Cultura Schermi
È l’ultima battuta?
Will Arnett, Laura Dern
Stati Uniti 2025, 121’. In sala

Il terzo film diretto da Bradley Cooper è più essenziale, crudo, aperto e vulnerabile dei precedenti. Tutti e tre i film parlano di artisti e performer, ma a differenza da A star is born e Maestro, questa commedia su un padre depresso sull’orlo del divorzio che trova nuovi significati nella stand up comedy e liberamente ispirata alla vita del comico britannico John Bishop, è piacevolmente informale e intima. Ed è anche molto divertente. Will Arnett è fantastico nei panni di Alex, un uomo di mezza età un po’ trasandato il cui matrimonio con Tess (eccellente Laura Dern) è ormai in crisi. Il suo incontro con la stand up è casuale. Dopo qualche incertezza, strappa qualche risata. Abbastanza per far scoccare la scintilla. La sua comicità non è convenzionale, ma divagante, sconclusionata e arguta. Come la sceneggiatura del film, scritta da Cooper (che appare in un piccolo, memorabile ruolo), Arnett e Mark Chappell: semplice e piacevole conquista poco alla volta.
Wendy Ide, The Observer

Lo straniero
Benjamin Voisin, Pierre Lottin
Francia / Belgio / Marocco 2025, 120’. In sala
Lo straniero (dr)

Al contrario del fedele adattamento realizzato da Luchino Visconti nel 1967, Ozon offre una versione aggiornata, intelligente e sensibile del romanzo di Albert Camus, su cui aleggia un’eco del razzismo persistente nella storia recente, inserendo dettagli e reinterpretazioni che aggiungono una dimensione politica al concetto di “straniero” senza alleggerirne il peso filosofico. Abituato a esplorare le torbide profondità dei suoi personaggi, Ozon infonde a Meursault (Voisin) un’ambiguità misteriosa e con una straordinaria fotografia in bianco e nero, ricca di ombre ma anche di luci accecanti, il regista trasforma il romanzo in un film di radiosa sensualità. Il cast è composto da attori impeccabili di cui Ozon enfatizza la presenza fisica sullo schermo.
Boris Bastide, Le Monde

Lo sguardo di Emma
Lila Gueneau
Svizzera / Francia / Belgio 2025, 98’. In sala

Rivisitare il passato per parlare del presente, gettare luce su una realtà storica per mostrare che oggi, purtroppo, non tutto è cambiato. Nel film di Marie-Elsa Sgualdo, Emma è una ragazza riservata e devota che lavora come domestica nella casa del pastore in un piccolo paese tra le montagne del Giura, ma aspira a seguire un corso per infermiera e andarsene. Proprio a casa del pastore conosce un giornalista da cui rimane affascinata e che finirà per violentarla. La scena dello stupro è realizzata in modo potente e implacabile. E la violenza suona come una condanna per Emma, destinata a rimanere intrappolata dal determinismo sociale che la costringerà al ruolo di serva prima e di moglie sottomessa poi. La forza del film risiede in più aspetti. Si addentra in una società patriarcale che ha imposto pregiudizi ancora tristemente radicati. L’ambientazione durante la seconda guerra mondiale, poi, amplia la prospettiva, includendo il trattamento disumano riservato agli oppressi e ai migranti in tempo di guerra. Infine c’è l’approccio estetico di Sgualdo, con la sua macchina da presa fluida, mai invadente, sempre alla giusta distanza.
Stéphane Gobbo, Le Temps

The drama
Zendaya, Robert Pattinson
Stati Uniti 2026, 105’. In sala
The drama (dr)

Quanto bisogna rivelare del proprio passato al promesso sposo prima del grande giorno? Questa domanda innesca il gioco al centro di questo film artificioso ma divertente, ricco di spunti e di tensione sulla storia d’amore tra Charlie (Pattinson) ed Emma (Zendaya) completamente ribaltata da una rivelazione sul passato della ragazza. Una satira europea sulle aspirazioni borghesi statunitensi che vuole colpire e fare male, nello spirito di Forza maggiore di Ruben Östlund. Borgli gioca con i cliché della rom-com, imponendo stilemi da horror psicologico. Non facciamo spoiler. Diciamo però che The drama ha lo stile pungente, ingegnoso e di cattivo gusto del suo precedente film, Dream scenario. Mantiene ogni promessa offrendo una provocazione, una brillante riflessione sull’indignazione, e un crollo psicologico molto ben articolato.
Peter Bradshaw, The Guardian

Altro da questo numero
1659 - 3 aprile 2026
Abbonati a Internazionale per leggere l’articolo.
Gli abbonati hanno accesso a tutti gli articoli, i video e i reportage pubblicati sul sito.