La crisi finanziaria del 2007-2008 è stata una storia di credito ai soggetti sbagliati: le banche prestavano a famiglie che volevano comprare casa ma erano a rischio d’insolvenza, poi i mutui venivano trasformati in titoli derivati all’apparenza sicuri. Il rischio però non era sparito, era solo nascosto molto bene, e il calo dei prezzi immobiliari ha fatto crollare la piramide di debiti. Così negli Stati Uniti e nel resto del mondo è stato imposto alle banche l’obbligo di conservare più capitale, in modo da affrontare perdite senza chiedere aiuto allo stato. Il problema è che il credito rischioso e con poche garanzie si è spostato fuori dal sistema bancario, ed è stato pronto a finanziare settori innovativi che le banche tradizionali consideravano troppo incerti. Dal 2015 al 2025 il “credito privato” fornito da soggetti non bancari ad aziende che vendono servizi informatici è passato da otto a 500 miliardi di dollari. Cosa potrà mai andare storto in un settore che macina utili ogni anno e offre servizi necessari a quasi tutte le aziende? L’intelligenza artificiale. Molti di questi servizi sono o saranno a breve inutili, o comunque venduti da aziende diverse che personalizzano ChatGpt o Claude. E tutti quei miliardi prestati con poche garanzie? La piramide sta crollando di nuovo. Vedremo presto con quali conseguenze. ◆
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Questo articolo è uscito sul numero 1659 di Internazionale, a pagina 94. Compra questo numero | Abbonati





