kiev sembra essere fallito, anche a causa delle azioni di sabotaggio compiute dai lavoratori delle ferrovie bielorusse che hanno ostacolato i rifornimenti delle truppe russe nell’area. L’esercito ucraino ha condotto delle controffensive a nordovest della capitale, allontanando la linea del fronte dalla città.

2 Anche l’ipotesi di un attacco dal mare contro Odessa sembra essere tramontata: le navi da sbarco russe che avrebbero dovuto partecipare all’operazione sono rientrate nel porto di Berdjansk.

3 Ora per la Russia la priorità è ottenere la resa di Mariupol, assediata e sottoposta a continui bombardamenti da più di tre settimane. Recentemente le forze russe sono state affiancate dalle milizie del leader ceceno Ramzan Kadyrov, ma sono riuscite ad avanzare solo fino alla periferia della città e nell’area del porto.

4 Una volta conquistata Mariupol, le forze impegnate nell’assedio potrebbero essere impiegate per lanciare un’offensiva verso nordest e ricongiungersi con le truppe provenienti dall’area di Izjum, in modo da accerchiare le ingenti forze ucraine schierate dal 2014 sul fronte del Donbass. Questo permetterebbe alla Russia di raggiungere almeno una parte dei suoi obiettivi iniziali, offrendole una possibile via d’uscita da un conflitto sempre più gravoso. ◆ Institute for the study of war

Questo articolo è uscito sul numero 1453 di Internazionale, a pagina 26. Compra questo numero | Abbonati