Hannah Cole è una commerciante nella Londra del settecento e lotta per tenere a galla la sua vendita di dolciumi. Suo marito Jonas è stato assassinato e scopriamo presto che non solo il celebre scrittore e magistrato Henry Fielding sta indagando sulla sua morte ma che Hannah è, in realtà, l’assassina. L’unico che potrebbe salvarle la vita è William Devereux, amico del defunto marito. È lui a suggerirle di tentare la fortuna preparando una nuova prelibatezza destinata alla nobiltà: il gelato. Hannah, inoltre, lo coinvolge nel tentativo di depistare Fielding riguardo all’indagine sull’omicidio del marito. Solo che anche William non è quel che sembra. È un truffatore seriale che seduce ricche vedove per poi abbandonarle con il cuore spezzato e le tasche vuote. Le premesse sono quelle di un romanzo di suspense la cui raffinatezza richiama l’eleganza, l’inventiva, lo spirito e la spietatezza che caratterizzavano gli artigiani (e le artigiane) dell’età georgiana.
Amanda Craig, The Spectator
Maurice Bailey, un timido tipografo di Derby sopravvissuto a un’infanzia infelice, conobbe l’amore a trent’anni, quando nel 1963 sposò Maralyn Harrison. Quasi dieci anni dopo, in un’epoca in cui la Gran Bretagna aveva eletto un primo ministro velista, Ted Heath, i Bailey lasciarono il loro bungalow nel Lake District per salpare insieme verso la Nuova Zelanda. Il loro viaggio non nacque da un impulso improvviso. Nei cinque anni precedenti avevano costruito con le proprie mani la barca, battezzandola Auralyn, fusione dei loro nomi e forse, per loro, la cosa più vicina all’essere genitori. La loro meticolosa preparazione si rivelò preziosa anche dopo il passaggio del canale di Panamá, quando lo scafo dell’Auralyn fu distrutto dall’impatto con una balena emersa all’improvviso. I Bailey riuscirono così a sopravvivere per quasi quattro mesi su un canotto di gomma prima che, ormai in fin di vita, li recuperasse un peschereccio sudcoreano. Sophie Elmhirst, giornalista specializzata in raffinati e approfonditissimi reportage, mette al servizio di questa storia realmente accaduta tutta la sua cura per il dettaglio. Il risultato è un libro avvincente su un naufragio, ma anche uno dei racconti più profondi e intelligenti sul matrimonio, “nella buona e nella cattiva sorte”, che possa capitare di leggere.
Tim Adams, The Guardian
Nel 1983, lo zio di Becks muore agli albori dell’epidemia di aids, lasciandole una pila di floppy disk contenenti un videogioco che non è riuscito a finire di progettare. Per Becks, che si sente sempre più distante dalla sua migliore amica mentre cerca di comprendere la propria identità queer, quel gioco incompiuto rappresenta un legame con qualcuno che la comprende davvero, anche se lei non possiede ancora le capacità necessarie per completarlo. Nel 2586, Yesiko, comandante dell’astronave Babylon, accoglie a bordo tre nuovi passeggeri nella speranza che possano aiutarla a saldare un debito e a finanziare una cura per Root, un componente dell’equipaggio e zio acquisito, che sta lentamente morendo. Alla fine degli anni settanta del ventunesimo secolo, la scienziata Tamar Portman scrive email a un’ex compagna di dottorato sulle questioni etiche sollevate dallo sviluppo di robot destinati ad aiutare gli esseri umani a sopravvivere su altri pianeti. Devo ammettere di essere piuttosto scettica nei confronti dei romanzi costruiti su più linee narrative. Verso casa è uno di quei rari libri che sono riusciti a farmi superare questa stanchezza. Se all’inizio mi sentivo soprattutto coinvolta dal mondo di Becks, perché mi era il più familiare, ben presto è accaduto lo stesso con quelli delle altre protagoniste. In un momento storico in cui mi ritrovo a leggere per evadere, Verso casa mi ha fatto venire voglia di restare in questo mondo.
Sara Polsky, The Brooklyn Rail
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