Cultura Suoni
BTS,
ARIRANG
BTS (Big Hit Music)

Il brano più affascinante di ARIRANG è composto quasi interamente da silenzio. Intitolato No. 29, in riferimento al ventinovesimo tesoro nazionale della Corea del Sud, consiste in una registrazione della campana sacra del re Seongdeok. La leggenda racconta che la campana non suonava finché un bambino non venne sacrificato nel bronzo, e che il suo rintocco somiglia a un’antica parola che significa madre. In questo senso, i BTS ricordano simbolicamente quel sacrificio, offrendo se stessi alla propria nazione. Più concretamente, rappresentano una forza centrale del soft power coreano, capaci di esportare cultura e immagine del paese nel mondo. ARIRANG, primo album dopo quattro anni segnati dalla leva obbligatoria, coincide con un grande concerto trasmesso su Netflix e sostenuto anche dal presidente Lee Jae-myung. Sul piano musicale, però, il disco risulta spesso generico: un pop globale influenzato dall’occidente e costruito con numerosi collaboratori internazionali, tra cui Diplo. Le tracce mescolano rap e pop senza grande convinzione, con produzioni poco incisive e un uso pesante dell’autotune. Alcuni momenti funzionano – come Hooligan o piccoli dettagli sonori – ma prevale una sensazione di meccanicità. La seconda parte è più accessibile ma altrettanto piatta. Ballate come NORMAL e Like animals mancano di autentico trasporto emotivo. Solo Body to body affronta davvero il tema dell’identità coreana, citando il tradizionale Arirang, una canzone folk spesso considerata l’inno non ufficiale del paese. Tuttavia, anche questo richiamo appare del tutto svuotato: più che orgoglio, emerge un senso di vuoto. Con aspettative enormi e pressioni globali, ARIRANG suona più come un segnale di crisi che come un vero trionfo.
Joshua Minsoo Kim, Pitchfork

Girlfriend
Grace Ives (Maddie Rottman)

Sono passati tre anni dal secondo album di Grace Ives, intitolato Janky star, che ha ricevuto ottime recensioni da parte della critica. Da allora la cantautrice newyorchese ha affrontato un periodo di evoluzione e cambiamento personale che ha influito sul suo processo creativo. Girlfriend è pieno di luce ed energia e le qualità dei lavori precedenti sono confermate, ma acquistano nuove prospettive. “Sono passata dalla fuga all’esplorazione”, come afferma lei stessa. L’album è un’esperienza pop unitaria, in cui la musicista riesce a gestire momenti pacati ed esplosioni elettroniche da stadio, anche all’interno dello stesso brano, come succede in My mans. Il finale con Stupid bitches, ambizioso e dinamico, è perfetto per chiudere un disco pop divertente che non fugge mai da domande più difficili. Un ritorno stellare.
Robin Murray, Clash

72 preludes: Chopin, Skrjabin, Yashiro
Mao Fujita: piano sony classical

L’ambizioso progetto di Mao Fujita affianca i preludi di Chopin a quelli di Skrjabin e a un’ulteriore serie di 24 preludi del compositore Akio Yashiro (1929-1976), che stabilisce parallelismi tonali e strutturali con le prime due raccolte, pur abbracciando un’atmosfera tipicamente giapponese. Il carattere dei preludi op. 28 di Chopin cambia notevolmente a seconda delle scelte di tempo, dinamica e fraseggio da parte dell’interprete. Fujita è in equilibrio tra asciutta secchezza e ampiezza quasi orchestrale, con un’aggiunta d’introspezione. I preludi op. 11 di Skrjabin sono concepiti in modo analogo, ma mettono in luce altre qualità del pianista giapponese, in particolare il suo raffinato virtuosismo. Chiunque cerchi un’opera che combini musica già nota con qualcosa di più avventuroso apprezzerà i preludi di Akio Yashiro: mantengono un impianto tonale sufficiente a risultare accessibili, ma incorporano anche passaggi atonali. Fujita ha consultato i manoscritti originali dell’autore e questo studio, unito alla sua intelligenza artistica, dà vita a un’interpretazione davvero coinvolgente.
Azusa Ueno, The Classic Review

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1658 - 27 marzo 2026
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