Una sconfitta devastante per il governo italiano, un trionfo per l’opposizione politica e sociale di sinistra: il referendum è stato molto di più di una semplice votazione sulla riforma del sistema giudiziario imposta dalla destra. È stato un voto che potrebbe portare a un cambio di rotta nella politica italiana dei prossimi anni.

Finora, la postfascista Giorgia Meloni ha coltivato una doppia immagine, Si è presentata come una “donna del popolo”, che parla il linguaggio della gente comune e nulla ha a che spartire con la “casta dei politici”, e che proprio per questo motivo era circondata da un’aura di invincibilità. Del resto ha portato il suo partito postfascista, Fratelli d’Italia, ad avere il 26 per cento dei voti alle elezioni legislative del 2022.

I fattori determinanti

Meloni ha interpretato il consenso come una sorta di via libera per porre finalmente un freno a giudici e pubblici ministeri con la sua riforma della magistratura. Ma questa riforma non ci sarà perché il 53,7 per cento degli italiani ha votato no. Il popolo ha riservato un atteggiamento freddo alla “donna del popolo”. La sua invincibilità è sparita.

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◆ Il 24 marzo 2026 Andrea Delmastro Delle Vedove e Giusi Bartolozzi, rispettivamente sottosegretario alla giustizia e capa di gabinetto dello stesso ministero, hanno dato le dimissioni su richiesta della presidente del consiglio Giorgia Meloni. Il primo perché era entrato in società con la figlia di un prestanome del clan Senese, Bartolozzi perché durante la campagna referendaria aveva definito i magistrati “un plotone di esecuzione” da togliere di mezzo votando sì al referendum. Askanews


Se una vittoria al referendum sarebbe stata interpretata come garanzia di un trionfo alle politiche del 2027, la sconfitta lascia Meloni alle prese con una serie di interrogativi importanti, anche rispetto al progetto di eleggere nel 2029 un presidente della repubblica gradito alla destra o magari di candidarsi lei stessa a quella carica.

Per la prima volta da decenni, la sinistra italiana può celebrare un vero successo. Non è un caso che le strade si siano riempite di migliaia di sostenitori esultanti, dai diciottenni che hanno votato per la prima volta – e che per “più del 60 per cento hanno votato no – ai veterani della sinistra ormai attempati. Le forze di centro-sinistra italiane possono ora attingere al capitale politico accumulato grazie alla campagna referendaria chiaramente vinta, con solide possibilità di successo per le elezioni parlamentari del 2027.

Due sono stati i fattori determinanti per questa vittoria dell’opposizione. Il primo è stato il coraggio di provarci. Se alla fine del 2025 sembrava rassegnata a perdere per l’ennesima volta contro l’imbattibile Meloni, negli ultimi due mesi ha ritrovato la speranza. I suoi leader, con in testa la segretaria del Partito democratico Elly Schlein, sono stati instancabili e hanno percorso tutto l’Italia organizzando centinaia di manifestazioni.

Il secondo fattore è stato l’unità, che i partiti d’opposizione non mostravano da tempo. Nella campagna referendaria il Movimento 5 stelle e l’Alleanza Verdi-Sinistra si sono impegnati tanto quanto il Partito democratico. Questi partiti sono stati sostenuti dall’attivismo di numerose organizzazioni della società civile, dalla Cgil, la principale confederazione sindacale italiana, alla rete antimafia Libera, passando per le associazioni ambientaliste.

Le forze di centrosinistra italiane possono attingere al capitale politico accumulato grazie alla netta vittoria nella campagna referendaria, con buone possibilità di sconfiggere la destra italiana anche alle elezioni parlamentari del 2027. ◆ sk

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Questo articolo è uscito sul numero 1658 di Internazionale, a pagina 42. Compra questo numero | Abbonati